Crea sito

SOLINO Gaio Giulio

 ESCAPE='HTML'

SOLINO Gaio Giulio

Gaio Giulio Solino (in latino Gaius Julius Solinus) - (geografo e naturalista romano, III sec. d.C.).
Vissuto forse a Roma fra la prima metà e la fine del III secolo d.C., fu autore dei Collectanea rerum memorabilium (“Raccolte di notizie degne di essere ricordate”), una raccolta di notizie di carattere prevalentemente geografico, ricavata in larga parte dalla Naturalis historia di Plinio il Vecchio [inizialmente Solino intitolò il suo primo manoscritto De Mirabilibus Mundi (Le meraviglie del mondo) e solo successivamente ne cambiò il nome in Collectanea Rerum Memorabilium].  Tra le altre fonti, vi sono la “Chorographia” di Pomponio Mela, gli scritti di Gaio Svetonio Tranquillo e, con ogni probabilità, anche da quelli di Marco Terenzio Varrone. Dal Mommsen e da altri studiosi, tra i quali Robert Bedon, si è poi teorizzata la possibilità che, tra le altre fonti, vi siano anche opere non pervenuteci di altri autori latini, tra cui Cornelio Bocco (Cornelius Bocchus), il poemetto Roma di Svetonio Corografia e la Corografia di Titianus senior. Attingendo a piene mani a tutti i su citati autori, Solino, come in un’evocazione favolosa e caleidoscopica, vi avrebbe annotato le cose più strane e meravigliose inerenti a popoli, usanze, animali e piante, illustrandole all'interno di una cornice geografica e mescolandole a dati su mostri e meraviglie fantasiose, rivenienti dalla tradizione più che dalla realtà. L’opera, pertanto, è meramente compilativa e risulta scritta in un latino molto manieristico. Nella seconda delle due prefazioni dell'opera l'autore si augura che una seconda edizione, cui avrebbe dato il titolo Polyhistor, fosse a completamento della prima.
La struttura dell’opera vede una prefazione con un’epistola indirizzata ad un certo Adventus (forse uno dei consoli per l'anno 258 d.C.). L’autore riconosce in Roma il centro del mondo allora conosciuto (“Roma caput mundi”) e quindi di voler iniziare dall’Urbe il suo viaggio che lo avrebbe portato a trattare di cose poco note. Segue una trattazione sulla storia di Roma dalle origini al principato di Augusto (il “princeps”). Dopo una breve trattazione sulla natura umana, nei capitoli successivi Solino tratta delle diverse regioni del mondo, partendo dalla penisola italica, per poi arrivare a Grecia, Ponto, Germania, Gallia, Britannia, Spagna, le provincie romane dell’Africa; quindi l’Arabia, l'Asia minore, l'India e l'impero dei Parti. Per la prima volta, in quest’opera, viene attestata la denominazione geografica del mare Mediterraneum.
Con qualche malignità si incolpò Plinio il Vecchio di avere ricopiato G. Giulio Solino; ma Arduino precisò come quest’ultimo fosse molto più giovane, affermando: “actionem potius in eum quam ei in Plinium competere.”.
Gran parte delle glosse di natura geografica presenti nell’opera di Solino sarebbero state poi riprese nell’opera il Dittamondo di Fazio degli Uberti, che ci guida anche a comprendere meglio in quale considerazione venisse tenuta nel Medioevo l’opera di Solino. Nel suo Dittamondo (un viaggio intorno al mondo) Fazio degli Uberti si fa accompagnare da Solino e non poche sono le citazioni della sua opera, che andremo qui ad enunciare:
Inizialmente, Fazio ci fa capire come Plinio e Solino avessero trattato di ciò che lui chiama “cosmografia”, ma in modo molto meno scientifico di quanto avesse fatto Tolomeo:
I, VI, 64 : Per l’acieso calor che ’l sol vi sprona (Per l’acceso calor, che il sol vi sprona). Notta avegna che l’auctor dicha che soto la torida non si possa abitare nondimeno si habita in parechi luogi, et almeno l’Ethiopia e soto la torrida e gran parte di Arabia ma l’auctor siegue la oppinion de gli antichi e loro ragione Tholomeo et Avicena afrimarono che anchora soto lo equinotialle sia bona habitatide. È lo equinotialle un circollo el qual è per longo da levante in ponente et per ogni lato parte per mezo la zona torrida. E notta ben che Tolomeo tractò de cosmogrophia per altro modo che Plinio, Solino et Pomponio Mella, perochè questi tractorono et espetialiter Plinio del sito de le regione e de le cità senza rispecto de le cosse del ciello ma Tholomeo tractò de le cosse cioè de luogi di qua giù segondo la distantia loro del largo e del longo da lo equinoctialle circollo; per la qual doctrina si può comprendere la qualità de l’aire e la natura de luochi et più cosse.
Quindi ci parla in modo specifico di Solino (suo accompagnatore) e della sua opera:
I, VII, 57 : Anticamente me, è, dicto Solino (Anticamente m’è detto Solino). Gaio Iulio Solino scrisse un libro a Boetio romano oratore el qualle intitullò De memorabilibus overo polistoria perché in quello tracta del sito del mondo e de le suo parte et de le cosse maravegliose che in questo si trovano et molto ben seguì Plinio in quello che Plinio scrisse molte cosse più che lui presertim cosse di maraveglia.
Segue una descrizione di regioni geografiche e di cose del mondo che l’autore dice avesse affrontato già Solino prima di lui; e prima di questi Plinio il Vecchio. Anche in ciò troviamo una conferma di quale importanza avesse rivestito la Naturalis historia di Plinio per l’opera di Solino.
I, VIII, 7 : Dal nillo è bello che qui mi comincie (Dal Nilo è bello che qui mi comince). Nillux. Il Nillo è termine tra Asia e Africha e nasce secondo le Croniche de Africha in la Mauritanea Tingitoma e ciò aferma Iuba peroché quel lago onde prima esce produce herbe e pesce per omnia cusì facti come quelli che ’l Nillo produce. Apresso che i monti vicini al lago sono copiosi di neve e quando el lago cresce similiter el Nillo cresce et dicresce per li tempi el dicto lago cusì fa el Nillo; poi quando esce del dicto lago per poco spacio andando se absorbe et ascoso va per spatio de v zornate et riesce in Mauritania Cesariana con quelli medemi inditii come dal lago s’era partito. Deinceps corre per Mauritanea per bon spacio et iterum si absorbe et va nascoso fin in Ethiopia. Qui riesce et chiamassi dal paese Astampo, termine tra Egypto et Ethiopia. Et tanto vol dire Astampo quanto “aqua venuta da le tenebre”. Fa poi molte isole drizandossi verso aquilone et ene alcune sì grande che dura v zornate di longeza tra le qualle è Meroe isolla memoratissima da la qual viene poi in giù sempre exasperandossi per precipitii et saxi e poi trova lecatharateonde da alto chade in giù e fa tanto romore che gli homini lì vicini per lo sòno son tuti sordi. Ziò dice Plinio et Solino. Ultimo viene in lo mare de Egypto per VII boche, entra apresso Alexandria, nutricha grandissimi pesci et specialiter el cochodrillo il qualle non ha lingua et move la mascilla di sopra e non quella di soto contra la natura de tuti li altri animalli et è inimico a l’homo. Marco Scauro fu lo primo che aducesse a Roma cochodrilli e ipothomi per la victoria de Egypto secondo che dice Solino.
I, VIII, 34 : Tigrix va da levante nel mar Rosso (Tigris va da levante nel mar Rosso). Tigrix nasce in Armenia Maiore et corre per Media et riceve lo Idaspe granfiume et entra nel Mare di Persia secondo che dice Solino.
I, VIII, 50 : Monte Chaucaso di ver septentrione (monte Caucaso di vèr settentrione). Dal Monte Chaucaso nascono l’Indo e ’l Gange gran fiumi. Per l’Indo in giù navicò One Sicritoprefecto di Alesandro lxx giornate a vellaogni dì facendo lxx miglia et apena potè arivare a le foce. Secondo Plinio e Quinto Curtio lo Gange è maiore de l’Indo; dove è più streto è VIII miglia largo e dove è più largo è xx miglia et è profondo comuniter c piè d’aqua. Et notta qui che Plinio e Solino et generaliter tuti i storici dicono che ’l mare d’India ove meteno corpo i dicti fiumi è l’occeano d’ India. Tholomeo pare dicha meglio: zioè che quello anchora sia Mediteraneo et la riva dillà sia terra incognita a noi perochè v’è l’altra zona temperata e forsi habitatacome questa nostraè intorno a quella soto l’Antarticho. Va l’occeano como va intorno a la nostra per septentrione per lo pollo Articho.
I, X, 37 : Monte Actuo è qui che signoreza el piano (Monte Acuo è qui, che signoreggia il piano). Monte Actuo Solino lo chiama monte Sevo e non è minore de Rifeo et è principio di Germania, habitato dagli Inginoni, i qualli sono populli, i primi di Germania dopo Sithia, et destendessi per lo strecto de Hircania e le rupe de Sarmati. Penso sia quelli monti sono vicini a Parga e da loro nasce l’Albia et Istulla, fiumi grandissimi i qualli corono verso Saxonia nel Mare Occeano.
I, X, 110 : Ove ’l Danubio over Istra par ch’entre (dove il Danubio, over Istro, par ch’entre). El Danubio, over Ister, nasce in li monti di Germania apresso el nascimento del Reno et va verso levante corendo per molte provincie di Germania Superiore; poi entra in Ongaria et passalla poi la Bulgaria e la Ulachia e più altre provincie, tanto che fa miglia d de corso et entra ne lo Mar Magiore per vii boche e corre in lo mare de le miglia xl prima l’aqua sua sia salsasecondo Solino.
I, XII, 4 : Noè, che si può ’l dire un altro Adamo (Noè, che si può dire un altro Adamo). Sì come dice Esiodo (che altrove non credosi lega), dopoi che i figliuoli di Noè hebeno edificata la torre di confusione, Noè con alcuni altri entrò in nave in Soria, arivò apresso al luogo ove è Roma e lì edificò una terra et chiamolla dal suo nome Noè, in la qualle finì le suo fatiche e vita. Poi Iano figliuollo di Iaphet et nipote di Noè, et Camese paesano edificarono lo Ianicollo; poi Saturno fugì de Crete per pagura di Iove suo figliuollo et arrivò a le parte ove adesso è Roma et edificò in lo monte del Capitolio. Itallo era venuto poco tempo inanti et edificò una cità a riva di Albulla che poi fu chiamata Tebero. Herculex, figliullo di Itallo, come dice Varone, venendo da Argos di Grecia a quelli medesmi luoci, edificò in lo monte Palantheo. Successu temporis vene Evandro de Arcadia et edifichone un’altra lì vicina; dopo questo vene Roma figliuolla di Enea con gran multitudine di troiani, secondo dice Solino, et edifichone un’altra; Aventino re de li Albani vene dietro et edificò in monte Aventino. Glaucho, figliuollo minore di Iove, et pure in lo terreno vicino edifichò una cità. Dopo questi vene de Levante il re Tibri con molti di suoi etedifichò una citade a la riva del Tevero et in quello si anegò et però al fiume mutò nome, che prima si chiamava Albulla poscia si chiamò Tiberix.
-Nel Medioevo era piuttosto comune la leggenda che Roma fosse stata edificata da Noè. Altre erano le credenze: il fatto che Roma avesse avuto sette fondatori, tanti quanti sono i suoi colli. I dati provengono dal cap. II dei Collectanea rerum memorabilium di Solino.
Solino affermò anche, nel I capitolo, che l’Urbe avesse ben 3 nomi: Roma in terra, Flora in cielo ed Amor nei misteri aggiungendo: […Collectanea rerum memorabilium, I, 4, 6: “…[il nome]  nunquamin vulnus venit…quandoquidem quo minus enuntiaretur caerimoniarum arcana sanxerunt”.].
Tutto ciò viene confermato dall’erudito Fozio che afferma: Roma essere il nome profano, Flora quello divino ed Amor l’arcano (Quaestiones ad Amphilochium).
III, XII, 64 : Questa isolla da Sardo il nome prese (Quest’isola da Sardo il nome prese). Sardo fiollo di Hercules vene da le parte di Libia con molte gente in l’isolla di Sardegna e dal suo nome la chiamò la qual prima da Greci era chiamata Ycus secondo Rabono. Solino scrisse che Timer la chiamò Sandaliota ma poi vene Sardo fiollo di Hercules et chiamolla Sardegna dal suo nome.”.
-Ricordiamo qui, per inciso, come Gaio Silio Italico (I secolo d.C.) nel libro XII del suo poema “Punicae” avesse dedicato due versi a Sardus: “dopo che i Greci chiamarono l’isola Ichnusa, Sardus confidando nel generoso sangue di Ercole Libico, le cambiò il nome dandole il suo”. Nella sua “Raccolta delle cose memorabili”, Gaio Giulio Solino, nel III secolo d.C. annotava: “Non importa dunque narrare come Sardo, nato da Ercole, Norace da Mercurio, l’uno dall’Africa, l’altro da Tartesso della Spagna, arrivassero sino a questa isola [di Sardegna] e da Sardo si sia denominato il paese, da Norace la città di Nora.
I, XIII, 55 : La cità di Penestre fece alhora (La città di Penestre fece allora). Solino dice che Pelestina fu edifichata da Penestre figliuollo di Latino e nepote di Ulixex. [Sol. 2, 9: “Praeneste …(appellata) a Praeneste Ulixis nepote Latino filio”.].
In Veglia. Veglia è un loco in Roma ove Tulio Habitò e ove fu facto el tempio de li Penati secondo Solino. (Sol. 1, 22. È scripto in San Lorenzo in Roma in uno volto di porta questo numero de citadini il qualle era a tempo di Octaviano e par che voglia dire che fossero sete miliona a quel tempo; et posito che tuta Italia fosseno sta’ citadini romani, non di meno non par conveniente tal excessivo numero. Solino dice che a tempo di Octaviano dopo le bataglie civille alcuna volta volleva ogni dì 80.000 moza di formento; Ioanne Bianchino saprà ben rilevare quante boche volleva a manzare tanto formento ogni dì.).
III, XIII, 80 Accato fiume di l’accata pietra (Acato fiume dà l’acata pietra). Acato fiume [è] in Sicilia dove si trova l’agata pietra la cui virtù è da fare l’homo vadi invisibille secondo che disse Virgilio e forsi poeticamente di quella che haveva Enea pur quando l’è bona rapresenta più collori et imagine e secondo che Plinio scrisse et Solino, Piro re de le Epirothi che fu con Saniti e Tarentini contro Romani, ne have una ne la qualle si vedevano le VIIII muse con loro habiti et Apollo con la citara sonare et era in uno suo anello.
III, XIV, 7 : Qui pòi veder, disse Solin, la streta (Qui puoi veder, disse Solin, la stretta). Silla fu fiolla di Forcho e di una ninpha chiamata Crothei e fu amata da Glaucho, dio marino lo qual lasciò l’amore Circes per costei e però Circes turbata di ciò con suchi d’herbe medicò una fontana ove Silla era usa a lavarsi dal mezo in zù et lavandossi un dì doventò monstro con varie figure. Et secondo Virgilio nel volto era bella dona fina al pecto, le spalle havea di ballena, el ventre di luppo e la coda di delphino. Prima hominis facies et pulchro pectore virgo etc. E vedendossi transformata, per disperatione et ira si butò in mare tra Italia et Sicilia et Glaucho suo amante la fece dea marina secundum fasulla.
III, XIV, 34 : Dedallo fabro dopoi la fortuna (Dedalo fabbro, dopo la fortuna). Minos re di Crete prese Dedallo grande inzegnero et serolo in lo laberinto insieme cum Icaro suo fiollo perché era stato casone de l’adulterio di Pasiphe sua mogliere. Il qualle Dedallo vedendossi in presone con suo fiollo senza alcuna speranza de uscir fuora, fece alle di penne a tuti duo et vollò fuora. Et secondo Ovidio, Icaro iovenilmente volse vollare tropo alto et non observò l’ordene datolli dal padre, cade in mare et anegosse. Dedallo arivò in Sicilia et edifichò la cità di Siracusa la qual, secondo Plinio, Tullio et Solino fu edifichata in cussì temperato loco che mai non fo dì de l’anno che lì non si vedesse el solle per qualche ora.
III, XIV, 52 : Dubio non è che per la sepoltura (Dubbio non è che per la sepoltura). Libeo fu già gran cità a tempo de la prima guerra con Carthaginesi posta in lo promontorio de Lilibeo e guarda a Africha e lì è sepelita la Sibilla Siculla la qual predisse la distructione di Troya et secondo Solino è sepulta in lo dicto promontorio.”.
Ma citiamo qui altri punti dell’opera di Solino:
Laddove, per esempio, dove dice che nel territorio di Petra (Petralia Soprana) esista uno stagno d'acqua dannosa per le serpi, ma salutare per gli uomini. (Al riguardo, alcuni storici ritengono che l'antica città di Petra delle Madonie venne in seguito chiamata Petralia, perchè nel suo territorio v'era questa sorgente d'olio).
Oppure laddove Solino tratta della meravigliosa creatura della manticora nei mirabilia indiani (la figura del drago è presente anche in opere di altri scrittori romani come Plinio, nella sua Historia Naturalis, e Pomponio Mela, nella sua Chorographia).
Ancora, dove chiama Annone re dei Cartaginesi oppure quando afferma che la fondazione della città di Aricia sarebbe avvenuta ad opera di un certo Archiloco, re dei Siculi.
Nel medioevo questa stessa opera, oggetto di notevole rielaborazione forse da parte dello stesso Solino, fu nota anche sotto i titoli di Polyhistor  (il curioso, l'erudito, che stette anche ad indicarne l’autore che tale definì la sua opera) oppure, ma più raramente, di De mirabilibus mundi (sulle meraviglie del mondo). La fortuna del testo seguirà fino al Flaubert della "Tentazione di sant'Antonio".
Parte della tradizione manoscritta testimonia un ampliamento dell’opera, alla quale sono aggiunte notizie sulle isole britanniche e, soprattutto, una nuova prefazione nella quale l’autore annuncia ad Adventus di aver preparato una nuova edizione dell’opera e di averla intitolata Polyhistor. Mommsen riteneva trattarsi di un’interpolazione, effettuata in ambiente britannico nel VI-VII secolo, ma negli ultimi anni alcuni studiosi hanno ridato credito alla possibilità che le due redazioni dei Memorabilia risalgano effettivamente a Solino.
Si conta un gran numero di manoscritti superstiti. Una pergamena databile al IX sec.  (la “Gaius Iulius Solinus, Collectanea rerum memorabilium”) è conservata alla St. Gallen, Stiftsbibliothek (Cod. Sang. 187). Il codice contiene anche opere di Prospero d’Aquitania e il sermone De bono mortis di Ambrogio.
Ritroviamo un’edizione del Polyhistor risalente al 1473 (Polyhistor sive De Mirabilibus mundi. Venezia, Nicolaus Jenson, 1473). Ancora:  “Polyhistor, sive de Collectaneae memorabilibus aut Mirabilibus mundi Mirabilia urbis Romae” (Venecia. 23 agosto, 1491); “Collectanea rerum memorabilium” (Venezia, [Joannes Rubeus Vercellensis], Anno Domini 1498 die. X. Marci); “C. Iulii Solini Polyhistor, seu rerum orbis memorabilium Collectanea. Adiectus praeterea in Libri Calce est Index, summam totius Pene operis carptim insunuans, ut studioso lectori facile Inventu sit quod quaerit atque depromptu, Mendis quibus antehac scatebat pro Virili expurgatis emaculatis” (Colonia, Eucharius Cervicornum e Heronem Fuchs, 1520); Iulii Solinii Polyhistor. Cum Indice summatim omnia complectente Colophon: Vienna, J. Singriener per Lucas Alantse, 1520; “Polyhistor, Rerum Toto Orbe Memorabilium Locupletissimus Thesaurus” (Basilea, Michael Isingrin, 1543); “CI Solini Polyhistor” [Ginevra] Excudebat Henricus Stephanus, 1577; altra traduzione in lingua inglese del Polyhistor da parte di Arthur Golding.Gent fu stampata a Londra da I. Charlewoode per Thomas Hackett nel 1587; altra edizione medievale fu quella del 1557. Tra le pochissime traduzioni (Delle cose meravigliose del mondo) si può ricordare quella italiana dell’Illustriss. Signore Don Giovan Vincenzo Belprato, Conte d’Anversa (Venezia, 1559). Risale al 1689 un importante commento su questo lavoro da parte di Claude de Saumaise apparso nel suo “Plinianae Exercitationes”. La migliore edizione a cura di Theodor Mommsen fu pubblicata nel 1895, con un’introduzione ai manoscritti esistenti e alle fonti originarie dell’opera.
L’incredibile successo che ebbe tale opera è da ricercarsi nella sua particolarità di opera che informa e contemporaneamente diverte il lettore e che i suoi curiosi contenuti superano la mera eloquenza retorica (“fermentum cognitionis” sopra “bratteas eloquentiae”).
Da alcuni autori è stato studiato Solino come fonte preziosa di informazioni per Servio e Marziano Capella (che lo vedeva come un esperto in geografia e l'etnografia d'Oriente) e Servio nei primi anni del 5° secolo e Prisciano (che lo vedeva come un modello di buon uso latino) nel 6 ° secolo.

 ESCAPE='HTML'

RACCOLTA DELLE COSE MEMORABILI
Collectanea Rerum Memorabilium
Saltando il Proemio, dal I al VII capitolo Solino tratta di Roma e della sua storia mitica, dai tempi di Romolo ad Augusto. Dopo una trattazione sull’uomo, si passa poi alle isole del Tirreno e alla Sicilia, ai popoli italici e alle altre regioni del mondo con particolare interesse per le informazioni aneddotiche. Descrizioni di diverse decine di pietre preziose, che provengono da Plinio, si alternano per tutto il lavoro. In seguito, nel VI sec. d.C., queste descrizioni delle pietre preziose sarebbero state raccolte da Isidoro di Siviglia nel Libro XVI della sua Etymologiae.
Proemio
L'autore dichiara di voler presentare la propria opera sotto forma di compendio perché non risulti tediosa e di voler dedicare maggiore attenzione alle cose poco note.
La materia è organizzata per regioni geografiche e comprende notizie di argomento etnico, zoologico e, in minor misura, botanico.
Capitolo I - Delle origini della città di Roma
Secondo alcuni l'origine del nome di Roma risaliva al tempo di Evandro e si riferiva alla parola Romin che per gli Arcadi significava rocca, castello.
Secondo altri derivava da Rome, la troiana che bruciò le navi giunte al Tevere per costringere i compagni a porre fine al viaggio, o da un'altra Rome nipote di Enea.
Si dice che Roma avesse anche un nome segreto che era proibito rivelare: lo fece Valerio Sorano e fu ucciso per questo.
Fra le più antiche divinità dei Romani era Angerona festeggiata il 21 dicembre e sempre rappresentata nell'atto di imporre il silenzio con un dito sulle labbra.
Si ricordavano vari episodi avvenuti nel sito di Roma prima della fondazione come la vittoria di Ercole su Caco per la quale l'eroe aveva innalzato un altare a Giove.
Megale Frigio fu ambasciatore per il re Marsia presso l'Etrusco Tarconte che gli donò Caco come schiavo, ma Caco fuggì e tentò di occupare territori degli Arcadi, venne quindi ucciso da Ercole che si trovava casualmente in quei luoghi. Quanto a Megale si stabilì presso i Sabini ed insegnò loro le arti divinatorie. Quando Ercole seppe da Nicostrata madre di Evandro detta Carmenta che sarebbe divenuto un dio eresse un altare alla propria divinità ed istituì sacrifici rituali di buoi nel luogo che sarebbe diventato il Foro Boario. I suoi compagni costruirono l'edificio destinato a divenire l'Erario di Saturno.
Carmenta viveva ai piedi del Campidoglio e da lei prese il nome la Porta Carmentale.
Sono varie le ipotesi anche sull'origine del nome Palatino, forse da Pale dea dei pastori o da una donna di nome Pallanta amata da Ercole su quel colle.
Come afferma Varrone Roma fu fondata da Romolo figlio di Marte e di Rea Silvia.
Inizialmente fu detta Roma Quadrata per la forma del terreno scelto fra il "cortile di Apollo" e la "Scala di Caco", dove si trovava la capanna di Faustolo nella quale Romolo trascorse l'infanzia.
A diociotto anni Romolo fondò la città: era il 21 aprile, giorno che fu ricordato con le feste Parilie durante le quali era proibito uccidere animali.
Romolo regnò trentasette anni. Il suo primo trionfo fu su Acrone re di Cenina e in quell'occasione offrì per la prima volta le spoglie opime. Trionfò inoltre su Antemnati e Veienti.
Scomparve il 7 luglio presso la Palude delle Capre.
Tazio (collega di Romolo nel regno per qualche tempo) abitò dove in seguito sorse il tempio di Giunone Moneta. Fu ucciso dai Laurenti nel quinto anno di regno.
Numa regnà quarantatre anni, abitò sul Quirinale e fu sepolto ai piedi del Gianicolo.
Tullo Ostilio regnò ventiquattro anni, abitò sulla Velia dove poi sorse il tempio dei Penati.
Tarquinio Prisco regnò trentasette anni e dimorò presso la Porta Mugonia.
Servio Tullio regnò quarantadue anni ed abitò nelle Esquilie.
Anche Tarquinio il Superbo abitò nell Esquilie e regnò venticinque anni.
Valutate le indicazioni non sempre concordanti di Cincio Alimento, Fabio Pittore, Cornelio Nepote, Lutazio Catulo, Eratostene, Apollodoro e Cicerone, Solino sostiene che Roma fu fondata nel primo anno della settima olimpiade, 433 anni dopo la caduta di Troia, ed argomenta l'affermazione con varie osservazioni basate sui fasti consolari e sul computo delle Olimpiadi.
Partendo da questo punto fermo, l'autore indica altre date: la monarchia durò 241 anni, il Decemvirato fu istituito 302 anni dopo la fondazione, la prima guerra punica ebbe inizio nell'anno 489 di Roma, la seconda nel 535, la terza nel 604, la guerra sociale nel 662; Irzio e Pansa furono consoli nell'anno 710 di Roma, alla loro morte Augusto ottenne il suo primo consolato.
Capitolo II - Della divisione dell'anno
Inizialmente i Romani avevano anni di dieci mesi di trenta giorni ciascuno che iniziavano da Marzo.
A Marzo si rinnovava il fuoco di Vesta, il senato ed il popolo si riunivano e (in quell'epoca) si festeggiavano i Saturnali durante i quali i padroni servivano gli schiavi. (La festa fu successivamente spostata a dicembre).
Questo computo, che risaliva a Numa Pompilio, non trovava corrispondenza con i cicli lunari, si passò quindi ad un anno di 355 giorni e finalmente all'anno di 365 giorni.
Furono aggiunti il mese di Gennaio, consacrato agli dei superi, e di Febbraio, dedicato agli dei inferi.
Si era consapevoli della necessità di un giorno intercalare la ma sua ricorrenza fu lasciata all'arbitrio dei sacerdoti fino alla riforma di Giulio Cesare poi perfezionata da Augusto.
Seguono dei cenni sulla vita di Augusto e sulle sue vicissitudini: in gioventù aspirava alla carica di Maestro della Cavalleria ma gli fu anteposto Lepido, fu poi molestato da Marco Antonio, dalla battaglia di Filippi e da problemi di salute. Vengono ricordati gli scandali della figlia e della nipote ed altri dispiaceri.
Durante il suo regno si verificò una carestia preannunciata dal prodigio di un parto quadrigemino.
Poiché i parti multigemellari e le donne particolarmente feconde fanno parte delle "cose meravigliose", Solino dedica il capitolo successivo alla generazione dell'uomo.
Capitolo III - Dell'uomo
Fra tutti gli animali solo la donna ha il mestruo che viene considerato cosa mostruosa perché al suo contatto le biade non danno più frutto, il mosto si fa aceto, il ferro arrugginisce e così via. Addirittura lo sguardo della donna con le mestruazioni macchia gli specchi !.
La fertilità delle donne varia: alcune sono sterili, altre molto prolifiche. Superati i cinquanta anni nessuna donna può più partorire. Per contro si conoscono casi di uomini ottuagenari che ebbero figli come Massinissa e Catone il Censore.
Una donna può concepire due figli con due diversi rapporti ed una sola gestazione me fra le due nascite trascorrerà tanto tempo quanto ne è trascorso fra i due amplessi, fu il caso di Ercole e Ificlo.
Ificlo fu padre di Iolao che si stabilì in Sardegna e risole le discordie delle popolazioni locali regnò su di loro e fondò Olbia.
Un consiglio alle donne che desiderano figli: evitare di starnutire dopo l'unione sessuale perché lo sforzo potrebbe espellere il seme maschile.
Mal di testa, nausea e problemi alla vista sono i primi sintomi della gravidanza.
Il feto si forma a partire dal cuore, seguono le ossa. I maschi cominciano a muoversi dopo il quarantesimo giorno, le femmine dopo il novantunesimo.
Le donne incinte di una femmina sono più pallide e deboli ed il loro parto avviene più tardi.
Nascere con i piedi in avanti era considerato contro natura, coloro che nascevano così venivano chiamati Agrippa e la loro vita era breve ed infelice. Anche il famoso Marco Agrippa ebbe i suoi problemi: soffrì per un'infermità ai piedi e per le infedeltà della moglie.
Sono infelici le donne che nascono con la "natura congiunta", come accadde a Cornelia madre dei Gracchi.
Quando uno di due gemelli nasce in anticipo l'altro viene chiamato Vopisco.
Gaio Papirio Carbone e Marco Curio Dentato nacquero con i denti, un figlio di Prusia re di Bitinia aveva un unico osso continuo al posto dei denti.
I maschi hanno più denti delle donne. Se i canini di destra nascono prima di quelli di sinistra recano buona fortuna.
Nessun neonato sorride prima dei quaranta giorni. Si dice che fece eccezione Zoroastro che nacque ridendo, mentre Crasso non rise mai nella sua vita.
Si dice che Socrate non cambiasse mai espressione di fronte a quanti lo attaccavano. Eraclito e Diogene non persero mai la forza d'animo davanti alle avversità della vita.
Altri esempi di cose meravigliose: il poeta Pomponio non ruttava, Antonia di Druso non sputava mai; nascere con le ossa consolidate (senza midollo) evita di sudare e di avere sete.
Secondo Varrone la forza fisica dipendeva dalla densità dei nervi. Noto esempio di forza fisica era l'atleta Milone che uccise un toro con un pugno e morì senza mai essere stato sconfitto.
Capitolo IV - Della somiglianza e delle misure del corpo umano
In genere la somiglianza consiste in caratteri fisici tramandati in linea ereditaria, ma vi sono esempi di somiglianza fra persone che non sono parenti.
Laodice, moglie di Antioco re di Siria, sfruttò la straordinaria somiglianza di un suddito con il re per tenere nascosta la morte del marito finché non fu scelto un successore di suo gradimento.
Anche famosi romani come Pompeo, l'oratore Lucio Planco, Marco Messalla Censorio ebbero un sosia.
Marco Antonio comperò due fanciulli credendoli gemelli per poi scoprire che uno era nato in Gallia e l'altro in Asia.
Altri fenomeni: vissero sotto Augusto due romani alti più di dieci piedi, sotto Claudio un arabo che superava i nove piedi.
Si credeva che gli antichi fossero più alti. Il ritrovamento a Tegea dello ossa di Oreste dimostrò la sua altezza smisurata.
La distanza fra la punta delle dita tenendo le braccia aperte e tese è pari all'altezza. La mano destra è più abile, la sinistra più forte.
Capitolo V - Della velocità, della vista, della forza di alcuni romani e dell'eccellenza di Cesare
Un certo Lada è il più antico corridore conosciuto, così veloce che non lasciava orme nella polvere correndoci sopra.
Polimestore di Mileto vinse nella 46ma Olimpiade, ve lo aveva accompagnato un mandriano che lo aveva visto inseguire una lepre.
Filippide corse da Atene a Lacedemone: 248 stadi.
Dei corrieri di Alessandro Magno coprirono in un giorno oltre milleduecento stadi.
Varrone racconta di un uomo dalla vista tanto acuta da vedere da Lilbeo in Sicilia le navi uscire dal porto di Cartagine.
Altri fenomeni riguardanti la vista fra i quali le formiche che Callicrate scolpì in avorio a grandezza naturale.
Campione di forza fu Lucio Sicinio Dentato, tribuno sotto il consolato di Spurio Tarpeo e Aulo Termo, che riportò trentaquattro spoglie ed ottenne innumerevoli premi.
Manio Sergio antenato di Catilina perse una mano in combattimento e la sostituì con una di ferro e continuò a combattere contro Annibale. Fatto prigioniero fuggì dopo venti mesi. Fu l'unico a ricevare un premio per il comportamento durante la battaglia di Canne.
Ma il più valoroso fu Giulio Cesare, combatté in cinquanta battaglie nelle quali caddero quasi due milioni di nemici. Era inoltre velocissimo nel leggere e nello scrivere ed in grado di dettare quattro lettere contemporaneamente.
Capitolo VI - Delle memorie straordinarie, della voce, della pietà, della pudicizia e della beatitudine
Ciro ricordava a memoria il nome dei suoi numerosissimi soldati, Mitridate re del Ponto comprendeva le ventidue lingue dei suoi sudditi.
La memoria si sviluppa con l'esercizio e si può perdere facilmente per incidente o infermità.
La paura può far perdere la memoria o la voce e può farle ritrovare, come accadde ad Ati figlio di Creso che, muto dalla nascita, ritrovò la parola quando Ciro stava per uccidere il padre.
Esempi di rettitudine furono Catone il Censore, Scipione Emiliano e Scipione Nasica.
L'eloquenza non è ereditaria. Fecero eccezione i Curioni, oratori per tre generazioni successive.
Lo spartano Lisandro assediava Atene dove giaceva il corpo insepolto di Sofocle e fu persuaso a sospendere le ostilità e permettere le esequie da Libero che gli appariva continuamente in sogno per ordinarglielo.
Il poeta Simonide fu salvato dal crollo di un edificio da Castore e Polluce che comparendo improvvisamente gli ordinarono di uscire.
Quando Pompeo Magno faceva visita al sapiente Posidonio vietava ai vettori di bussare ed aspettava umilmente fuori la porta.
Scipione Africano volle il proprio sepolcro ornato con la statua di Ennio.
Catone Uticense ospitava volentieri i filosofi greci mentre il suo antenato Catone il Censore ne diffidava.
Dionisio di Siracusa ricevette Platone con grandissimi onori.
Un famoso caso di pietà fu quello della giovane plebea che fu vista nutrire con il proprio latte il padre prigioniero e condannato a morte: l'episodio fu commemorato con la costruzione di un piccolo tempio dedicato alla pietà.
Esempi di pudicizia furono quello di Claudia spontaneamente seguita dalla nave che portava oggetti sacri dalla Frigia e quello di Sulpitia, moglie di Marco Fulvio Flacco, che fu eletta da cento matrone per dedicare un tempio a Venere.
Non si conosce un uomo che fu veramente felice. Cornelio Silla lo fu forse solo di nome.
Capitolo VII - Dell'Italia
Elogio dell'Italia, del suo paesaggio e delle sue antiche città.
Fedele al suo intento, Solino evita una descrizione dettagliata e si limita a citare alcune notizie particolari: una zona della Liguria è detta dei Campi Lapidarii perché una volta Giove, combattendo, vi fece piovere sassi; la regione ionica prende nome da Ione figlio di Nauloco ucciso da Ercole perché infestava le strade con il brigantaggio.
Il castello di Alchippe fu costruito da Marsia re di Lidia che sparì nel Lago Fucino.
Giasone edificò il tempio di Giunone Argiva, Pelope fondò Pisa.
I Dauni discesero da Cleolao figlio di Minosse, gli Iapigi da Iapige figlio di Dedalo, i popoli tirreni da Tirreno re di Lidia.
Cora fu fondata da Cardano, Argilla dai Pelasgi, Falisca dal greco Aleso, Faleria da Falero, Tescennio dai Greci, Partenio dai Focensi, Tivoli da Catillo di Arcadia, figlio di Anfiarao che ebbe tre figli: Tiburto, Cora e Catullo.
Ulisse edificò nel Bruzio il tempio di Minerva.
Prima di Augusto Napoli si chiamò Partenope dal nome di una sirena ivi sepolta.
Preneste ebbe il nome da Preneste diglio di Latino; Filottete fondò Petilia ed Arpi; Benefendo fu fondata da Diomede, Padova da Antenore, Metaponto da gente di Pilo in Acaia, Sibari dagli Ateniesi, Ancona e Gabi dai Siciliani, Taranto da quelli di Eraclea, Pesto dai Dori, Crotone dagli Achei. Ad Aricia Oreste consacrò un tempio a Diana.
I fratelli Messapo e Peucezio colonizzarono la Calabria. Palinuro prese il nome dal timoniere di Enea, Miseno dal suo trombettiere, la sua nutrice Caieta fu eponima di Gaeta, la moglie Lavinia di Lavinio.
Enea giunse in Italia durante l'estate successiva alla caduta di Troia, consacrò un simulacro a Venere nel territorio di Laurento e ricevette il Palladio da Diomede.
Ricevette cinquanta iugeri di terra da Latino e vi regnò per trentadue anni prima di scomparire.
Ascanio fondò Albalonga, i Tizi fondarono Nola, quelli di Eubea Cuma. Nei pressi di Cuma è il tempio della Sibilla, autrice dei Libri Sibillini.
La Sibilla li offrì a Tarquinio il Superbo ma insoddisfatta del prezzo ottenuto ne bruciò due, gli altri andarono distrutti in un incendio ai tempi di Silla.
Secondo Bocco, Omero inserì fra i suoi molti versi della Sibilla Delfica che aveva predetto le vicende di Troia.
La Sibilla Eritrea aveva predetto le cose di Lesbo.
L'Italia, compresa fra il Tirreno e l'Adriatico, è più lunga che larga. A sud la penisola si divide in due rami. Qui si trovano Taranto, il fiume Crati, i boschi di Reggio, le valli di Pesto, quindi la Campania, i Campi Flegrei, la casa di Circe, Terracina.
Da Augusta Pretoria a Reggio la distanza è di 1.200 miglia, la larghezza della penisola varia da 40 a 410 miglia. Il centro è Rieti.
Il primo mare d'Europa comincia a Gades e termina a Locri, qui inizia il secondo che arriva ai monti Acrocerauni.
Il secondo mare è più chiaro a causa dei sedimenti apportati dal Po, che i Greci chiamano Eridano.
Fra i popoli italici sono gli Irpi che ogni anno sacrificano ad Apollo sul Monte Soratte, i Marsi immuni al veleno dei serpenti perché discendenti da Circe. Secondo Celio, Circe, Medea e Angitia furono figlie di Eeta.
Nel territorio di Amicle vivono vipere velenosissime, i boa di Calabria succhiano il latte delle mucche e raggiungono dimensioni eccezionali.
In Italia vivono anche lupi di una razza particolare e delle linci la cui urina si solidifica in pietra preziose simili all'ambra dotate di virtù terapeutiche.
Le cicale di Reggio non cantano, quelle di Locri cantano più delle altre.
Nel mare Ligustico si trovano ramoscelli di una sostanza molle cha tratti fuori dall'acqua solidificano e diventano rossi (corallo), se ne fanno ornamenti.
Una bellissima gemma variegata detta sirtite si estrae in Lucania.
In un'isola prossima alla costa pugliese nidificano uccelli simili alle folaghe dette uccelli di Diomede. Secondo la leggenda discendono dai compagni di Diomede che furono mutati in uccelli e, stando a Solino, si avvicinano alle persone se sono greche, altrimenti le attaccano.
A nord l'Italia confina con la Dalmazia abitata da genti di origine troiana e con la provincia Narbonese dove i Greci fondarono Marsiglia. Questa regione è bagnata dal Rodano, fiume molto impetuoso. Caio Mario, dovendolo superare, ordinò che si scavassero delle fosse per rallentare la corrente.
Vi si trovano anche le Acque Sestie, sorgenti di acqua calda.
Capitolo VIII - Di alcune isole del Mar Tirreno
Fra le isole del Tirreno, Solino cita Pandataria, Procida, l'Elba ricca di ferro, la Capraia e la Corsica.
La Corsica fu abitata dai Liguri, Mario e Silla vi dedussero colonia. Vi si trova una pietra molto preziosa detta catochite.
Capitolo IX - Della Sardegna
Eponimo della Sardegna fu Sardo, figlio di Eracle. Ma Solino nega questa paternità ed afferma che Sardo provenisse dalla Libia.
Altro importante colonizzatore fu Norace, di origine iberica, proveniente da Tartesso.
Quindi Aristeo fondò la città di Carace unendo insieme genti di due diverse etnie.
Aristeo generò Iolao.
In Sardegna non nascono serpenti ma nelle miniere d'argento si trova un ragno molto velenoso detto solifuga perché evita la luce del sole. E' tossica anche l'erba sardonia che produce contrazioni tali che gli avvelenati sembrano morire ridendo.
I Sardi usavano conservare per l'estate l'acqua delle piogge invernali. Si trovavano nell'isola fonti calde e salubri che potevano curare molte malattie ma si diceva che rendessero ciechi i ladri che negavano il proprio reato.
Capitolo X - Della Sicilia
La Sicilia ha forma triangolare, con i vertici in Pachino, rivolto al Peloponneso, Peloro rivolto all'Italia e Lilibeo verso l'Africa.
La regione di Peloro è amena e salubre, vi sono tre laghi presso i quali è piacevole cacciare o pescare, ma uno dei tre è sacro ed è proibito bagnarvisi perché le acque hanno effetti letali.
In quella zona è anche la città di Messina, opposta a quella di Reggio sulla costa italiana.
Il mare di Pachino è ricco di tonni e di ogni altro tipo di pesce.
Sul promontorio Lilibeo si trova il sepolcro della Sibilla.
L'isola ebbe il nome di Sicania dal re Sicanio, quindi quello di Sicilia da Siculo figlio di Nettuno. Molti Greci vi fondarono colonie.
L'artefice Dedalo visse in Siracusa.
I maggiori monti siciliani sono l'Erice e l'Etna, quest'ultimo sacro a Vulcano.
Nonostante l'attività vulcanica la sommità dell'Etna è sempre innevata.
In Sicilia visse Archimede, inventore ed architetto, vi si vedono le spelonche dei Ciclopi e dei Lestrigoni.
In un luogo detto Campo Ennense di trova la voragine dalla quale uscì Plutone per rapire Proserpina, da qui Cerere iniziò a divulgare l'architettura.
La Fonte Aretusa (Siracusa) ed il fiume Alfeo (Grecia) sono in comunicazione.
Si diceva che l'acqua di un fiume presso Kamarina non si mescolasse al vino se attinta da persona impudica.
Il sale di Agrigento immerso in acqua "fa strepito" (sodio ?), l'isola è ricca di saline e con il sale si fanno anche delle statue.
Nel paese di Termini nascono canne ottime per costruire strumenti musicali.
Capitolo XLIII - Della Libia
Nel deserto della Libia abitano genti dette Atlantiche "prive di ogni umano costume" che odiano la luce del sole e si astengono dall'uccidere gli animali.
Vi sono anche i Trogloditi, abitatori di caverne che vivono in volontaria povertà, non hanno un linguaggio articolato e si nutrono di carne di serpente. Presso di loro si trova una rara pietra preziosa detta hesecondtalito.
Gli Angili adorano gli dei infernali e condividono le loro donne.
I Gafasanti vivono isolati ed evitano di combattere.
Dei Blemmi si dice che nascano senza testa ed abbiano gli occhi e la bocca sul petto.
Satiri ed Egipani hanno di umano solo il volto.
Gli Himatampodi strisciano al suolo a causa delle loro gambre atrofizzate.
Infine i Farusi discendono da quanti accompagnarono Ercole nell'impresa delle Esperidi.
Capitolo LXVIII - Di Babilonia, dell'Oceano Atlantico, delle Isole Gorgone e delle Fortunate
Capitale dei Caldei, Babilonia fu fondata da Semiramide. Si trova presso il fiume Eufrate ed è circondata da una possente cinta di mura. Vi si trova il tempio di Belo ritenuto inventore dell'astronomia.
Quanto all'Oceano Atlantico, Solino attinge all'opera di Giuba II che ne descriveva approssimativamente le dimensioni e le coste e sosteneva che fosse navigabile fin oltre il promontorio Drepano.
Le coste arabiche sono infestate dai pirati.
In Etiopia abita un popolo di Trogloditi velocissimi nell'inseguire le prede nelle loro battute di caccia, e gli Ictofagi, straordinari nuotatori.
Le isole delle Gorgoni furono abitate da quegli esseri.
Senofonte di Lampsaco narrava che i Cartaginesi vi catturarono due femmine della popolazione locale tanto pelose che le loro pelli furono esposte al pubblico stupore nel tempio di Cartagine.
Più ad occidente, a largo della Mauretania, si trovano le Isole Fortunate. La prima si chiama Ombrio, è lussureggiante e disabitata. Nella seconda, Giunonia, si trovano alcune piccole case.
Un'altra isola di nome Giunonia è deserta; seguono Capraria ricca di lucertole, Nivaria dal clima nuvoloso, Canaria che prende il nome dai suoi grandi cani.

 ESCAPE='HTML'