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SCOTOTROPISMO

Etimologia : dal greco  σκότος  , skotos  “oscurità” + dal greco τρόπος , trŏpŏs  per der. dalla radice greca τροπ-ο  , trop-o / correl. a τρέπω , trèpo  “mi rivolgo, mi giro” e  τροπή  , tropé  “svolta, rivolgimento” /.
Movimento di riposizionamento per accrescimento (od orientamento) tropico. Viene innescato in senso orizzontale negli apici dell’organo di una pianta da uno stimolo esterno determinato da una zona d’ombra (letteralmente “movimento verso l’oscurità”).
E’ caratteristico, ad esempio, delle piantine di Monstera gigantea, una specie sudamericana di liana tropicale, che crescono verso l’ombra formata dal tronco dell’albero più vicino, che fa loro da sostegno. Una volta raggiunta la zona d’ombra, le piante cessano il loro movimento scototropico in quanto sono oramai in grado di dirigersi in verticale verso la luce (fototropismo positivo) divenendo così autonome per il processo di fotosintesi. Contemporaneamente entrano in gioco anche risposte a stimoli di natura gravitazionale (gravitotropismo negativo, con la crescita verso l’alto) e di natura tattile (tigmotropismo) che garantiscono il contatto col fusto.
La teoria dello scototropismo venne proposta per la prima volta nel 1975 da Donald R. Strong, Jr. e Thomas S. Ray, Jr. su un articolo della rivista Science (190: 804-806). Dopo ulteriori esperimenti, Thomas S. Ray, Jr. la riprese durante la sua tesi specialistica presso la Florida State University e la tesi fu, poi, nuovamente espansa nella sua tesi di dottorato di ricerca all'Università di Harvard.