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PETRONIO Alessandro Traiano (medico italiano, - ? - 1585)

PETRONIO Alessandro Traiano

Alessandro Traiano Petronio (medico italiano, Civita Castellana, Viterbo, - ? – 1585).
Fu medico personale di Papa Gregorio XIII (1502 – 1585) e di Sant’Ignazio di Loyola (1491 – 1556).
Nel 1552 dedicò a Papa Giulio III (1487 – 1555) un libretto (in latino) recante il titolo “De aqua tiberina. Opus quidem novus, sed ut omnibus qui hac aqua utuntur utile, ita et necessarium. Alexa[n]dro Traiano Petronio authore.” in cui lodava la bontà dell’acqua del Tevere che all’epoca era uso consumare in quanto ritenuta addirittura di qualità migliore rispetto alle acque minerali. Il papa, infatti, era interessato in quanto si era appropriato dell’acqua vergine che scorreva nell’acquedotto sottostante Villa Julia.
Purtroppo quest’usanza fu causa di severe pestilenze tra la popolazione. Ma Petronio, anche se fa cenno al fatto che l’acqua tiberina vada comunque depurata, la ritiene salvifica per ogni tipo di malattia (dei nervi, del fegato, della milza, dei polmoni) ed a qualunque età.
Ed anche nell’altra sua opera (“DE VICTU ROMANORUM ET DE SANITATE TUENDA”), - di cui pure diremo in seguito – seguiterà a raccomandare la bontà dell’acqua del Tevere. Come lui anche altri medici ritenevano che non si dovessero costruire fontane che fossero alimentate con l'acqua degli acquedotti romani. Sino a quando, infine, non giunse G.B. Modio ad esprimere la sua contrarietà all’uso della detta acqua ritenendola invece dannosa.
Petronio scrisse anche l’opera “DE VICTU ROMANORUM ET DE SANITATE TUENDA. Libri quinque. Ad Gregorium XIII Pont. Opt. Max. His accessere libelli duo De Aluo sine medicamentis mollienda.” (Romae MDLXXXI, In Aedibus Populi Romani – Testo in latino) (attualmente presso Biblioteca Universitaria di Torino).
La prima edizione della traduzione in volgare (in cinque Libri) venne stampata nel 1592 (“Del Viver delli Romani et di conservar la sanità di M. Alessandro Petronio da Civita Castellana Libri cinque Dove si tratta del Sito di Roma, dell’Aria, de’ Venti, delle Stagioni, dell’Acque, de’ Vini, delle Carni, de’ Pesci, de’ Frutti, delle Herbe, & di tutte l’altre cose pertinenti al governo de gli Huomini, & delle Donne d’ogni età, & conditione. Opera utile, & necessaria non solo a Roma, mà ancora ad ogn’altro Paese. Con due Libri appresso dell’istesso autore. Del mantenere il ventre molle senza Medicine.” Tradotti della lingua latina nella volgare da... Basilio Paravicino Da Como).
L’opera tratta approfonditamente delle buone maniere a tavola dei Romani, dell’esercizio fisico e, dal punto di vista gastronomico, del cibo e delle varie bevande (vino, acque minerali e bevande calde e fredde) non solo nel Lazio ma anche nelle regioni della Campania, Calabria, Liguria e Corsica. Si rivela poi di notevole importanza dal punto di vista dietetico e di una corretta alimentazione – anche con l’impiego di erbe -per una vita sana, anche per le persone anziane. E ancora parla dell’aria, dei venti e delle stagioni.
Ad esempio, laddove parla della gallina, informa di come venisse chiamata dai Latini e di come sia la sua carne. Così prosegue per il fagiano, la quaglia, la tortora, ecc..
Nell’opera Petronio enumera tra le cause delle malattie l’indigestione che nasceva “dall’abbondanza del nutrimento” e che chiama “pienezza”. Le altre cause di infermità le riconosceva nel “capiplenio” (una “sovrabbondanza d’umori nella testa”, umori che poi discendevano alle altre membra con “catarri e distillazioni”) e nella “fiacchezza” (che veniva all’uomo quasi senza manifesta ragione).
Per lui le tre cause dell’infermità nascevano dall’aria, grossa, densa e tiepida e dai venti, frequenti e veementi, (che penetrando nel corpo vi lasciavano la loro forza) e dal vivere mangiando copiosamente (che lasciava nell’organismo, penetrando dal basso, i suoi vapori). Una di queste malattie, il morbo gallico, lo considerava insito nell’alimento che dal basso dell’utero veniva successivamente destato dal contagio.
In quest’opera cita, tra gli altri, Ippocrate e Galeno.