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SERGIUS di RESHAINA (VI sec. d.C.)

SERGIUS di RESHAINA

Sergius (Serge o Sergio di Reshaina) (medico, traduttore e filosofo siriano, vissuto nel VI sec. d.C., nato a Teodosiopoli, Siria - morto a Costantinopoli il 536 d.C.).
Studiò medicina ad Alessandria d’Egitto – ove ebbe modo di entrare in contatto con esponenti della filosofia neoplatonica, tra i quali Ammonio di Ermia (Ἀμμώνιος ὁ Ἑρμείου) - e dove cominciò la sua professione sia di insegnante che di medico praticante, professione che continuò, quale medico Archiatra (ἀρχιατρός), nella città natale di Teodosiopoli di Siria (detta appunto ayna Resh '), sita nella Mesopotamia settentrionale tra Edessa e Nisibi.
Quale sacerdote si schierò inizialmente a favore della dottrina cristiana e della mistica nestoriana, spingendosi culturalmente anche a coltivare i principi propri della dottrina ascetica dell’esicasmo, di cui fu divulgatore Evagrio Pontico; rifuggì però sempre ogni ortodossia e fanatismo. In questo campo si prodigò anche per la divulgazione di molte opere a carattere religioso, tra cui in primis il Corpus dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita (un’opera dalle complesse caratteristiche dottrinali e terminologiche che mostrava una certa contiguità con le speculazioni filosofiche neoplatoniche) e di cui fu il primo traduttore in lingua siriana.
Le traduzioni di Sergius si spinsero prevalentemente anche nei campi della medicina, a lui molto congeniale, della filosofia, della logica e della fisica astronomica (campo in cui scrisse anche due trattati sul Sole e sulla Luna), con l’intenzione di integrarne i principi nella quotidianità della vita del suo paese senza relegarli nel campo della mera speculazione e della divulgazione prettamente dottrinale. In ogni campo si distinse per la sua metodologia ed abilità quasi trasmutando in magie sia le traduzioni dei trattati antichi che le divulgazioni delle correnti religiose e filosofiche a lui più vicine cronologicamente e culturalmente. Tra queste opere, ricordiamo qui i primi trattati galenici con cui venne a contatto già ai suoi tempi alessandrini, della qual cosa troviamo conferma negli scritti del famoso studioso e traduttore Hunain ibn Ishaq. Ma in verità quest’ultimo – pur se con molte riserve sull’abilità di traduttore di Sergius - ci testimonia come questi avesse in realtà tradotto ben 26 testi medici galenici, tra cui il “De Simplicibus” (in verità sono ben 37), il che ci porta a pensare come la sua attività tendesse, come già sopra detto, a divulgare una cultura piuttosto che singole opere.
Tra le altre traduzioni di Sergius, ricordiamo qui la Historia Ecclesiastica dello scolastico Zaccaria di Mitilene ma soprattutto il Commento in sette Libri alle Categorie (Κατηγορίαι) filosofiche di Aristotele, una sezione che – dopo la morte del grande filosofo greco - sarebbe stata raggruppata da Andronico di Rodi nel complesso chiamato “Organon”. Ancora, l'Isagoge (Εἰσαγωγή), ovvero l’introduzione alle Categorie aristoteliche scritta dal filosofo greco Porfirio (Πορφύριος). In campo medico, oltre a Galeno, avvicinò anche il pensiero ippocratico tanto da essere considerato il primo, il più completo ed il più competente traduttore delle opere mediche greche in siriaco.
Ma riportiamoci un attimo sulla metodologia delle sue traduzioni: laddove cioè le sue varianti, tra cui aggiunte o prolungamenti più che omissioni, sembrano essere dovute alla volontà di esemplificare il più possibile il testo originale, soprattutto in presenza di termini assenti dalla sua lingua siriaca. Ma la forma non servile in cui veniva pur resa la traduzione, dovuta alla preoccupazione di rendere intelligibili i concetti, non pareva voler mai soverchiare prepotentemente l’essenza propria del testo originale. E come discendente da Peprōmenē veniva concepito il fato che si calava nella realtà del mondo, così Sergius coi suoi testi pare voler ascendere, nel teatro del mondo mesopotamico, alla figura di colui che era stato prescelto per destinare la sua madrelingua siriaca ad abbracciare i principi della filosofia e cosmologia aristotelica e della medicina ellenistico-ippocratica.