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Quinto Sereno Sammonico

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SERENO SAMMONICO Quinto

Praefatio
Phoebe, quod salutiferum pangimus adsere carmen
inventumque tuum Prompto comitare please.
Tuque, potens Artis, si riduce qui Vitas tradere
Nosti et Caelum sub revoca criniere sepultos,
colis Aegeas qui, qui Pergama Quique Epidaurum,
qui quondam Tectus placido sotto pelle Draconis
Tarpeias atque aceri brani illustri petisti
depellens taetros praesenti morbos numine:
Huc ades et mihi quicquid cupido saepe Locutus
firmasti, cunctum teneris papyris esposto.

Prefazione
Febo, difendi la poesia benevola che noi andiamo a cantare
ed accompagna diligentemente la tua creazione.
E tu, maestro dell’Arte della Medicina, che hai saputo portare alla vita
e resuscitare i defunti dalla tomba,
tu che dai prestigio ad Aegeus, Pergamo ed Epidauro,
che una volta sotto le sembianze del placido serpente
raggiungesti Tarpea ed i suoi gloriosi templi
espellendo infauste malattie con la tua salvifica presenza:
aiutaci quindi tu che hai spesso avallato le nostre richieste,
e manifesta la tua saggezza in questi labili papiri.

Con questa Prefazione inizia il “Liber medicinalis” di:
Quinto Sereno Sammonico [in latino Quintus Serenus (Sammonicus)] (autore latino, ... – 212 d.C. ca.).
La sua identità rimane ad oggi ancora incerta né è sicuro che abbia esercitato la professione di medico.
Viene da alcuni identificato con Quinctius Serenius, secondo altri, invece, con Quintius Serenus, probabilmente figlio dell’erudito latino Sereno Sammonico [vissuto ai tempi dell’imperatore Lucio Settimio Severo (145 d.C. – 211 d.C.) ed autore di un’opera in 5 Libri dal titolo Res reconditae (o Rerum reconditarum libri), andata perduta].
Probabilmente fu in stretti rapporti con Alessandro Severo (208 d.C. - 235 d.C.) per il quale svolse la sua attività di storico e poeta. Visse alla corte degli imperatori Gordiano I (Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano, 159 d.C. ca. – 238 d.C.) del quale fu amico e Gordiano II (Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano, 192 d.C. ca. – 238 d.C.) del quale fu precettore ed al quale sembra abbia donato la ricca biblioteca ereditata dal padre (di circa 62.000 volumi). La Storia Augusta (Historia Augusta) – peraltro non molto affidabile – ce lo consegna come medico, ucciso nel 212 ad un banchetto fatto imbandire dall’imperatore Caracalla.

Il nome di Quinto Sereno Sammonico è legato unicamente al testo medico dal titolo “Liber medicinalis”, un ricettario medicinale scritto in versi (in 1107 esametri), probabilmente incompleto nella forma a noi pervenuta, con la descrizione di varie malattie e l’indicazione dei rimedi più adatti (63 ricette).
Citiamo qui:
Per tingere i capelli; Terapia del delirio e per liberare il cervello; Fecondazione e parto; Terapia dell'antrace; Terapia delle ferite di qualsiasi natura; Terapia del morso dell'uomo o della scimmia; terapia della febbre semiterzana; Per conciliare il sonno ai pazienti; Terapia delle ustioni e delle lesioni da freddo; Per cautelarsi dai veleni; Terapia dell'avvelenamento; Terapia del capo; Terapia dell’emicrania; Terapia del raffreddore e delle perfrigerazioni; Terapia della patologia epatica e dei fianchi; Terapia delle lombalgie e dei reni; Terapia di ogni tipo di emorragia e di quelle di origine genitale; Terapia della coxopatia e delle artropatie; Terapia del fuoco sacro; Terapia della gotta; Terapia delle lesioni da corpi metallici o da flagellazione; Terapia del dolore improvviso, della febbre e dell’osteocopo; Terapia della febbre quartana; Terapia della febbre terzana; Terapia antiforfora; Terapia anticalvizie e per eliminare le aree alopeciche; Terapia della lebbra; Terapia delle alterazioni cutanee e facciali; Terapia delle otopatie; Terapia del mal d’occhi; Terapia dell’ugola, della gola e per il rilassamento cervicale; Terapia gastrica e della digestione; Terapia o contrazione mammaria; Terapia delle splenopatie; Terapia degli organi epigastrici; Terapia dei dolori di ventre; Terapia dell’idropisia; Terapia dell’elmintiasi e teniasi; Trattamento della colopatia; Terapia della patologia degli organi sessuali; Terapia dei morsi di serpenti e contro il veleno della vipera; Terapia delle punture di scorpione e dei morsi del ragno e del toporagno; Terapia della febbre quotidiana; Terapia delle fratture e delle lussazioni; Terapia della neurotmesi o della nevralgia; Terapia della letargia; Terapia della malattia comiziale (epilessia); Terapia della malattia regale; Terapia delle lesioni anche di dubbia natura.
In sintesi, gli argomenti trattati vanno dalle varie tipologie di febbre al sistema nervoso; ancora, scendendo,  agli apparati respiratorio, circolatorio e digerente; quindi, al fegato; alle vie urinarie ed ai genitali maschili, dopo aver trattato delle ghiandole mammarie; alle malattie dei bambini; alle patologie oculari e alle otiti; ai vari traumi; alle malattie delle ossa e della pelle; alla tintura dei capelli; alle parassitosi ed alle varie infezioni, infiammazioni ed avvelenamenti.
La fonte principale è costituita da Plinio il Vecchio (23 d.C. – 79 d.C.) oltre che da Dioscuride Pedanio (40 d.C. ca. – 90 ca. d.C.).
Tra gli altri altri autori citati vi sono Plauto, Lucrezio, Orazio, Ovidio e Virgilio.
Nella prefazione, il trattato si apre con un’invocazione a Febo (Apollo); la trattazione degli argomenti, secondo l’ordine generalmente seguito dagli antichi trattati medici (vedi Celso), va “a capite ad calcem” vale a dire dalla testa a scendere alle parti inferiori del corpo. La seconda parte, invece, tratta in genere di alcune patologie quali le ferite, alcune tipologie di febbre ed altre malattie.
I medicamenti riportati sono essenzialmente di origine popolare e consistono in preparazioni a base di essenze del regno vegetale, minerale ed animale. “Per tingere i capelli... si consiglia usare foglie di cipresso in aceto oppure le foglie di lentisco o i frutti ancora acerbi del sambuco... anche i lombrichi mescolati con olio...”. Nella terapia dell’avvelenamento afferma "l’efficacia del latte d’asina... e del succo d’edera...”. Non manca, però, anche un ricorso a credenze popolari o a metodi e formulazioni magiche: laddove scrive “Per il delirio e per liberare il cervello...si consiglia avvolgere la testa...con polmoni di pecora ancora caldi.”. Oppure laddove leggiamo (nella terapia della febbre semiterzana) che si deve far ricorso alla formulazione della parola magica “abracadabra”, che andava scritta a forma di cono su di un foglio da appendere al collo con un filo di lino (pare che la credenza, a quei tempi, fosse che il pezzo di carta andasse indossato per nove giorni al collo, alla fine dei quali veniva gettato sulla riva di un torrente fluente verso est).
La parola magica andava scritta su 11 linee parallele, in questo modo:

A B R A C A D A B R A
A B R A C A D A B R
A B R A C A D A B
A B R A C A D A
A B R A C A D
A B R A C A
A B R A C
A B R A
A B R
A B
A

Ma non solo indica e fa suoi rimedi magici per la guarigione da alcuni mali ma ne riporta - apparentemente da semplice cronista - altri che permeavano a quei tempi le credenze popolari (ad esempio, laddove scrive, all’inizio dell’opera: “Per tingere i capelli: “ ...Si dice che una gestante che mangia le zampe d'un topo in trappola, partorirà un figlio con occhi neri.”. Oppure, nella “Terapia delle lesioni...”: “Si dice che la cenere di lana di Tiro bruciata blocchi l’emorragia d’una verruca escissa.”). Per l’attenzione prestata ai rimedi di carattere medico ma talora anche magico, Quinto Sereno si colloca nella tradizione tipicamente romana di Catone e di Plinio (a tale tradizione appartiene anche Gargilio Marziale) che offriva copioso materiale per la preparazione di rimedi naturali.
Un secondo filone faceva riferimento invece prevalentemente a testi greci, di natura didattica.
Alla sua opera avrebbe attinto Ambrogio Teodosio Macrobio (390 d.C. ca. – 430 d.C. ca.) per i suoi “Saturnalia”.
Tale sua opera ci è pervenuta grazie ai numerosi codici medievali, per lo più italiani.