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SERAPIONE il Vecchio (IX sec. d.C.)

SERAPIONE il Vecchio

Serapione il Vecchio (o Yū Anna ibn Sarābiyūn o Yahyà ibn Seraphiùn o Giano/Jano Damasceno) – (medico arabo, nato a Damasco, Siria, IX sec. d.C.).
Il merito della civiltà araba fu quello di non aver disperso l’eredità delle scienze mediche e farmaceutiche lasciatale dalla decadente civiltà occidentale ma di averla considerata una ricchezza da studiare ed assimilare. Nei territori della conquista araba rimase fiorente il centro di Alessandria d’Egitto e durante questa prima fase, che si concluderà 2-3 secoli dopo l’Egira, l’impegno fondamentale dei principali rappresentanti della medicina araba fu quello del recupero e della traduzione dei testi della tradizione classica greco-latina e della sintesi di quel sapere con le prescrizioni sanitarie coraniche e con la cultura sapienziale alessandrina. Molti dei suoi esponenti seppero quindi rappresentare un anello di congiunzione tra le due culture. Mesuè il Vecchio fu il primo vero traduttore in arabo dei testi classici. Gli seguì Johannitius Onan (Hunayn ibn Ishaq, nato nell’ 809 d.C.), il quale tradusse dal greco in arabo tutte le opere di Galeno, Paolo di Egina, la “Materia medica” di Dioscoride e l'intero “Corpus Hippocraticum”.
Appartenne al IX sec. d.C. anche Yū Anna ibn Sarābiyūn. Greco di origini, nato in una provincia sotto la chiara influenza araba, si sforzò di raccogliere le massime dei più famosi medici greci e di confrontarle coi dogmi e metodi del suo tempo cercando di conciliare le concezioni della medicina araba con quelle del mondo greco. In ʻAlī Ibn Al-ʻAbbās Al-Maǧūsī troviamo rappresentato e riportato questo processo privo di cesure, dalla cultura greca a quella musulmana, come uno sviluppo assolutamente naturale, senza che l’una lingua avesse diritti di predominanza sull’altra. Anzi, la lingua araba si aprì anche a termini che non le erano propri: nel caso di Serapione e della sua raccolta, il termine kunnāš (raccolta di scritti, termine derivato dal siriaco kūnāšā, e già impiegato per i settanta libri di Oribasio) andò a designare in arabo questo genere letterario, corrispondente alle “sinossi” o “pandette” greche. Il  kunnāš (compilazione, raccolta di scritti) di Serapione è databile intorno all'873 d.C.. Al-Maǧūsī  gli rimproverò comunque di avervi trascurato la chirurgia, nonché numerose malattie ed i loro sintomi e, quindi, di avere scritto un’opera poco sistematica ed imperfetta.
Il libro di Serapione, scritto in siriaco sulla traccia del bizantino Alessandro di Tralles, simile alle Pandette, prese il titolo di Aggregatur (Casiri, vol. I, p. 261 – Assemani, vol. II, p. 307) che Gerardo da Cremona trasmutò poi in “Practica”, conosciuta come “Breviarium medicinae” ed Albanus Torinus in “Therapeuticae methodi, hoc est, curandi artis” libri VII. partim Albano Torino, Vitodurano, Paraphraste; partim Gerhardo Jatro, Cremonensi, Metaphraste (edizione pubblicata a Basilea nel 1543, meno fedele al testo originario di quella di Gerardo da Cremona). Tale libro fu tradotto in lingua araba da Musa-ben-Ibrahim-Hhodaith.  (1)
Nell’opera Serapione si applicò in riflessioni ed osservazioni del tutto originali di carattere medico e nel dare indicazioni sulla preparazione di vari  medicamenti. Vi cita una specie di cefalgia, che gli Arabi distinsero da qualunque altra in quanto colpiva prevalentemente le tempie e che chiamarono “soda”, tanto erano forti e lancinanti i dolori quasi da fendere il capo. Essa era cagionata, secondo l’autore,  da ciò che Erasistrato di Ceo aveva definito ripienezza ed il solo rimedio era ritenuto un olio finissimo di rose che veniva dalla Persia. Le vertigini, poi, sempre secondo l’autore, derivavano da ventosità che risalivano dallo stomaco e da altri visceri e passavano poi alla testa per le arterie poste dietro le orecchie. Per questo male, quindi, l’unico rimedio era il legare questi due passaggi arteriosi.
Tra l’altro, definisce col termine “hada” o gobba, la rachitide; si sofferma sullo studio della tisi dovuta a vizi interni ai polmoni ovvero ad umori che vi sarebbero scesi provenienti dal capo. Un’altra sostanza, questa volta discesa dai ventricoli del cervello allo stomaco, avrebbe poi dato origine alla febbre. Si sofferma sulla sintomatologia della calcolosi della milza e del fegato e fa derivare l’itterizia dalla milza, che dice collegata al fegato. Il diabete lo spiega con un cattivo funzionamento dei reni. Fu ancora il primo a descrivere un esantema sotto la denominazione di “essera” con una eziologia diversa a seconda che si presentasse di color rosso o rossiccio. Riconosce poi nel predominio dei vari umori del corpo (fra cui l’atra bile derivante dalla corruzione della bile naturale distinta da quella derivante dalla putrefazione del sangue) la causa dei vari tipi di lebbra. Afferma che le crisi isteriche provengono da mancanza di coito. Tra l’altro, propone anche alcuni rimedi, come nel caso dell’idrofobia nonché della dissenteria (per quest’ultima raccomanda l’assunzione di latte cotto dopo avervi immerso un sasso o un ferro arroventato).
Riguardo le idropisie, notò come esse si esacerbassero sotto il metodo riscaldante e sanassero invece sotto quello refrigerante.
La traduzione di Serapione ad opera di Gerardo da Cremona e le altre traduzioni di epoca medievale furono rivisitate e revisionate ad opera del medico ed arabista Andrea Alpago (1450 ca.-1521) ("Serapionis medici Arabis celeberrimi Practica... quam postremo Andreas Alpagus Bellunensis medicus, et philosophus idiomatisque Arabici peritissimus, in latinum convertit..." ) /altro tit. a f. Ir: "Liber Ioannis filii Serapionis, noviter ex Arabico in latinum traductus..." /"al-Kunnāsh" (Zibaldone) di Yūḥannā (o Yaḥyā) ibn Sarābiyūn (sec. IX), nella redazione minore in sette libri, Venetiis, Giunta, 1540/. Alcune loro versioni le troviamo stampate più volte dopo il 1479, a Venezia, a Basilea, Lione e Strasburgo, sotto il titolo di “Practica, dieta breviarium. Liber de simplici medicinae, dictus circa instans”. Il medico siriano cristiano, in epoca rinascimentale, venne considerato, sotto il nome di Serafione o Serapione, una delle massime autorità della medicina araba e la sua opera fu commentata, tra gli altri, da Giovanni Marcanova (da/de Mercatonovo). Sue citazioni le troviamo, poi, in altri autori quali Antonio Cermisone, Gregorio d'Arezzo (in Fiori di medicina, attribuzione incerta) mentre in Ulisse Aldrovandi (II volume di Ornitologia, 1600) rimangono dubbi se i riferimenti siano a Serapione il Giovane.
Il medico e filologo Albanus Torinus gli diede il nome di Jano Damasceno (Janus Damascenus) perché nativo della città di Damasco. Ci restano alcuni testi sotto questo nome, sotto forma d’aforismi, fra i quali uno di terapia medica e uno sulla guarigione delle febbri. Queste opere furono tradotte dall'arabo in latino ad opera di Gerardo da Cremona. Il libro degli Aforismi fu stampato per la prima volta a Bologna nel 1489, in 4., ed in seguito ristampato più volte. Un Trattato di Terapeutica pure porta il suo nome, è in sette libri e fu stampato a Basilea nel 1543, in fol..
Egli, da allora, è stato scambiato talora con Mesuè il Vecchio, altre volte, quale Damasceno, non venne identificato con Serapione il Vecchio, altre volte ancora venne confuso con Serapione il Giovane, il quale, per alcuni autori, visse però in Marocco e nella Spagna del XII sec. d.C.. Per quanto riguarda infine la sua data di nascita, solo per citare alcuni autori: l’Eloy lo collocò nel IV sec. d.C., sotto l’impero di Valentiniano, fratello di Graziano, e di Teodosio, René Moreau verso l’anno 742, Wolfgang Justus verso il 1066 ("Cronologia omnium illustrium Medicorum"). Ma la prova che il Damasceno è persona diversa da Serapione il Giovane e che la sua esistenza va inquadrata al principio del IX sec. d.C. sta nel fatto che egli venne citato da Rhazes nel "De Variolis et Morbillis" (p. 227. Lond. 8. 1766) e a sua volta cita Hhonain (Ḥunayn) e Masawayh (Mesuè) il Vecchio. Questa difficoltà storica fu chiarita definitivamente da Heusler ("Della lebbra occidentale", p. 4, Haller, bibl. pract. vol. I, p. 343) e la sua opinione fu condivisa dallo Sprengel.

 

(1) Dagli incunaboli di “Ars Medica” (invent.1993) della Biblioteca dell’Università di Barcellona si evince quanto segue:

18.-INC. 657. SERAPIONI, IOHANNES. Breviarum Medicinae. Venetiis. Bononetus Locatellus, 1496. HAIN-COP. 14695, PROCTOR, 50841. -Catalogo ... 5332.
SERAPIONI, IOHANNES. Breviarium medicinae (latine). Gerardo Cremonensi interprete. IOHANNES SERAPIONI (Jr): Liber aggregatus in medicinis simplicibus (latine). Simone ianuensi interprete…
Al fol. 1 si fa cenno a Serapione:…. In lettere gotiche e con doppio alfabeto maiuscolo e minuscolo: Practica Io. Serapionis dicta /breviarium / Liber de simplici medicina dictus circa instans Practica platearii”…(A mano si aggiunge:) ”Initium Sapientie timor Domini”.
Al fol. 2 si fa cenno al Trattato di Serapione, il cui testo inizia: "Tractatus primus breuiarii Ioannis filii Serapio(n)is medici/ ... Incipiamus / cum auxilio Dei .. ". Sono 7 trattati divisi in capitoli.
-I (32. cap.) Egritudinibus capitis De: De caluitio et alopitia et tyria .. de vertigine ... de soda ... de melancolia .... de epilepsia. ".. chiude il cap. XXXII .. –
-II. ... Agregationis Ioannis filii Serapionis (29 cap.) De obtalmia ... di egritudinibus cordis ....
- III (32 cap ..) De stomacho et ventre et egritudinibus ...
-IV. (30 cap.) : De debilitate epatis ... de cautela a dolore iunctarurn et podagra.
-V. (36 cap.) De egritudinibus in cute facieis ... de doloribus et…accidentibus in facie.
-VI. (20 cap.) De causis febris effimere ... de corporibus que revolvuntur cum sudore et cura eorum.
-VII (37 cap.) De rebus quas oportet premittere et quas oportet cognoscere illum quod est voluntarius super compositionem medicinarum per viam rectitudinis ... De mensusris (et) ponderibus;
Al fol. 86: Et Hunc librum tra (n) stulit magister Gerhardus Cremonensis in collecto de arabico in latinum. Descriptio mugath experti R. (ub.) euforbii (et) spice inde piperis albis et synonima Serapionis (in ordine alfabetico). Inizio: Alliafef vel alchases id est puncti rubei…
Al fol.90: Zuferant radix mandragore (dopo l'elenco alfabetico dei prodotti)
Al fol. 92: Incipit Serapionis aggregatus in medicinis sim / plicibus s(ecundu)m translationem Symonis Januensis i(n) terpre/te Abraam iudeo tortuosiensi de arabico in latinum. Incipit Serapionis. . Postq(uam vidi librum Dioscoridis .... Nel trattato De substanciis medicinarum. De virtutibus ...(fo1.93- 94): Divisio medicinarum s(ecundu)m virtutes primas (et) numeratio ipsarum per gradus / Numeratio medicinar(um) equaliu(m) temp(er)ate compl(exi)onis... (termini come: citrum, macis ... sparagus, olive ...
Al fol. 95: Sermo de maturativa medicina De medicina indurativa. De glutinativa et opilativa medicina ...
Vi è impresso: v."Impressum Uenetiis mandato et expensis nobilis viri domini Octaviani Scoti ciuis Modoetiensis per Bonetu(m) Locatellu(m) Bergomense(m), 17 kal. januarias 1497." e la sigla di stampa.