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Teriaca o Triaca

TERIACA (o TRIACA)

Etimologia : dal latino theriaca / dal greco ϑηριακή (ἀντίδοτος)  theriaké  “antidoto” o dal sanscrito taraka, “che salva”/=  tara , “che supera tutto” + -Ka / . Altri lo fanno derivare dal termine greco ϑηρίον,  thérion  “belva, animale velenoso”.
Elettuario molto diffuso nell'antichità tramandato ed utilizzato per secoli sin verso il XIX secolo. Nel corso dei secoli la sua preparazione ha cambiato costituenti: inizialmente esclusivamente di origine animale e poi vegetali e minerali, trasformandosi da rimedio contro i veleni a rimedio per combattere numerose malattie.
Pare che la ricetta fosse incisa nel bronzo nel tempio di Asclepio a Epidauro. Conosciuta ad Alessandria già nel III° secolo a.C.. La prima prescrizione di qualcosa che assomiglia alla “Teriaca”, nelle ricette di Galeno, viene attribuita ad Apollodoro, ed è indicata esplicitamente quale antidoto contro il veleno delle vipere. Tra i componenti di origine animale si notano sangue di tartaruga e capretto, caglio di daino e lepre.
Probabilmente i romani la ripresero partendo dall’antidoto universale di Mitridate (il quale, temendo ad ogni istante di essere avvelenato, avrebbe inventato questa panacea contro tutti i veleni). Un esempio famoso è la "teriaca di Andromaco" (il Vecchio), medico di fiducia di Nerone, il quale seguendo le indicazioni ed i consigli del medico personale di Mitridate, preparò una teriaca con la carne di vipera supponendo che un animale velenoso avrebbe dovuto possedere all'interno del suo corpo anche l'antidoto. Gli elementi delle teriache dei secoli successivi, arrivati nel tempo fino a più di cento, comprendevano la carne di vipera con numerose altre erbe, tra cui angelica, mirra, genziana, oppio, succo d’acacia, miele, finocchio, cannella, valeriana, scilla, ecc..
Le sue proprietà vennero decantate da Galeno ad Avicenna, da Maimonide alla Scuola Salernitana e le sue indicazioni mediche avevano nel tempo compreso molte altre malattie per le quali non v’era allora rimedio efficace (dalla peste all’ictus apoplettico, alle pleuriti, ecc.).
Fu presa in grande considerazione anche dalla Medicina Araba (tanto che Prospero Alpino ci racconta nel suo De medicina aegyptiorum che al Cairo tutti potevano preparare privatamente l’oppio e l’haschisch, ma nessuno la triaca che si confezionava solo nel tempio detto Morestan).

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