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AVVELENAMENTO DA PIOMBO

PIOMBO

Può causare gravi intossicazioni ed in tali casi si raccomanda :
a) Chiamare per prima cosa il 118
b) Contattare i Centri Antiveleni
- vedi elenco al seguente indirizzo:
http://ilmedicodifamiglia.altervista.org/avvelenamenti-centri-antiveleni.html

Etimologia : dal latino plumbum  che presumibilmente proviene dal greco πέλιος  , pélios  "blu-nerastro"  - oppure dal sanscrito bahu-mala , molto sporco.
Il piombo è l'elemento chimico di numero atomico 82. Il suo simbolo è Pb. Appartiene al 14º gruppo e al 6º periodo della tavola degli elementi. È un metallo tenero, denso, duttile e malleabile, molto resistente alla corrosione. Di colore bianco azzurrognolo appena tagliato, esposto all'aria si ossida ed annerisce assumendo un colore grigio scuro. E’ uno degli elementi più nocivi per la salute.
USO
Soprattutto in passato è stato notevole il suo uso : nei settori dell’edilizia, nella produzione di batterie per autotrazione e negli accumulatori, quale componente del peltro e di leghe metalliche per le saldature, nelle munizioni, nelle tubature, in vernici come il minio, nella produzione di schermi contro le radiazioni per computer e televisori, come elemento colorante nei vetri ceramici, in alcune candele per trattare la cera, come elettrodo nei processi di elettrolisi e, allo stato liquido, come refrigerante nei reattori nucleari.
A causa dell’estrazione del piombo da parte dell’uomo e della sua utilizzazione a livello industriale è venuto creandosi un “ciclo del piombo” in cui i sali di piombo sono entrati nell'ambiente contaminando l’intero ecosistema. Le particelle più grandi sono finite immediatamente sul terreno o nell'acqua mentre quelle più piccole, trasportate dal vento, sono ricadute sulla terra sotto forma di pioggia accumulandosi non soltanto nei diversi organismi ma anche nell'intera catena alimentare.
PIOMBO ORGANICO ED INORGANICO
Esistono due tipi di piombo: il piombo organico, vale a dire che il metallo è composto con altre sostanze (piombo tetraetile e tetrametile contenuti nelle benzine) il più nocivo anche con intossicazioni con esito mortale del sistema nervoso centrale;  il piombo inorganico, vale a dire che il piombo è presente come tale (porta anemia a seguito di una ridotta incorporazione di ferro nell’emoglobina). Più raramente colpisce gli altri organi tra cui il sistema nervoso.
AVVELENAMENTO ACUTO
Si può verificare generalmente a seguito di ingestione di composti contenenti piombo solubili in acidi o per inalazione di vapori di piombo.
Le prime manifestazioni tossiche sono a livello orale e consistono in un accentuato sapore metallico, effetto astringente e sete. A questi primi sintomi segue un senso di nausea, vomito, anoressia ed intensi dolori addominali. Vi può essere altresì stipsi (più raramente diarrea con escreti fecali neri per la presenza di solfuro di piombo).
Compare poi danno renale con conseguente diminuzione della normale quantità di urina, anemia emolitica ed ittero per epatopatia.
Infine, a livello del sistema nervoso centrale, l’intossicazione può provocare paralisi muscolari (solitamente non vi è coinvolgimento sensoriale ma solo formicolii e debolezza generale), crisi convulsive e coma. Può verificarsi edema cerebrale per un’aumentata pressione intracranica, meningite proliferativa, emorragie puntiformi, gliosi e necrosi focale del tessuto nervoso.
La mortalità, in pazienti che sviluppano la sindrome cerebrale, è di circa il 25% e l’evento infausto può verificarsi entro le prime 24/48 ore.
Richiede con urgenza una terapia chelante.
AVVELENAMENTO CRONICO
L’avvelenamento cronico da piombo (detto “saturnismo”) è una grave malattia dovuta all'esposizione protratta nel tempo – per ragioni professionali o accidentali - al piombo. Assorbito essenzialmente attraverso la respirazione e la nutrizione (raramente per via cutanea) il piombo non viene metabolizzato, ma per larga parte escreto, mentre il resto (circa 20%) si distribuisce nel sangue (ove circola quasi esclusivamente negli eritrociti), nelle ossa e nei denti, ove si accumula, nel  midollo osseo, fegato, cervello e nei reni (con nefropatia interstiziale irreversibile osservata più comunemente nelle esposizioni industriali a lungo termine). Attualmente la dose considerata critica nel sangue viene valutata nei 30 µg/dl e potenzialmente nocive, specie nello sviluppo, quantità uguali o superiori a 10µg/dl (0.1ppm).
La manifestazione più subdola e pericolosa dell'avvelenamento da piombo è quella a carico del sistema nervoso (“encefalopatia saturnina” assai più comune nei bambini che negli adulti). Il piombo supera agevolmente la barriera emato-encefalica con una velocità tale da potersi considerare un potente neurotossico a livello centrale e si accumula nel cervello con conseguente ritardo mentale e deficit cognitivo. Può inoltre, specialmente nei bambini, procurare encefalopatie i cui sintomi sono: vertigini, insonnia, cadute, cefalea, irritabilità, mancanza della voglia di giocare. A livello del sistema nervoso centrale, l’intossicazione può provocare la c.d. “paralisi saturnina” consistente in alterazioni degenerative nei motoneuroni e nei loro assoni con conseguenti paralisi muscolari o movimenti impacciati.
La neuropatia da piombo colpisce soprattutto nello sviluppo, con turbe comportamentali e danni cognitivi. Il deterioramento mentale risulta evidente e progressivo a partire dai primi 12-18 mesi di età seguito da una perdita costante di capacità motoria e di linguaggio. I pazienti possono manifestare gravi disturbi comportamentali caratterizzati da ipercinesia ed aggressività.
La tossicità del Pb deriva in larga misura dalla sua capacità di “imitare” il calcio ovvero di sostituirsi ad esso in molti dei processi cellulari fondamentali che dipendono dal calcio.
Una volta assorbito, oltre a neuriti, può causare: inappetenza, vomito, diarrea, coliche violente, stitichezza, miocardite, arteriosclerosi, uremia, insufficienza renale con nefropatie caratterizzate dalla sclerotizzazione dei tessuti renali ed anemia.
TERAPIA
L’avvelenamento si cura con l’allontanamento dalla fonte del soggetto intossicato e la somministrazione di farmaci che esercitano un'azione “chelante”' sul piombo ovvero molecole in grado di formare con la sostanza tossica composti meno lesivi o inerti destinati ad essere escreti.
Per alleviare i primissimi dolori soprattutto a livello gastrointestinale si raccomanda la somministrazione endovenosa di gluconato di calcio, che solitamente risulta più efficace della morfina.
La terapia di deve continuare fino alla normalizzazione della piombemia, parametro che indica una diminuzione sostanziale delle riserve tissutali.
La terapia con agenti chelanti è raccomandata se le concentrazioni di piombo nel sangue sono più alte di 25 µg/dl e deve essere evitata in caso di gravi affezioni epatiche o renali.
Circa il 40% dei pazienti encefalopatici  sopravvissuti alla terapia chelante presentano gravi  conseguenze neurologiche (convulsioni, ritardo mentale,  paralisi cerebrale ed atrofia ottica).