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Ricina - pianta e veleno - sintomatologia

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RICINA

La ricina è una proteina dagli effetti altamente tossici e mortali sull'uomo.
Si raccomanda :
a) Chiamare per prima cosa urgentemente il 118
b) Contattare i Centri Antiveleni
- vedi elenco al seguente indirizzo:

http://ilmedicodifamiglia.altervista.org/avvelenamenti-centri-antiveleni.html

c) in mancanza di riferimenti certi, rivolgersi ad un Orto Botanico per il riconoscimento della pianta.
- vedi elenco al seguente indirizzo:

http://ilmedicodifamiglia.altervista.org/orti-botanici-italiani-elenco.html

 

Etimologia : termine che deriva da “ricino” , a sua volta der. dal latino ricĭnus , “zecca”.
La ricina è una proteina vegetale presente nella sottile pellicola biancastra interna del rivestimento dei semi della pianta del ricino comune (nome botanico Ricinus communis) dai quali viene comunemente estratta per produrre il rispettivo olio.
PIANTA E VELENO
Il ricino (Ricinus communis) è una pianta della famiglia delle Euforbiacee originaria dell’Africa e dell’Asia di cui sono note numerose varietà che differiscono tra loro per colore, presenza o meno di frutti e per la grandezza dei semi. Essa è perenne ed ha aspetto arboreo nei paesi più caldi-temperati e nelle regioni a clima tropicale e sub-tropicale dove può superare i 10 metri di altezza mentre è annuale nelle regioni dove gela d'inverno raggiungendo i 2-3 metri di altezza.
Trova anche impiego a fini ornamentali, ha fusto ramificato e foglie ampie, infiorescenza complessa; nel frutto, a forma di capsula tricocca a tre valve, sono presenti 3 semi con forma ovato-allungata, lunghi 10-25 mm., leggermente appiattiti e caratterizzati da un disegno marmorizzato.
L’olio ricavato dalla pianta viene usato in terapia per l’azione purgativa conferitagli soprattutto da un suo principio attivo, la ricinoleina, un cui prodotto di trasformazione, l’acido ricinoleico, aumenta la peristalsi. L'olio di ricino trova poi impiego nell'industria cosmetica o come lubrificante non siccativo indispensabile nei motori ad alta prestazione. Si calcola che nel mondo ogni anno vengano lavorate circa un milione di tonnellate di semi di ricino per produrre olio.
Nei semi si trovano enzimi, vitamine e sostanze azotate quali la ricinina, alcaloide a debole tossicità, e la ricina, fitotossina albuminoide assai tossica (polvere incolore, solubile in soluzioni saline, solitamente scartata durante la lavorazione dei semi e completamente inattivata durante la cottura con acqua nei processi di estrazione dell'olio).
La ricina, che ha un peso molecolare di circa 62 kDa, appartiene alla famiglia delle proteine inattivatrici del ribosoma di tipo II (RIP II). Essa è in grado di infiltrarsi all’interno delle cellule e, per il suo elevato grado di citotossicità naturale, di legarsi al ribosoma bloccandone l’attività di sintesi proteica (una singola catena molecolare può rompere i legami glicosidici di circa 1500 ribosomi al minuto).
Per la sua proprietà di inattivazione del ribosoma citoplasmatico può facilmente condurre alla morte delle cellule stesse.
La dose letale è decisamente piccola (nell’ordine dei 500 microgrammi) e contro la sua tossicità altamente letale attualmente non esistono vaccini o cure efficaci. Proprio per questo motivo la ricina è stata spesso usata – sin dalla I guerra mondiale - come arma ed è attualmente propagandata con fini terroristici. Finora non è stato ancora trovato alcun antidoto. Non ci sono vaccini conosciuti o antitossine per proteggere l'uomo contro l'avvelenamento da ricina. Una maschera di protezione è consigliata allorché vi sia la possibilità di inalazione. Se ingerita, dovrebbero essere usati metodi di decontaminazione gastrica.
Solo recentemente uno studio di un gruppo di ricercatori della Cardiff University, guidati dal Professor Les Baillie, ha reso pubblici i risultati di una sperimentazione che dimostra come le epigallocatechine-gallato (EGCG), catechine della famiglia dei polifenoli e presenti nel comune tè, siano efficaci nell’inattivazione della ricina. Questi risultati si sono avuti successivamente alla scoperta realizzata da un gruppo di ricercatori dell'Istituto di Biotecnologia Molecolare di Vienna, diretto dal Prof. Ulrich Elling, che è riuscito ad identificare la proteina chiave (Gpr107) che permette alla ricina di determinare i suoi effetti mortali. In altre parole, le cellule che non hanno la Gpr107 sono immuni al veleno. La ricerca suggerisce che adesso si potrebbe sviluppare uno specifico antidoto creando una piccola molecola per bloccare la proteina Gpr107.
SINTOMATOLOGIA
La ricina può esercitare la sua azione nociva sia per ingestione sia per inalazione sia per penetrazione attraverso le mucose (naso, occhio). Ma è talmente pericolosa che può venire assorbita dalla pelle anche priva di lacerazioni.
Gli effetti si manifestano molto in fretta se viene ingerita o inalata. La rapidità e l'intensità con cui si manifestano i sintomi dipendono dalle dosi.
I sintomi sono simili all'avvelenamento da cianuro.
Se inalata provoca seri danni ai polmoni nell'arco di otto ore (l'edema polmonare può verificarsi in 18/24 ore dall’inalazione) e può uccidere in tre giorni. I bambini hanno molte più probabilità rispetto agli adulti di diventare disidratati e quindi di morire. La morte per ipossia può verificarsi in 36/72 ore.
Se invece viene ingerita, causa dopo diverse ore disturbi gastrointestinali con diarrea ematica, formazione di coaguli nei vasi sanguigni e danni agli organi interni.
Seguono vomito, ipertensione,  tachicardia e contrazioni tetaniche. 3 o 4 grani possono provocare la morte in un bambino, 15 negli adulti.