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RUDIO Eustachio

RUDIO Eustachio

Eustachio Rudio (noto anche, tra altro, come Eustachius Rudius Bellunensis o con lo pseudonimo di Ioannes Donatellus Castilionensis) (medico italiano, Belluno, 1548 – Udine, 1612).
Fu principalmente uno studioso della struttura e delle
funzioni del cuore e delle arterie. Nel 1599 successe ad Alessandro Massaria (1510 – 1598) alla cattedra di Medicina dell’Università di Padova. Vi fu chiamato dal Doge Marino Grimani (1532 – 1605) a seguito della morte del Massaria “...et avutasi buona informatione della virtù et dottrina di D. Eustachio Rudio...”, die 15 octobris 1599. Come si legge nell’Archivio Storico di Belluno (G. Maggioni), lo stesso Doge Grimani lo avrebbe successivamente riconfermato nell’incarico per altri sei anni. Qui ebbe anche contatti col famoso anatomista e chirurgo Girolamo Fabrici d'Acquapendente (1533-1619), anche se i loro rapporti culminarono in un’aspra contesa nel 1608; tanto che, in una sua lettera, il letterato Lorenzo Pignoria (1571 – 1631) ebbe a lamentare: “qui non abbiamo altro di nuovo che certa briga tra’ Signori Acquapendente e Rudio...”.
Intanto, nel 1598 era giunto a Padova – allora la prima al mondo per fama – William Harvey (1578 – 1657),  il quale sarebbe poi diventato famoso per essere stato il primo a descrivere dettagliatamente sia il sistema circolatorio che le proprietà del sangue che veniva pompato dal cuore. Questi fu dapprima allievo dello stesso G. F. d’Acquapendente e successivamente, sino all’anno del suo dottorato, nel 1602, di Eustachio Rudio.
Successivamente l’Harvey, nei suoi scritti, non avrebbe più fatto menzione del nome del suo maestro Rudio. E ciò fu rilevato anche dal Prof. Giovanni Maria Zecchinelli (1776-1841). Non a caso quest’ultimo, in occasione dell’incoronazione a Milano di S.M.I.R.A. Ferdinando I, ebbe a far pubblicare la sua disquisizione “Delle dottrine sulla struttura e sulle funzioni del cuore e delle arterie che imparò per la prima volta in Padova Guglielmo Harvey da Eustachio Rudio: e come esse lo guidarono direttamente a studiare, conoscere e dimostrare la circolazione del sangue” (Padova, 1838, attualmente in Annali universali di medicina, 1839, serie 1, vol. 89, Fasc. 265). Su tale disquisizione (che traduce in “On the Doctrines respecting the Structure and Functions af the Heart and Arteries, first learned from Eustachio Rudio by William Harvey, and which were his direct guide to the study, recognition, and demonstration of the Circulation of the Blood. A dissertation by Giovanni Maria Zecchinelli.”, Padua, 1838) John Forbes (The British and Medical Review..., 1840, p. I – art. XVI) si astiene da un giudizio finale e fa solo rilevare come E. Rudio sia giunto a Padova un anno dopo W. Harvey. Anche se ciò non significa che il Rudio non abbia potuto avere Harvey come allievo. G.M. Zecchinelli reclamava espressamente la gloria tributata dagli inglesi a W. Harvey ai medici italiani che lo avevano formato, tra i quali lo stesso Rudio, ed affermava che ad Harvey non spettasse alcun merito. Naturalmente Zecchinelli alludeva anche al fatto che lo stesso Rudio avesse avuto l’opportunità di avviare Harvey alla lettura delle opere di Andrea Cesalpino (1519 – 1603), di Michele Serveto (1511 – 1553), di Matteo Realdo Colombo (1516 – 1559) e di Giulio Cesare Aranzi (1530 – 1589).
Da quanto riportato da Carlo Giuseppe Annibale Omodei, (1779-1840), il famoso clinico Giuseppe Antonio Testa (1756-1814) avrebbe definito il Rudio “verbosissimus et inutilis scriptor” e che fu scrittore teorico che mai aveva visto malati per patimenti di cuore; lo storico Giacomo Barzellotti (1844 – 1917), dal canto suo, non sarebbe stato d’accordo con le citate affermazioni dello Zecchinelli asserendo che il Rudio non avesse avuto alcun merito che invece andava riconosciuto tutto ai suoi predecessori, sui testi dei quali aveva studiato.
Ma, scendendo più nel particolare, quella dello Zecchinelli non era stata una cieca ed acritica difesa del Rudio. Anch’egli, dopo aver riconosciuto al Rudio qualche merito, tra cui quello di aver affermato che le valvole cardiache si aprissero e si chiudessero per dar passaggio al sangue ed impedirne il ritorno, ebbe ad aggiungere che tale funzione era già stata indagata, una ventina di anni prima, dal Cesalpino, rispetto al quale il Rudio stesso non aveva uguali conoscenze mediche nel campo della circolazione cardiaca (ad es. la media e grande circolazione). O almeno, concludeva, ciò è quello che appariva dalle sue opere. Quindi anche per lo Zecchinelli la gloria da attribuire al Rudio sarebbe stata ben poca.
Curzio Sprengel, riguardo ai riconoscimenti attribuiti a W. Harvey, nella sua “Storia prammatica della medicina” (Venezia, 1814) aveva ad affermare: “...io non esiterei un istante a riguardarlo per l’inventore della grande circolazione...” esprimendosi a favore di Andrea Cesalpino (1519 – 1603).
Ancor prima della sua esperienza patavina, il Rudio aveva pubblicato il primo Trattato [“De virtutibus et Vitiis Cordis” (1597)] di cardiologia che trattava principalmente delle palpitazioni e della sincope, ma anche delle infiammazioni e, ancor prima di Ercole di Sassonia, dell’idropericardia; durante la sua residenza a Padova pubblicò il secondo Trattato di cardiologia dal titolo “De Naturali atque Morbosa Cordis Constitutione” (1600).
Come possiamo anche riscontrare negli “Annali universali di medicina” di Annibale Omodei, 1839- vol. XC), Rudio nei due trattati inizialmente parla dell’intero muscolo cardiaco e quindi delle sue varie parti (dell’anatomia del cuore parla nel secondo trattato).
Osserva che il volume del cuore, rapportato ad altri organi quali fegato, cervello ed altri, risulta più piccolo; ne trae la conclusione che ciò possa agevolare la sua attività e che la sua posizione lo renda meno esposto alle offese esterne. Tuttavia anche quest’organo può essere soggetto a varie patologie, tra cui le infiammazioni, i tumori e l’infezione che lui noma “risipola”. Laddove si ostruiscano i vari orifizi cardiaci, non vi è cura possibile. Così in genere anche per le risipole e le infiammazioni. Ancora, tratta delle palpitazioni, tra cui distingue quella c.d. “vera” (che non dipende da stati d’animo alterati ovvero da sensazioni, febbre o inedia) che a tutte le età può assalire il cuore senza evidenti alterazioni patologiche. Quindi considera la sincope come non ascrivibile a malattie in quanto la considera un “sintomo di lesa funzione cardiaca”.
La morte repentina, poi, si può verificare nelle persone che presentino un polso intermittente e meno frequente.
Tra i rimedi per le varie patologie, sulla scia della terapeutica galenica, propone il salasso, che può rivelarsi utile a chi soffra di palpitazioni, sempre naturalmente in proporzione alla gravità della patologia. Tra i farmaci distingue poi quelli “frigidi” (come ad esempio la canfora) da quelli “caldi” (come ad esempio il muschio ed il castoreo).
Dalla “Storia della Medicina” (Tomo III) possiamo rilevare: “...Le cose false del Rudio furono: 1°. Che il sangue si genera nel fegato. Questo errore fu mantenuto dall’Arveo (William Harvey), ed era stato corretto da Cesalpino (Andrea Cesalpino). 2°. Che il sangue passa dal ventricolo destro del cuore al sinistro per forellini del setto medio. L'Arveo (Harvey) l'ha corretto; ma prima molti anatomici Italiani. 3°. Che l'aria la quale si respira entra pe' polmoni nella vena polmonare, e per essa va al ventricolo sinistro. L' Arveo (Harvey) dice non contenere che sangue; ma ciò avea detto e provato il Colombo (Matteo Realdo Colombo), ed il Rudio stesso aveva detto contenere anche sangue tenue. 4°. Che nel ventricolo sinistro del cuore si generano gli spiriti e le fuligini; queste ritornare nella vena polmonare, gli spiriti uscir per l'aorta. L'Arveo (Harvey) deride l’opinione, e chiede cosa faccia la separazione; ma Cesalpino avea fatta la stessa derisione e la stessa dimanda, e Colombo avea fatto lo stesso. 5°. Che essi spiriti per le arterie vanno a tutto il corpo. L'Arveo (Harvey) rifiuta gli spiriti, sostenendo non andarvi che sangue; ma il Rudio avea anche detto andarvi sangue spiritoso.
Le cose rette del Rudio furono: 1°. Che la vena arteriosa ha costituzione di arteria; l’arteria venosa di vena. L’Arveo (Harvey) si fa quasi autore di questa osservazione, che fu del Cesalpino. 2°. L'uso delle valvole del cuore di aprirsi e chiudersi per dar passaggio ed impedire il ritorno del sangue e degli spiriti, o del sangue spiritoso. L'Arveo (Harvey) imparò da lui per la prima volta quest'uso, e contemporaneamente all'esistenza di valvole simili nelle vene del corpo, apprese da Fabrizio (Girolamo Fabrici d’Acquapendente), e ne dedusse uso eguale sì in queste che in quelle. 3°. L’andata del sangue dal ventricolo destro del cuore a' polmoni, non soltanto per nutrirli, ma per un uso ulteriore. Quest’uso ulteriore come detto da altri, fu dissimulato dall'Arveo (Harvey). 4°. L'andata del sangue spiritoso per le arterie a tutto il corpo, per portarvi calore, vita e nutrizione. L'Arveo trascurò questi cenni deliberatamente per insistere sopra l’errore antico, che le arterie contenessero spirito solamente. 5°. Che la facoltà pulsifica si comunica dal cuore alle arterie per le tonache, non per le cavità. L'Arveo (Harvey) sostiene ciò essere per impulso del sangue, cioè per la cavità.... 6°. L'avere accennato le vive sezioni, e le legature, ed il taglio de’ vasi, ma leggermente. L'Arveo (Harvey) ha eseguito questi sperimenti; ma ad essi lo aveano spinto, e in essi soccorso le cose dette dal Colombo e dal Cesalpino, e le opportunità della sua situazione. 7°. Di aver fatto un lievissimo cenno di comunicazione fra arterie e vene nel fegato. L’Arveo (Harvey) dissimulò che altri avesse parlato di tali comunicazioni.
Le mancanze del Rudio furono: 1°. Di non aver detto che la vena arteriosa è più ampia di quello che fa bisogno per la nutrizione de' polmoni. L’Arveo (Harvey) parla di essa ampiezza; ma l’avea imparata dal Colombo, se non dal Serveto (Michele Serveto). 2°. Di non aver detto che ne' polmoni il sangue passa dalle arterie nelle vene per comunicazione di essi vasi. L'Arveo (Harvey) si attribuisce questa scoverta, che fu esposta dal Cesalpino, il quale anche diede nome di circolazione al passaggio del sangue dal
cuor destro al sinistro, attraversando i polmoni. 3°. Di non parlare chiaramente di sangue che scorra per le arterie, ma di averlo confuso sempre con gli spiriti, col calore, con l’anima. L'Arveo (Harvey) sostenne non contenere le arterie che sangue; ma ciò era stato detto da Cesalpino, dimostrato dall'anatomia segnatamente degli animali vivi, anche prima che il Rudio scrivesse. 4°. Di non dire parola al di là di quelle dette sul corso del sangue o degli spiriti per le arterie a tutte le parti del corpo; e del cenno fatto di comunicazioni fra arterie e vene nel fegato.
Le cose essenziali dette dal Rudio, e trascurate dall'Arveo (Harvey) furono: l'influenza sul cuore delle affezioni dell'anima, l’azione de’ nervi, la natura particolare delle fibre del cuore, ecc..
Dal lieve cenno fatto dal Rudio di comunicazioni
fra arterie e vene cominciano i veri meriti dell'Arveo (Harvey).”.
Allorchè il Rudio prese a trattare del “Morbo Gallico” (la sifilide) ipotizzò che sede della malattia potesse essere il fegato. Da qui trasse la conclusione che, intervenendo su quest’organo, si potesse debellare definitivamente il morbo. E fu per questo che in seguito prese ad affermare di aver debellato la malattia applicandovi direttamente calore. Se non debellata inizialmente, la malattia poteva poi trasmettersi per via genitale nel rapporto sessuale. Pertanto raccomandava di astenersi dal frequentare le prostitute ovvero, dopo il rapporto sessuale, di procedere ad un adeguato lavaggio degli organi genitali maschili e femminili. Leggiamo testualmente: “...si lavi tutto il membro (il pene) con una spugna nuova, bagnata in liscivia di cenere di sarmenti o di legno di fico, o in una soluzione di acqua e aceto in cui avrai bollito il guaiaco, o in salamoia...”; e ancora: “(le prostitute) ... si lavino la vulva e la vagina...con liscivia, ecc....”.
Vogliamo qui ricordare le varie pubblicazioni che possiamo trovare dei suoi testi:
-“De virtutibus et Viciis Cordis libri tres in Primus agit de Virtutibus et functionibus Cordis in Secundus de Palpitatione Cordis in Tertius de Syncope” (Venezia 1587);
-Eustachii Rudii Bellunensis medici... “De vsu totius corporis humani liber...” (Apud Robertum Meietum, 1588);
-Eustachii Rudii Bellunensis medici, et philosophi “De vsu totius corporis humani liber ad celeberrimum virum Laurentium Massam” (Meietti - 1588);
-“De humani corporis affectibus dignoscendis, praedicendis, curandis ...” (Meietti - Vol. 1, 1590);
-Eustachii Rudii Bellunensis medici, et philosophi: “De humani corporis affectibus dignoscendis praedicendis, curandis et conseruandis liber primus. Ad serenissimum senatum Venetum” (Meietti - 1590);
-Eustachii Rudii... “De humani corporis affectibus dignoscendis, praedicendis, curandis, & conseruandis, liber tertius: in quo de vitiis totum corpus obsidentibus agitur, & omnis fere medendi scientia breuissime, lucidissime, ac locipletissime continentur...” (Meietti - 1592);
-Eustachij Rudij Bellunensis medici, et philosophi: “De humani corporis affectibus dignoscendis praedicendis, curandis & conseruandis liber tertius; in quo de vitijs totum corpus obsidentibus agitur, et omnis fere medendi scientia breuissimè, lucidissimè, ac locupletissimè continetur. Ad serenissimum, et inuictissimum Ferdinandum medicen magnum Hetruriae ducem” (Meietti – 1592);
-“De humani corporis affectibus dignoscendis, praedicendis, curandis...” Vol. 3: “In quo de vitijs totum corpus obsidentibus agitur, & omnis fere medendi scientia breuißime, lucidißime, ac locupletißime continetur” (Meietti - 1592);
-Eustachii Rudii... “De humani corporis affectibus dignoscendis, praedicendis, curandis, & conseruandis, liber tertius: in quo de vitiis totum corpus obsidentibus agitur, & omnis fere medendi scientia breuissime, lucidissime, ac locipletissime continentur...” (Apud Rubertum Meietum, 1592);
-Eustachii Rudii... “De humani corporis affectibus dignoscendis, prædicendis, curandis, & conseruandis, liber primus [-tertius].” (Venetiis: apud Rubertum Meiettum, 1592-1595);
-Ioannis Donatelli Castilionensis, “De febre maligna disputatio cum Theodoro Angelucio philosopho, & medico de eiusdem malignae febris natura & curatione differente.” (Venetiis, apud Robertum Meiettum, 1593) (sul front. “Joannes Donatellus” è lo pseudonimo di Eustachio Rudio come rivela il tipografo);
-“De humani corporis affectibus dignoscendis, praedicendis, curandis...” Volume 2: “Qui partium nutritioni, generationi, articulationibusque inservientium, affectus admirabili quadam, eaque brevi, atque perspicua methodo complectitur” (Meietti - 1595);
-“De Naturali atque morbosa Cordis Constitutione libri tres ad illustris. N. Contarenum Senatore Amplissimum” (Venezia 1600);
“De Pulsibus libri duo; qui omnia quae a Galeno decem et octo libris de Pulsibus dicta sunt, brevi sed clara nihilominus et acurata metodo comploctuntur” (Padova 1602);
-Eustachii Rudii Vtinensis in Patavino Gymnasio Medicinae Practicae in primo loco Professoris Ordinarii “De morbo Gallico libri quinque a mundino mundinio philosopho, et medico vincentino è priuatim domi legentis ore excepti, atq[ue] ita diuisi, in capitaq[ue] distributi” (Apud Damianum Zenarium., 1604);
-Eustachii Rudii Vtinensis... “De affectib. externarum corporis humani partium libri septem. In quorum primis quinque de morbis; in duobus reliquis de symptomatibus quàm accuratè disseritur; vtrisque & chirurgis, & physicis communes, & vtilissimi: illustr.mo...” (Giovanni Battista Coccini - 1606);
-Eustachii Rudii Vtinensis... “Ars medica, seu de omnibus humani corporis affectibus, siue internas eius, siue externas partes, siue etiam totum corpus obsideant, medendis libri quatuor. Ipsam etiam theoricam partem vulgo dictam totam, et practicam sinu suo complectentes, ... Liber primus -quartus], in quo de capitis, ceruicis, thoracisque vitijs disseritur, auctoris ipsiusmet studio affabrè denuò limatus, & politus, plurimisque in locis auctus. Ad illustr.mum... Franciscum Molinum, ..(Giovanni Battista Coccini – 1608);
-“De morbis occultis et venenatis libri quinque” (Apud Thomam Baglionum, 1610);
-“De morbis occultis, et venenatis, libri quinque” (Venetiis : apud Thomam Baglionum, 1610);
-“De morbis occultis et venØnatis libri quinque” Eustachio Rudio... auctore...(Venetiis: apud Th. Baglionum, 1610);
-Eustachii Rudii... “Liber de anima. In quo probatur Galenum de vegetalis, & sentientis animae substantia reliquis omnibus rectiùs, sensisse, veriora, tum vitae, tum mortis principia, & causae traduntur, nec non rationalis animae immortalitas efficacissimis rationibus probatur. Perillustri, & excellentissimo viro Octauio Amaltheo compatri suo dicatus” (Eustachio Rudio, Lorenzo : de Rossi, Michelangelo Albrizi – 1611).