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Proclo di Regio

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PROCLO di Regio

Proclo (Πρόκλος / Proklos , Proculus) di Regio (medico italico della regione augustea di Regio III Lucania et Bruttii, I sec. d.C.).
Tenendo conto delle varie citazioni, prime fra tutte quelle di Galeno (II sec. d.C.) in De methodo medendi, 1.7_ vol. X p. 52 e nello scritto probabilmente apocrifo Introd. – c.4 – vol. XIV p. 684, la sua figura va sicuramente collocata – quale membro della setta dei Metodici – verso la fine del I secolo d.C.. Più precisamente fra Tessalo di Tralles [che pare sia stato, insieme a Temisone di Laodicea, il fondatore della Scuola Metodica (Plinio, Nat. Hist. XXIX, 9)] e lo stesso Galeno che lo cita.

Al riguardo della setta dei “Methodici” lo stesso Galeno scriveva: “Methodici autem ingenio aliquo, et methodo utuntur” (v. in Commentaria in librum De sectis Galeni). Ricordiamo qui brevemente che erano detti Metodici i seguaci di Asclepiade di Bitinia. Quest’ultimo, da autentico scolarca, aveva rigettato la teoria umorale ippocratica ed aveva cercato di adattare alla medicina le teorie atomiste di Leucippo e Democrito di atomo e di vuoto. Egli aveva posto quindi le basi della scuola metodica di medicina che avrebbe poi fondato (pare insieme a Tessalo di Tralles) il suo allievo Temisone di Laodicea, scuola che avrebbe poi avuto grande influenza su tutta la cultura medica romana. Cercando di interpretare le malattie come prodotto di uno squilibrio del tutto casuale tra atomi e pori, bisognava innanzi tutto fare in modo che questi pori rimanessero aperti in misura normale: infatti a seconda della larghezza o strettezza di questi ultimi, potevano generarsi rispettivamente rilassatezza o astenia ovvero accaloramento e tensione. Per ristabilire l’equilibrio che si era rotto, spesso si faceva ricorso all’acqua, la cui temperatura veniva aumentata se c’era  bisogno di ristabilire uno stato di rilassatezza.
Celio Aureliano (V sec. d.C.) lo cita sotto il nome di Proculus nel suo “De morbis acutis et diuturnis” – III. 8] quale seguace della setta dei Metodici fondata da Temisone di Laodicea ed a proposito delle sue teorie sui vari tipi di idropisia.
Altre citazioni le ritroviamo infine negli scritti dei bizantini Paolo di Egina (VII sec.) e Giovanni Attuario (XIII / XIV secolo) a proposito dei suoi rimedi per gotta e sciatica.