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SESTO EMPIRICO (180 d.C. ca. - 220 d.C. ca.)

SESTO EMPIRICO

Sèsto Empirico (greco  Σέξτος ὁ ᾿Εμπειρικός , latino Sextus Empiricus) (filosofo e medico greco, 180 d.C. circa - 220 d.C. circa).
Della sua vita non si conosce nulla con certezza: ci è ignoto il suo paese d'origine. Sembra che fosse africano di nascita (il lessico ed enciclopedista bizantino Suida lo cita come “Sextus Africanus”) e soggiornò ad Alessandria, Atene e Roma). Fu soprannominato “Empirico” in quanto appartenente alla scuola medica empirica (secondo cui è impossibile conoscere le cause reali di una malattia: si possono solo osservare gli effetti, eventualmente benefici, che i farmaci hanno sul malato) e ciò nonostante lo stesso Sesto affermi che fra le correnti mediche, quella che più si avvicinava allo scetticismo fosse quella metodica.
Le sue opere rappresentano per noi la fonte più importante per la conoscenza dello scetticismo all’epoca di Sesto ma anche di molte altre correnti scettiche precedenti, a cui spesso Sesto si appoggia.
In ordine prettamente cronologico, delle opere pervenuteci, ricordiamo:
-le “Pyrrhoneae Hypotyposes” (o Lineamenti pirroniani o Schizzi pirroniani), in 3 libri, un compendio della filosofia pirroniana ovvero scettica (Pirrone di Elide era stato il fondatore dello scetticismo). In tale opera Sesto si prefigge di sottolineare l’originalità del pensiero pirroniano distinguendolo e difendendolo da quello di altre correnti definite impropriamente scettiche (Democrito, Platone, Clitomaco ma particolarmente gli Accademici Carneade ed Arcesilao che avevano finito per negare l’assunto fondamentale della dottrina pirroniana, vale a dire la sospensione del giudizio (epochè). Carneade sostituendolo col criterio del “persuasivo” (piqanon) ed Arcesilao con quello del "ragionevole" (eulogon). Per questo anche Arcesilao e Carneade erano per Sesto scivolati nell’aborrito dogmatismo.
Come avevano affermato, dopo Pirrone, Enesidemo ed Agrippa, con dieci tropoi e cinque tropoi (argomentazioni) si dimostrava vana ogni pretesa di giungere ad affermazioni assolutamente ed universalmente valide. Era necessaria pertanto la sospensione del giudizio (epochè) contro le varie forme di dogmatismo. La filosofia (scettica) non poteva e non doveva quindi giudicare tra cose vere e cose false ma solo prendere atto che anche i fenomeni così come si presentano non sono altro che frutto della propria visione soggettiva, influenzata da elementi contingenti, quali, ad esempio, "la tradizione di leggi e consuetudini". La continua ricerca ('skepsis”, da cui proviene il termine "scetticismo") e l'indagine dei fenomeni portava dunque il filosofo a non potere scegliere quale fosse la verità oggettiva e a non poter dare il proprio assenso ad una particolare visione del mondo, in quanto pensieri e fenomeni tra loro contrapposti erano destinati ad opporsi con uguale forza persuasiva.
Naturale conseguenza dell’epochè (ma non fine precipuo del filosofo) sarebbe poi stata l’ataraxia (ἀταραξία) - assenza di turbamento.
-Sesto Empirico scrisse poi un’opera scettica contro coloro che in generale detengono le diverse forme di sapere e pretendono di possedere dottrine definitive e certe (dal greco máthema), chiamata appunto Adversus mathematicos  (Πρὸς μαϑηματικούς) , in 11 libri. Nei primi sei libri distrugge la pretesa di scientificità della stragrande maggioranza delle discipline (Adversus mathematicos vero e proprio) e si rivolge contro grammatici, retori, matematici, geometri, astrologi e musici mentre negli altri cinque libri sottopone a serrata confutazione le filosofie dogmatiche (Adversus dogmaticos  -  Πρὸς δογματικούς -) rivolgendosi contro gli stoici, i logici, gli etici ed i fisici, definiti dogmatici in quanto ritengono di poter asserire dottrine (δόγματα) vere.
Inoltre dalla tradizione sono a lui attribuite opere mediche (comprendenti le Memorie mediche e le Memorie empiriche) andate perdute insieme ad un trattato Sull'anima.