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Pelope

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PELOPE

Pelope (Πέλοψ, Pelops) (medico anatomista greco, II sec. d.C.).
Insieme a Satiro fu discepolo di Numisiano, a sua volta discepolo di Quinto. Tutti anatomisti ascrivibili alla seconda scuola alessandrina sorta nel I-II sec. d.C. attorno alla figura di Marino di Alessandria, medico attivo a Roma nella prima età imperiale.
Pelope, a sua volta, insegnò anatomia a Smirne, dove in quel periodo teneva lezioni anche il filosofo platonico Albino. Di orientamento ippocratico, come d’altronde il suo grande maestro Numisiano, ebbe tra i suoi discepoli Galeno di Pergamo, che lo avrebbe successivamente citato nei suoi scritti. Anche con ciò può spiegarsi come mai Galeno difenda accanitamente le teorie di Ippocrate contro i suoi critici e censori (v. tra l’altro in Adversus Lycum, I, XVIIIB.196K, in cui difende Ippocrate dai commenti che Lico il macedone e Juliano il Metodico muovevano contro i suoi aforismi).
Come fece anche Eracliano, figlio di Numisiano, anche Pelope tenne per sè i libri che aveva scritto quest’ultimo, suo maestro, che andarono così distrutti. Così sappiamo che egli non volle cedere ad alcuno quelle dottrine volendo per sue quelle non ancora conosciute. Sappiamo difatti che, come uso di molti altri medici alessandrini, anche Numisiano si era approfondito sugli studi ippocratici pervenendo a commentarne gli Aforismi in lingua greca, a quei tempi molto apprezzati (Galeno, Hippocratis Epidemiarum L. II, Commentum 4: CMG V 10,1, 345-348). Tali studi furono conservati da suo figlio Eracliano (Ἡρακλειανὸς / Herakleianòs – lat.: Heraclianus), peraltro anatomista a sua volta ma di bassa statura (col quale lavorò anche Galeno), ed infine - quelli detenuti da lui - andarono distrutti dal fuoco (Galeno, Administrationes anatomicae 14,1) sembra su istruzioni date dallo stesso Eracliano in punto di morte. Sottolineiamo qui che lo stesso Galeno, il quale perfezionò i suoi studi anatomici  nell’ordine a Smirne, Corinto e ad Alessandria, fu discepolo di maestri quali Numisiano, Satiro e Pelope ma anche e soprattutto di scienziati legati al Museo di Alessandria d’Egitto, dove Galeno si approfondì sugli studi anatomici per ben cinque anni (152 – 157) venendo a contatto con la grande tradizione del commento ippocratico tra cui le opere, da lui molto apprezzate, di Numisiano.

Pelope scrisse un’opera in almeno due libri dal titolo “Introduzioni Ippocratiche”, in cui affermava, tra altro, che il cervello fosse non solo l'origine dei nervi bensì anche delle vene e delle arterie.
Al riguardo, in D. Le Clerc - Storia della Medicina, leggiamo: “...(Pelope) prendeva le lingue dei buoi per mostrare i muscoli della lingua, non potendo fare ciò sopra i cadaveri umani. ...(Riteneva ancora Pelope)... il cervello il luogo, donde non escono non solamente le vene, ma generalmente tutti i vasi che si trovano nel corpo.
Pelope tradusse poi gli Aforismi ippocratici in lingua latina.
Leggiamo in Émile Littré - Hippocrate. Oeuvres Completes – v. I (Paris: J.-B. Baillière, 1839): “...Il maestro di Galeno (intendi Pelope) disse che la vita umana si divide in cinque parti: oziosa, laboriosa, virile, senile e decrepite. L'oziosa è quella della prima infanzia in cui l'intelligenza non si è ancora sviluppata; la laboriosa è quella in cui cominciano i lavori e gli esercizio della giovinezza; la virile, quella che si distingue per la forza dell'età; la senile è quella in cui si vede il declino del vigore; la decrepita può essere buona o cattiva come la fine di tutte le cose.”
Opinioni controverse in anatomia videro contrapposti Marino di Alessandria e Lico il macedone, i quali ritenevano esistesse un unico muscolo costituito dal muscolo pterigoideo ed il temporale diversamente da Pelope ed il figlio Eliano, i quali invece li distinguevano. E Galeno, dopo lunghi studi, concluse che fossero distinti, coincidendo così la sua opinione con quella del maestro Pelope.

In G. De Matthaeis (Analisi della virtù de’ medicamenti, 1810), a proposito del modo di curare l’idrofobia, leggiamo che Galeno precisò che lo aveva appreso dal maestro Escrione, da curarsi con la polvere dei granchi di fiume. Non essendo Galeno affatto convinto di quanto affermava Pelope.