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Preclimax

PRECLIMAX

Etimologia : prefisso derivante dal latino  prae , in contrapposizione a post,  + dalla radice proto-indo-europea klei- , da cui κλῖμαξ  , klimaks  (gen. Κλίμακος/klimakos) da cui il latino (tardo) climax , col sign. di “scala (o smagliatura)”, usato per indicare l’apice di un determinato processo di crescita /. [Identica derivazione per la v. verb. κλίνω , klìno “piegare, inclinare”, da cui κλίμα (–ματος) ,  klíma (Klimatos)  “zona, spazio geografico” / sign. orig. “latitudine,  inclinazione (terrestre dall’equatore ai poli)” / da cui il latino clima-atis /].
Secondo la teoria di Frederic Edward Clements (1874-1945) è una delle quattro forme di stato (aberrante) proclimax che può assumere una comunità, costituite da: subclimax, disclimax (o plagioclimax), preclimax e postclimax.
Il subclimax viene anche definito “deflected succession”: esso è la penultima tappa di una successione di una specifica “sere”. Può persistere anche per lungo tempo ma, alla fine, viene sostituito da uno stato di climax, in cui una data comunità raggiunge il culmine del suo assetto. Ad esempio: siccome alle foreste di conifere dell’Olocene dell’America del Nord si è alla fine sostituita una foresta decidua (temperata) le stesse foreste di conifere, secondo la teoria dello stesso Clements, possono ben essere definite come una comunità subclimax.
Il Disclimax (o plagioclimax) costituisce una perturbazione ambientale che va a modificare, parzialmente o totalmente, un climax. Ad esempio, l’erba Bromus tectorum, introdotta dal Mediterraneo, è diventata negli USA una specie invasiva (come evidenziato dagli ecologisti G. Stewart e A.C. Hull nel 1949 e particolarmente da P.A. Knapp nel 1992). In California ha alterato la Spruce Mountain (Nevada) e permanentemente la vegetazione attorno ad alcune “città fantasma”.
Preclimax e postclimax si riferiscono alle specie preesistenti e a quelle che ad esse succederanno. Tali stati sono causati da specifiche condizioni locali che portano una determinata specie a colonizzare e dominare una comunità matura in un secondo momento per la presenza di condizioni più favorevoli per lo sviluppo della vegetazione. Non si tratta, cioè, di un’invasione da parte di specie su di un terreno preparato da pionieri specifici bensì di un modello che vede un diradamento delle specie originariamente presenti in un dato territorio e la loro graduale sostituzione con nuove specie che già vi hanno un loro punto di appoggio.