Crea sito

Elvio Vindiciano

 ESCAPE='HTML'

VINDICIANO Elvio

Elvio Vindiciano (medico e scrittore romano, IV sec. d.C.).
Il suo nome è stato spesso erroneamente indicato in “Afro Aviano Vindiciano” (in latino Avianus Vindicianus Afer).
Attivo a Cartagine, fu celebrato quale medico da Sant’Agostino, il quale lo convinse a rinunciare alle sue convinzioni astrologiche. Maestro di Teodoro Prisciano, Vindiciano fu anche uno scrittore bilingue del IV secolo d.C..
Di origine africana, si ritiene sia stato anche proconsole d’Africa negli anni dal 379 al 382 d.C., periodo in cui ebbe modo di conoscere personalmente Sant’Agostino. Tanto da premiarlo con la corona agonistica che pose sul suo capo allorché questi prese parte ad un concorso per un carmen theatricum, riuscendone vincitore. Le “Confessioni” del giovane Agostino costituiscono un’importante fonte per una corretta datazione della sua esistenza.
Fu medico di corte, molto probabilmente sotto l’imperatore Valentiniano I. Ciò significa che – almeno una parte della sua esistenza – la passò lontano dalla sua Africa, precisamente a Treviri, residenza imperiale di Valentiniano I, poco prima di diventare proconsole d’Africa. Una sua menzione la possiamo infatti rintracciare in un rescritto (Rescriptum principis) che venne promulgato nella stessa città il 14 settembre 379, quando il famoso poeta Ausonio era console. Pare che fosse stato destinatario di una costituzione imperiale sui privilegi dei medici e dei loro eredi.
Cassio Felice, nel citarlo due volte, lo chiama sempre “Vindicianus Afer”, senza il gentilizio “Avianus”: il che lascia almeno supporre l'esistenza all’epoca di altri Vindiciani non oriundi della stessa provincia africana. Questa è una delle ragioni che spinge alcuni studiosi a ritenere altra persona il Vindiciano di un rescritto degli imperatori Valentiniano, Valente e Graziano del 378 (C. Th. X, 19, 9), diretto ad Vindicianum v. c. vicarium. Questo Vindiciano fu probabilmente proprio l’Aviano Vindiciano che fu consolare e vicario di Roma (tra i vicari Doriforiano ed Aquilino, del quale lo possiamo anzi ritenere predecessore) e consularis Campaniae fra il 370 ed il 378 d.C.. [C. X, 1683 == I. N. 2613 = Pratilli, 79 (Puteoli) : Avianius Vindicianus v(ir) c(larissimus) cons(olaris) Camp(aniae) curanti].
Dei suoi trattati - influenzati dalla medicina greca - ci restano solo pochi frammenti di argomento anatomico e ginecologico, probabilmente rimaneggiati in epoca medievale. Tradusse anche alcune opere di Ippocrate. Poco altro ci rimane delle sue opere: un’epistola di argomento medico intitolata Epistula comitis archiatrorum (indirizzata all’imperatore Valentiniano I), databile tra il 371 ed il 375 d.C.,  cioè tra la nascita di Valentiniano II e la morte di Valentiniano I, in cui si presenta all’imperatore Valentiniano come il capo dei medici di corte (ad Valentinianum imperatorem Vindicianus comes archiatrorum) ed un’altra epistola, anch’essa di argomento medico, indirizzata allo zio Pentadio (Vindiciano, Epistula ad Pentadium); entrambe queste epistole costituivano la prefazione di trattati andati oramai perduti (la prima epistola probabilmente costituiva la dedica al trattato dal titolo De experis remediis, che viene citato da  Cassio Felice nel suo De medicina).
Un cenno all’Epistola all’imperatore Valentiniano lo troviamo nella “ROL. MAR. IOANNI FRATRI S. EPISTOLA XLII” - Fabri Pibracij laudat tetrasticha: simul de gnomologis Graecis, et Latinis agit. :
“…huius argumenti Latinis versibus exprressum habemus. quae licet pleraque vix satis Latina sint, nec vbique sensum valde exquisitum habeant, aliquando etiam obscurum, tamen non sunt indigna pueris praelegi, praesertim cum antiqua sint, vt quorum meminerit Vindicianus Comes Archiatrorum in epistola ad Imperatorem Valentinianum. Catonis vero nomen praetulisse ea de causa arbitror, quod qui sapientes habebantur, vulgo Catones appellarentur: vnde est illud, Tertius e caelo cecidit Cato. Sed vt ad nostrum Pibracium reuertamur. is sane hoc opere paraenetico multum verae laudis meruit; cui, vt dixi, haud scio, num par vllum apud veteres in eo genere fuerit: certe nihil simile vulgari aliqua lingua scriptum hodie reperiri indubitatum est: cum quae de moribus praecepta versibus mandauit, non tam ex antiquorum lectione, quam ex vsu, atque experientia optima magister hauserit: vir non in vmbra educatus, sed qui in puluerem, atque solem exierat, magnisque in rebus versatus fuerat: non tantum in iure dicundo aequitatis laude conspicuus, sed etiam in obeundis apud exteras nationes legationibus, industriâ, et prudentiâ clarus.”.(da Epist. Roland Desmarets)
Riportiamo qui il testo di un’epistola di Sant’Agostino, in cui si parla di Vindiciano:
“Vindicianus de medicinarum diversitate. 1. 3. Nam magnus ille nostrorum temporum medicus Vindicianus, consultus a quodam, dolori eius adhiberi iussit quod in tempore congruere videbatur; adhibitum sanitas consecuta est. Deinde post annos aliquot eadem rursus corporis causa commota, hoc idem ille putavit adhibendum; adhibitum vertit in peius. Miratus recurrit ad medicum, indicat factum: at ille ut erat acerrimus, ita respondit: Ideo male acceptus es, quia ego non iussi; ut omnes qui audissent, parumque hominem nossent non eum arte medicinali fidere, sed nescio qua illicita potentia putarent. Unde cum esset a quibusdam postea stupentibus interrogatus, aperuit quod non intellexerant, videlicet illi aetati iam non hoc se fuisse iussurum. Tantum igitur valet ratione atque artibus non mutatis, quid secundum eas sit pro temporum varietate mutandum.”
“Risposta di Vindiciano sulla diversità delle medicine. 1. 3. Vindiciano, famoso medico dei nostri tempi, consultato da un paziente, gli ordinò di applicare alla parte dolente la medicina che pareva opportuna per la circostanza. Quello l'applicò e guarì. Trascorsi alcuni anni e apparsa la stessa infermità fisica, il paziente credette di dover usare la stessa prescrizione medica; la usò, ma peggiorò. Meravigliato, ricorse al medico e gli spiegò il fatto; ma egli, acuto com'era, gli rispose: " Ti sei conciato male perché non sono stato io a prescriverti questa medicina ", talché gli astanti che l'udirono e lo conoscevano poco, credettero facesse meno assegnamento nell'arte medica che in non so quale diabolica virtù. Quando perciò alcuni, stupiti, più tardi lo interrogarono, spiegò loro ciò che non avevano capito, che cioè ormai non avrebbe più suggerito quel rimedio a un'età diversa. Tanta importanza ha dunque il dover cambiare le cose secondo le varie epoche, senza che mutino i criteri fondamentali e i precetti delle arti.” (Rif. EP 138,1.3) (NBA L_139_001_003)
Presso la St. Gallen, Stiftsbibliothek, sono conservate tre pergamene dell’Epistola di Vindiciano ad Pentadium (Cod. Sang. 44, intorno al 780, Cod. Sang. 751 della 2^ metà del IX secolo e Cod. Sang. 762, miscellaneo, verso l’800), che la riportano rispettivamente:
“Incipit: Vindicanus Petadio nepoti suo salutem. Licet scire te, karissime nepus, graecis litteris eruditum” (Explicit: dedi maiora postea nosciturus).
“Incipit: Dilectissimo Pentadio nepoti suo salutem. Licet sciam disciplinam, dilectissimi filioli” (Explicit: nigra colera in hieme).
“Incipit: Vìndicianus dilectissimo Pentadio nepote suo salutem. Licet sciam te, carissime, litteris grecis et latinis te esse eruditum” (Explicit: et egrotum ad sanitatem perducitur).
Il Cod. Sang. 44 riporta poi un’Epitome altera (Incipit: Quibus articulis, quibus commissuris, quibus ossibus, venis vel nervis vel compagibus membrorum ommum); mentre il Cod. Sang. 751 della seconda metà del sec. IX riporta in pergamena un Compendio di 39 testi medici tra i quali: Vindicianus , Gynaecia (Incipit: Professa officia nostra, nam in expontibus omnibus quattuor esse oportet. Explicit: quamdiu spiritus in suo reget corpore); Vindicianus , Gynaecia, exc. (Incipit: aut qualiter conpagine in utero matris suae aut quomodo numero sunt ossa hominis, interrotto).
I Gynaecia di Vindiciano fu un trattato molto popolare nel Medioevo (secondo Langslow "uno dei testi standard di anatomia e fisiologia del periodo che precedette la scuola salernitana"). Questa fu la ragione per cui inizialmente ne furono fatte molte copie, tanto che il testo del Gynaecia è stato trasmesso in 13 manoscritti, che sono notevolmente divergenti per quanto riguarda la portata e la formulazione e nella maggior parte dei casi molto mal copiati. Oltre a questi manoscritti, ne esistono poi altri il cui contenuto viene messo in relazione al Gynaecia e che vengono, pertanto, anch’essi attribuiti a Vindiciano.
Molti di questi presentano commenti, annotazioni ed osservazioni per spiegare il testo, aggiunti da lettori occasionali come medici e studenti oppure direttamente dagli scribi nei monasteri. Tra tutti questi, il testo più affidabile sembra essere quello del Codex Monacensis del XII sec. (che contiene anche la sezione sulla concezione  e l'embriologia). Altri testi sono: il Parisinus 11218 (VIII/IX sec.) – il Parisinus 4883 (IX sec.) – il Casinensis (X sec.) – il Codices Sangallensis (X sec.) e quello Laurentianus (XI sec.).
Il nome di Vindiciano viene menzionato nel Codice Teodosiano (Cod. Theod 10,19,9: AD 378; 13,3,12:. 379).
Teodoro Prisciano, scolaro di Vindiciano, così parla del suo maestro: “qui nunc orbe toto Vindicianus celebratur”.