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ZECCHINELLI Giovanni Maria

ZECCHINELLI Giovanni Maria

Giovanni Maria Zecchinelli (medico italiano, 1776-1841).
Tra i vari titoli ed incarichi, fu membro dell'I.R. Direzione di Polizia medica presso l’Università di Padova, pubblico Ripetitore della cattedra di Patologia, Nosologia, Medicina legale ed Igiene pubblica, membro dell’I.R. Accademia di scienze, lettere ed arti e Reale Ispettore Generale delle Terme Euganee ad Abano Terme (a lui si deve il grande sviluppo ed ammodernamento dei bagni termali del circondario euganeo ed il saggio sui benefici delle acque termali che pubblicherà nel 1835 sotto il titolo “Saggio sull'uso medico delle terme padovane”).
Ebbe influenza sulla formazione del nipote Giuseppe Luigi Gianelli (1799 – 1872), iscrittosi al corso di Medicina presso l’Università di Padova.
Ebbe sempre a cuore la Medicina e soprattutto la formazione dei giovani medici: essi dovevano dedicarsi all’esercizio di tale arte senza avere alcuna distrazione e la medicina stessa doveva essere regolamentata di modo da poter essere valido strumento per la salute pubblica.
Zecchinelli debuttò in letteratura con la pubblicazione di uno studio epidemiologico sulle “Ricerche sull'indole e sulla cura della febbre gialla” (2 ed. in ital., di cui la 1^ a Padova, presso la Stamperia del Seminario, Niccolò Bettinelli, 1805). Nell'agosto 1804 una grave epidemia di febbre gialla aveva colpito Livorno e su di essa aveva voluto approfondirsi lo stesso Zecchinelli. Insieme ad altri medici del suo tempo, intuì che le zone umide e salmastre dei litorali potessero favorire la nascita dell’epidemia di quella che nel 1750 Hughes aveva chiamato “febbre gialla” (denominata anche “febbre delle Antille” dalle prime segnalazioni che di essa aveva date nel 1635 il gesuita Raymond Bréton). Nel merito, il suo trattato, oltre che un’analisi dei vari casi registratisi in Italia, la sua origine americana e le cause climatiche favorevoli alla sua nascita ed al suo sviluppo, suggerisce diversi rimedi e ricette (tra cui i bagni caldi, la china-china, l’oppio, ecc.).
E’ conosciuto per la sua disquisizione “Delle dottrine sulla struttura e sulle funzioni del cuore e delle arterie che imparò per la prima volta in Padova Guglielmo Harvey da Eustachio Rudio: e come esse lo guidarono direttamente a studiare, conoscere e dimostrare la circolazione del sangue” (Padova, 1838, attualmente in Annali universali di medicina, 1839, serie 1, vol. 89, Fasc. 265), pubblicata in occasione dell’incoronazione a Milano di S.M.I.R.A. Ferdinando I. In essa G.M. Zecchinelli reclamava espressamente la gloria tributata dagli inglesi a William Harvey (1578 – 1657) ai medici italiani che lo avevano formato, tra i quali il medico bellunese Eustachio Rudio (1548 – 1612). Affermava che a W. Harvey, il quale nei suoi scritti non aveva più fatto menzione del nome del suo maestro Rudio, non spettasse alcun merito. Naturalmente Zecchinelli alludeva anche al fatto che lo stesso Rudio avesse avuto l’opportunità di avviare Harvey anche alla lettura delle opere di Andrea Cesalpino (1519 – 1603), di Michele Serveto (1511 – 1553), di Matteo Realdo Colombo (1516 – 1559) e di Giulio Cesare Aranzi (1530 – 1589).
La polemica e tale disquisizione (che traduce in “On the Doctrines respecting the Structure and Functions af the Heart and Arteries, first learned from Eustachio Rudio by William Harvey, and which were his direct guide to the study, recognition, and demonstration of the Circulation of the Blood. A dissertation by Giovanni Maria Zecchinelli.”, Padua, 1838) non verrà sottaciuta da John Forbes (The British and Medical Review..., 1840, p. I – art. XVI), il quale però si asterrà dal rendere un giudizio netto e finale, limitandosi a far rilevare come E. Rudio sia giunto a Padova un anno dopo W. Harvey. Anche se ciò non significava che il Rudio non abbia potuto avere Harvey come allievo.
Lo storico Giacomo Barzellotti (1844 – 1917), dal canto suo, non sarebbe stato d’accordo con le citate affermazioni dello Zecchinelli asserendo che il Rudio non avesse avuto alcun merito che invece andava riconosciuto tutto ai suoi predecessori, sui testi dei quali aveva studiato.
Ma, scendendo più nel particolare, quella dello Zecchinelli non era stata una cieca ed acritica difesa del Rudio. Anch’egli, dopo aver riconosciuto al Rudio qualche merito, tra cui quello di aver affermato che le valvole cardiache si aprissero e si chiudessero per dar passaggio al sangue ed impedirne il ritorno, ebbe ad aggiungere che tale funzione era già stata indagata, una ventina di anni prima, dal Cesalpino, rispetto al quale il Rudio stesso non aveva uguali conoscenze mediche nel campo della circolazione cardiaca (ad es. la media e grande circolazione). O almeno, concludeva, ciò è quello che appariva dalle sue opere. Quindi anche per lo Zecchinelli la gloria da attribuire al Rudio sarebbe stata ben poca.
Un episodio curioso riguarda la collocazione della V vertebra lombare di Galileo Galilei, per la quale lo Zecchinelli, appoggiando la richiesta già avanzata in una lettera dal collega Domenico Thiene (1767–1844), chiese che venisse collocata accanto ad alcuni strumenti e documenti del Galilei, presso l’Università patavina, Palazzo del Bo.
Vogliamo qui ricordare le principali e più diffuse sue opere:
-“Ricerche sull'indole e sulla cura della febbre gialla” (2 ed. in ital., 1805);
-“Discorso sull'uso della mano destra a preferenze della sinistra” (5 ediz. pubbl. in ital., 1815);
-“Progetto per un regolamento delle condotte mediche tendente a procurare una sistemazione dell’esercizio della medicina pratica, ed a costituire i medici organi utilissimi della pubblica salute che presenta al pubblico il Dottor Giovanni M.a Zecchinelli” (1815);
-“Alcune riflessioni sanitario-politiche sulla pellagra” (3 ed., 1818);
-“Sulle rotture del cuore” - memoria di Gio. Maria Zecchinelli (2 ed., 1824);
-“Saggio sull'uso medico delle terme padovane” (2 ed., 1835);
-“Sul cholera che si mostrò in Padova nei mesi di Ottobre, Novembre, Dicembre 1835 e Gennajo 1836” (3 ed., 1835-1836);
-“Ricerche sugl'influenti, le malattie popolari di nuova irruzione, con appendice sullo studio delle epidemie necessario ai medici giovani nella occasione di malattie nuove diffuse nelle popolazioni; seguito ad alcuni cenni sulla malattia dominante in Padova nel MDCCCXXXV-MDCCCXXXVI” (2 ed. in ital., 1837);
-“Delle dottrine sulla struttura e sulle funzioni del cuore e delle arterie: che imparò per la prima volta in Padova, Guglielmo Harvey da Eustachio Rudio, e come esse lo guidarono direttamente a studiare, conoscere e dimostrare la circolazione del sangue” (unica ed. in ital., 1838);
-“Sulla angina del petto e sulle morti repentine” - considerazioni di Gio. Maria Zecchinelli (4 ed., 1839).