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TREBIO NIGRO

Trebio Nigro (in latino Trebius Niger) (scrittore e naturalista romano, II sec. a.C.).
Compagno di Lucio Lucullo, proconsole e governatore della Hispania Betica, scrisse un trattato dal titolo “De piscium natura”, non sopravvissuto, dal cui contenuto trasse spunto Plinio il Vecchio per la sua Naturalis Historia come fonte di lavoro (9, 25, 41, § 80, 9, 30, 48, § 89, 10, 18, 20, § 40, 32, 2, 6, § 15).
Questo Lucio Lucullo, di cui troviamo tracce in Plinio, lo si potrebbe identificare col militare romano Sallustio Lucullo; tracce di L. Lucullo le troviamo ancora in Cicerone, Difesa di Archia, 11:”...et in beneficiis ad aerarium delatus est a L. Lucullo pro consule”. In effetti, mancando un preciso punto di riferimento storico, L. Licinio Lucullo potrebbe essere il proconsole romano che nel 150 a.C. ca. combatté contro i Lusitani (anche se a quel tempo la provincia romana si chiamava "Hispania Ulteriore") lungi dal riferirci a qualche proconsole omonimo in epoca antecristiana più recente.
Dell’opera di Trebio Negro citata da Plinio parla anche Federico Cavriani (1762 – 1833) nell’opera “Delle scienze lettere ed arti dei romani di federico cavriani - vol. I”, Caranenti, 1822): “Un trattato De piscium natura scrisse Trebio Nigro, e tanti altri mentovati da Quintiliano e da Plinio. (intendi: scrissero di arti)”.
Tale opera, insieme ai racconti di Pompeo Trogo (I sec. a.C.), Turranio Gracile (I sec. d.C.) ed altri, va a costituire un prezioso archivio di racconti di Storia naturale romana, caratterizzati da un miscuglio di reale e fantastici mostri marini.
In Cristoforo Landino (1424 – 1498) riguardo Trebio leggiamo: “...E i polpi stanno nascosti due mesi, non vivono più che due anni periscono per corrottione e le femine quasi dopo il parto. Ne è da lasciare indietro quello, che Lucio Lucullo proconsolo nella Spagna Betica vide de polpi, come scrive Trebio Negro uno de suoi compagni. Dice adunque quegli essere molto ghiotti di ostreghe, le quali chiamano conche, ma quelle quando si sentono toccare da polpi, subito si chiuggono e tagliano le gambe a polpi, e di quelle si pascono facendo preda di chi vuole fare preda di loro, le conche non veggono, ne hanno altro senso se non del cibo e del pericolo, e polpi adunque le ‘ngannano, e quando le veggono aperte mettono una pietra in luogo di sbarra, ...Tutti i pesci marini amano molto l’odore di questi (dei polpi), per la qual cosa le nasse s’ungono di questi, l’altre cose che Trebio riferisce paiono mostruose, impero che scrive, che a Carteia (in Spagna) un polpo era avezzo ad uscire del mare in certi laghi, e quivi gran danno facea al pesce insalato, le guardie de salsumi si meravigliavano, onde tanto furto e si spesso fusse fatto loro....” (“Historia Naturale di C. Plinio Secondo di Latino in volgare tradotta per Christophoro Landino - L. IX - Gli animali d’acqua, Loligine, Seppia, Polpo, Nauplio”, cap. XXIX - Venetia, MDXXXXIII).
“E a proposito della grandezza del polpo scrive lo stesso Plinio “nel capo 30. del lib. 9”...e “da Eliano nel libro 13. e da altri” (“Le imprese sacre, complicati discorsi illustrate et arricchite...di Monsignor Paolo Aresi...Libro Terzo” - Venetia, MDCXLIX).
Ancora : “Trebio Negro dice che le Loligini volano fuor de l’acqua in tanta moltitudine, che postesi sopra un navilio, lo affondano...il Lepre Marino ...è pestifero ancora a chi lo tocca, e genera vomito, e resoluzione di stomaco. Il pesce Ragno è parimente pestifero, ma questi due supera d’assai il venenosissimo pesce, detto pesce Razo, altrimenti detto Pastinaca ...Appresso ...(la) Stella Marina. Di questi pesci venenosi, fa menzione Seneca al...libro de le quistioni naturali.” (“Historia delle genti et della natura delle cose settentrionali da Olao Magno Gotho Arcivescovo di Upsala nel Regno di Svezia e Gozia, descritta in XXII Libri” – XX Libro – Cap. XXXII, De Li Pesci – D’una differenza varia de’ pesci; e de li pesci venenosi.”, Vinegia, appresso i Giunti, MDLXV).
Tommaso di Cantimpré (ovvero Thomas Cantipratensis) (1201 – 1272) nel “De natura rerum” (VII, 81) ed Alberto Magno (1206 – 1280) nel suo “De animalibus” (XXIV,...) furono tratti in inganno da alcune irregolarità grammaticali e dall’aver tradotto dal latino il termine “niger” (nero). Interpretando “niger” come l’attributo di un pesce (laddove invece esso identificava Trebius Niger, autore del testo “De piscium natura”), attribuirini tale descrizione alla fonte pliniana. Lo zoologo francese Guillaume Rondelet (1507 – 1566) sarebbe poi stato il primo a correggere tale errore. Ciò nonostante, Olao Magno Gotho nel L. XX, Cap. XIX della sua Historia, del 1565 (su citata) tra i pesci negri dei fiumi di acque negre continua a citare anch’egli, erroneamente, il Pesce Trebio.

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