Crea sito

PESESHET (2500 a.C.)

PESESHET

Peseshet (levatrice egiziana, sorvegliante dei medici donna, vissuta in Egitto sotto la IV Dinastia, intorno all’anno 2500 a.C.).
La sua stele personale venne ritrovata a Giza, nella tomba del figlio Akhethetep e parla di lei come di un “Supervisore dei medici” o “Medico Capo”. Tale fu la traduzione che nel 1929-1930 fece il professor Selim Hassan del testo “Peseshet”. La certezza che si tratti di una donna venne data sin dal primo momento dall’indicazione nel testo della parola “imyt-r" (Supervisore, sorvegliante). Il simbolo grammaticale “t”, poi, che risulta presente accanto alla parola "swnw” (o “smw") pronunciata convenzionalmente sewnew/sounou, ossia “Dottore” (swnwt), rimanda espressamente al genere femminile. Molti medici indicati con tale termine, come d’altronde la stessa Peseshet, avevano titoli sacerdotali (in particolare Peseshet, al riguardo, aveva anche il titolo di "imyt-r hm (in peso)-ka", ossia una donna “Direttore delle sacerdotesse", la quale si occupava anche di culti funerari). Il suo elevato status professionale ed il fatto che fosse coinvolta in tante e tali responsabilità, nella civiltà matriarcale faraonica Egizio-Nubiana, dev’essere considerata una cosa rientrante nella massima normalità. Nessun’altra civiltà dei tempi a venire, nemmeno quella greca, culla della civiltà, o quella persiana, avrebbero coltivato in pari misura l’eguaglianza sociale e riconosciuto la parità delle donne nel campo della medicina in particolare e delle scienze, delle arti e nella società in genere: ricordiamo qui, solo ad esempio, Ahmose-Nefertari (nel campo del culto religioso), la regina Hatshepsut (in quello dell’esercizio del potere) e Tiye (in quello degli affari esteri). Nella cultura egiziana e nubiana la donna era considerata quindi non solo per il sesso ma anche per la sua natura divina, come colei che era all’origine della vita. Non a caso Anuket era la divinità della ricchezza e della fertilità, Maat rappresentava l’ordine cosmico, la forza dell'ordine, della verità e della giustizia e Sekhmet era “colei che esercita il dominio”, che portava la morte e le malattie ma che, al tempo stesso, proteggeva i medici (come citano i papiri medici Ebers ed Edwin Smith, tanto che i suoi sacerdoti, molto potenti, spesso intervenivano per la cura delle fratture ossee). Anche Peseshet, come Merit Ptah prima di lei o come qualsiasi altro medico, uomo o donna che fosse, dovette essere pertanto iniziata alla magia di Sekhmet, protettrice dei medici. Pertanto non è da escludere che le sue cure fossero praticate in un contesto di pratiche religiose e riti propiziatori, sotto gli auspici divini. Al riguardo, in particolare il titolo di “swnw” era strettamente associato alla pratica della magia, per cui sia la magia, sia la medicina sia ancora la pratica sacerdotale erano professioni senza una netta distinzione di ruoli.
Anche se prima di lei un’altra donna, Merit Ptah, intorno all’anno 2700 a.C., aveva già praticato la medicina, Peseshet è da molti ritenuta come il più antico medico donna di tutta l’umanità. Nell’antico Egitto - precisamente a Sais (Zau) e ad Eliopoli (in greco Ἡλίου πόλις , Heliopolis) – già nel 3000 a.C. sembra esistessero scuole mediche dove si preparavano le levatrici. E la stessa Peseshet sembra fosse originaria di Sais, ove, oltre al suo ruolo di “supervisore”, si pensa abbia esercitato come levatrice in una scuola medica, al tempo della costruzione delle grandi piramidi.
Ci sono prove che la medicina egiziana del tempo (e quella di Peseshet in particolare) comprendesse anche il massaggio del corpo. Anche la medicina di Peseshet, come d’altronde quella di Merit Ptah, doveva poi basarsi sull’uso di numerose sostanze e principi attivi ricavati dai tre regni animale, vegetale e minerale (il Papiro Ebers 188: 36, 4-17 parla di un rimedio segreto a base di erbe preparato da uno swnw). Tra tali rimedi, molto probabilmente, figuravano estratti di piante indigene selvatiche, di cui si faceva largo uso, tra cui la palma da datteri, il papiro (anche per i suoi rizomi), l’aglio e l’acacia). Famoso per i suoi rizomi anche l’Ensete (Bruce) anche se non è nota la precisa datazione circa la sua coltivazione. Al riguardo, sulla base di alcune fonti ellenistico-romane che parlano espressamente di “rizofagi”, si può pensare che le radici dell’ensete fossero usate anche come alimento, in epoca antica, già dalle popolazioni delle regioni africane etiopiche e da quelle del basso Egitto. La farmacopea, comunque, doveva essere al tempo piuttosto inconsistente, così come abbastanza limitata doveva essere la pratica chirurgica. Al riguardo, non è pensabile che – almeno ai tempi della IV Dinastia – le due pratiche della medicina generica e della chirurgia fossero tra loro nettamente distinte.
Non sono poi di sicura datazione i progressi che i medici egizi fecero nel campo della connessione tra polso periferico e frequenza cardiaca e più in generale sulla circolazione del sangue nel corpo attraverso i vasi sanguigni; e ancora nel campo delle lesioni traumatiche e della chirurgia ossea (da cui prese spunto lo stesso Ippocrate. D’altronde anche Teofrasto e Dioscoride riconobbero apertamente la validità di tale medicina e lo stesso Galeno scrisse che trasse i suoi precetti medici dai manoscritti conservati nella Biblioteca di Imhotep a Menfi). D’altronde, ancora nel V sec. a.C., Isocrate di Atene (436-338 a.C.) nel suo libro “Busiride” scriveva che l'Egitto era la culla della medicina e che i sacerdoti (egiziani) erano depositari di due tipi di sapere fondamentali della società: la filosofia (φιλοσοφίας) e la medicina (ἰατρικήν), volte alla terapia rispettivamente dell’anima e del corpo.