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Pedon

PEDON

Etimologia : dal greco πέδον  , pedon  “campo, pianura” (gen.  Πέδου).
Minima area ritenuta necessaria per poter descrivere il suolo, i suoi orizzonti e la loro variabilità (Soil Taxonomy). Per orizzonti diagnostici si intendono strati di suolo, rilevati più o meno parallelamente allo strato superficiale del terreno, che presentano specifiche proprietà fisiche, chimiche e biologiche derivanti da specifici processi pedogenetici. Per il “pedon”, non viene indicata una superficie minima che debba occupare ai fini di una valida descrizione delle sue caratteristiche (come riferimento da 1 mq. a 10 mq., o più); la letteratura pedologica specifica solo che un “pedon” debba avere come limite inferiore un “non suolo” (acqua, roccia, permafrost) e come limiti laterali altri pedon adiacenti.
Più pedon adiacenti formano un polipedon (i polipedon sono molto simili fra di loro ed il loro limite è rappresentato dal “non suolo” e lateralmente da altri polipedon con caratteristiche significativamente differenti: ciò per superare anche la difficoltà di rappresentazione e delimitazione cartografica dei pedon che sfumavano l’uno nell’altro). Anche questo concetto fu introdotto dalla Soil Taxonomy, soprattutto in considerazione della limitatezza del pedon (che da sempre era stato considerato troppo piccolo per esporre funzioni più ampie, come, ad es., la pendenza e la pietrosità superficiale). Solo successivamente agli studi di G. Holmgren (1988) si cercò di stimare un pedon secondo un limite minimo necessario a garantire uno studio appropriato delle sue proprietà.
Sia il pedon che il polipedon sono ritenute unità di classificazione per lo studio del pedoclima.