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Policlimax

POLICLIMAX

Etimologia : dal greco πολυ , poli / f. compos. dell’agg. πολύς , polýs  “molto” (comp. πλείων , pleión  superl.  πλειστος , pleistos)  +  dalla radice proto-indo-europea klei- , da cui κλῖμαξ  , klimaks  (gen. Κλίμακος/klimakos) da cui il latino (tardo) climax , col sign. di “scala (o smagliatura)”, usato per indicare l’apice di un determinato processo di crescita /. [Identica derivazione per la v. verb. κλίνω , klìno “piegare, inclinare”, da cui κλίμα (–ματος) ,  klíma (Klimatos)  “zona, spazio geografico” / sign. orig. “latitudine,  inclinazione (terrestre dall’equatore ai poli)” / da cui il latino clima-atis /].
Teoria proposta da Arthur George Tansley (1871-1955) sulla formazione del climax, quale compromesso tra le posizioni di Clements (Teoria olistica del Monoclimax) e di Gleason (Teoria individualistica). Secondo tale teoria, alcuni fattori locali (quali, ad es., il substrato e la posizione topografica) potevano portare la successione a tipi diversi di climax. Tale teoria riconosceva un massimo dell’evoluzione possibile nel climax (comunità finale) ed una serie di comunità di transizione che si sarebbero succedute l’una all’altra in una specifica area geografica (ogni singola sequenza di comunità veniva detta “sere” o “serie” mentre le comunità stesse venivano dette “stadi” o “stadi della serie”). Il climax, quindi, come mosaico e coesistenza delle varie comunità, diversificate da specifiche caratteristiche stazionali e dalle altre variabili dell’ecosistema, in cui molti fattori potevano intervenire per impedire il raggiungimento del climax ottimale. Potevamo avere, quindi, un “pyral climax” (con il fuoco come fattore determinante), un “edaphic climax” (con il suolo come fattore determinante) ed un “biotic climax” o “plagioclimax” (che vedeva nel fattore zoogeno od umano il suo fattore determinante).