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PLISTONICO (sec. IV - III a.C.)

PLISTONICO

Plistonicus (o Pleistonicus) (in greco: πλειστόνικος) (medico greco, IV – III sec. a.C.).
Fu allievo di Prassagora di Cos. Recita al riguardo Aulo Cornelio Celso nel Prooemium al Libro I del “De Medicina”:
Prooemium / Libro I / 20 /:
“... [20] - Ex quibus quia maxime pertinere ad rem concoctio videtur, huic potissimum insistunt; et duce alii Erasistrato teri cibum in ventre contendunt, alii Plistonico Praxagorae discipulo putrescere; alii credunt Hippocrati per calorem cibos concoqui; acceduntque Asclepiadis aemuli, qui omnia ista vana et supervacua esse proponunt: nihil enim concoqui, sed crudam materiam, sicut adsumpta est, in corpus omne diduci” [laddove, cioè, Celso ricorda come Prassagora (di Cos) e Plistonico ritenessero che il cibo trovasse putrefazione nell’intestino].
Di Plistonico non ci rimangono però che pochissime memorie, attraverso autori successivi, tra i quali enumeriamo qui in primis lo stesso Celso nonché Galeno di Pergamo e Plinio il Vecchio.
Proprio Galeno, nei suoi Comment in Hippocr. De Nat. Hom. – II – 6, gli attribuisce la paternità di un’opera di anatomia, definendolo uno dei medici greci antichi più meritevoli di lodi; ricitandolo, ancora, nel “De Meth. Med.” – I – 3 / II – 5 / IV – 4 /; nei suoi Comment. in Hippocr. Epid. VI – III 12; in Adv. Julian., c. 5; nel brevissimo trattato “Perí melàine cholé” ovvero “della Melancolia” (il “De atra bile” nella versione latina) – 100, c. 1, in cui Galeno ricapitola la propria teoria degli umori; nel “De Simplic. Medicam. Temper. ac Facult.” – VI – Prooemium; nel “De Venae Sect. adv. Erasistr.” - cc. 5 – 6; e, infine, lo loda nel suo “De Hippocr. et Plat. Decr.”, VIII – 5.
***(A proposito del cervello e delle sue funzioni, Galeno ricorda come Prassagora e Plistonico fossero dell’idea che lo stesso non desse origine al midollo spinale – come si credeva all’epoca – ma fosse un’espansione di quella).
Nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio leggiamo:
“Praxagoras et iliosis dandos censet, Plistonicus et coeliacis. intestinorum etiam ulcera sanant ac purulenta praecordiorum, si cum melle edantur. quidam ad haec coquere eos luto inlitos malunt; sic et feminas purgari. ex aceto et melle sumpti intestinorum animalia detrahunt, iidem ad tertias decocto eorum poto cum vino enterocelicis prosunt; sanguinem quoque inutilem sic extrahunt.”
“Prassagora ritiene che siano da dare (intendi: i ràfani / Praxagoras et iliosis napum et raphanum dandos censet) anche a coloro che soffrono ai visceri, Plistonico anche ai celiaci. Se mangiati col miele,  curano anche le ulcere degli intestini e le suppurazioni degli apparati interni. Alcuni per questi mali preferiscono cucinarli ricoperti d (i pietra d) ’argilla; così le donne vengono purgate. Se consumati con aceto e miele eliminano i parassiti degli intestini, gli stessi con il loro decotto ridotto ad un terzo bevuto col vino giovano all’ernia intestinale; così eliminano anche il sangue inutile.”
(N.H. – 13 – 26)
Ed ancora:
“ergo etiam coeliacis Philisto dedit et coctum dysintericis, et contra . . . . Plistonicus, aliqui et in tenesmo et sanguinem excreantibus in vino, duritia quoque praecordiorum. inlinitur mammis exinanitque lactis proventum.”
“Pertanto Filistione lo dette (intendi: il basilico) anche ai celiaci e cotto ai dissenterici, e contro....Plistonico, alcuni altri per il tenesmo e nel vino a coloro i quali hanno perdite di sangue, anche nella durezza degli apparati interni. E’ spalmato per le mammelle e trattiene il flusso del latte.”
(N.H. – 48 – 122)
***[Quindi Plistonico curava i casi di tenesmo e di espettorazione di sangue, mescolando il vino al basilico ed usando quest’ultimo anche per l'indurimento dell'epigastrio (insieme a Filistione di Locri riteneva che il basilico fosse l’unica salvezza per coloro che erano oramai in fin di vita). All’epoca, la farmacologia era ai suoi albori e le cure consistevano soprattutto nella somministrazione di principi naturali. Lo stesso Filistione, come sopra ricordato da Plinio insieme allo stesso Plistonico, sarebbe stato citato da Oribasio che ne avrebbe sottolineato la competenza anche nella preparazione ed applicazione di rimedi naturali ricavati direttamente dalle piante].
Altri autori che citano Plistonico sono: Oribasio (IV – V sec. d.C.) (Coll. Medic. 7.27) e Garioponto (XI sec. d.C.) nel suo “Liber de febribus” – 100.7. Infine, una sua citazione lo ritroviamo in Ateneo di Naucrati (II – III sec. d.C.) nell’opera miscellanea in 15 libri “Deipnosophistai” (I Deipnosofisti o I dotti a banchetto) (At. – Deipn. – II, 23), laddove viene ricordato come Plistonico fosse del parere che l’acqua procurasse una digestione migliore rispetto al vino.
Vari autori lo annoverano tra coloro che seguivano i precetti della Scuola Dogmatica. Ricordiamo qui, per inciso, come detta scuola venne affermandosi – prima in Grecia e quindi a Roma – solo dopo la morte di Ippocrate, col figlio Tessalo ed il genero Polibio. Ciò sino all’affermarsi della scuola medica alessandrina, meglio conosciuta come la scuola empirica, che sarebbe stata fondata da Filino di Cos.