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Pedoclima

PEDOCLIMA

Etimologia : dal greco πέδον  , pedon  “campo, pianura” (gen.  Πέδου) + dalla radice proto-indo-europea klei- , da cui la v. verb. κλίνω , klìno “piegare, inclinare”, e κλίμα  (–ματος) ,  klíma (klimatos)  “zona, spazio geografico” / sign. orig. “latitudine,  inclinazione (terrestre dall’equatore ai poli)” / da cui il latino clima-atis /. [Identica derivazione per il termine  κλῖμαξ  , klimaks  (gen. Κλίμακος/klimakos) da cui il latino (tardo) climax , col sign. di “scala (o smagliatura)”, usato per indicare l’apice di un determinato processo di crescita /].
In pedologia, termine che indica il clima del suolo ossia la risultante dell’interazione tra il clima atmosferico e l’insieme delle condizioni e proprietà fisiche, chimiche e biologiche del terreno, dipendenti principalmente dalla temperatura e dall’umidità. Il suolo interagisce con l'atmosfera in termini di cicli della materia e di flussi di energia ed il pedoclima è stato sempre riconosciuto come un fattore importante non solo della gestione e produttività del suolo ma della stessa pedogenesi, ossia della sua formazione. Tale concetto venne formalizzato da Hans Jenny (1899-1992) nell’equazione : S = f (cl, o, r, p, t,...), dove:
• S = una qualunque proprietà del suolo;
• cl = clima;
• o = organismi;
• r = topografia (intesa come rilievi, dall'inglese relief);
• p = roccia madre (dall'inglese parent material);
• t = tempo (momento iniziale della formazione di un suolo);
• ... = altri fattori, di importanza locale.
Suoli per molti aspetti simili ma situati in contesti climatici diversi avranno pertanto influssi diversi sullo sviluppo ciclico delle piante.
La Soil Taxonomy USDA ha introdotto, ai fini della classificazione dei suoli, due nuove caratteristiche direttamente correlate alle condizioni climatiche dell’area in cui è dato osservare un terreno (“pedon”): il regime di temperatura ed il regime di umidità. Il regime di umidità è utilizzabile a fini tassonomici (sino al livello di sottogruppo); il regime di temperatura meramente per la determinazione della famiglia. Le classi del regime di temperatura (Costantini et al., 2000, stima della temperatura in funzione della capacità di campo a 50 cm.) sono: ipertermico, termico, mesico, frigido, cryico. Le classi del regime di umidità sono: il pudico, lo xerico, l'intermedio xerico-torrico e, in alcune annate, il rustico.
Il regime idrico e termico di un suolo (vale a dire il suo pedoclima) sono due importanti qualità che ne determinano l'attitudine per ogni eventuale utilizzazione sia di natura agricola sia di natura forestale, in quanto condizionano sia ogni fase di crescita delle piante (germinazione e sviluppo) sia, conseguentemente, la loro produttività. Il pedoclima indirizza anche tutti i processi pedogenetici. Si capisce, quindi, la ragione per cui la letteratura in materia (Raimondi, 1998) giudichi migliore quella classificazione dei suoli che armonizzi le caratteristiche dei suoli con la loro attitudine nei confronti delle piante (in particolare, ricordiamo la Soil Taxonomy, Soil Survey Staff, 1997).
Per inciso, ricordiamo che i principali regimi di umidità del suolo, secondo la Soil Taxonomy del 1992, sono:
ACQUICO : il regime di umidità è quello di un ambiente riducente  virtualmente privo di ossigeno in un suolo saturato  dalla falda o dalla frangia capillare. La durata del periodo di saturazione deve essere di almeno qualche giorno durante il quale la temperatura del suolo è sopra  lo zero biologico (5° C).
ARIDICO : il concetto di aridico è quello di una condizione in cui la disponibilità idrica è di regola insufficiente per una normale crescita delle piante.
UDICO : il suolo ha una buona disponibilità di acqua per la crescita delle piante per tutto l’anno.
USTICO : il suolo è caratterizzato da una limitata disponibilità idrica per la crescita delle piante; o perché vi sono dei periodi nell’anno in cui il suolo è troppo secco per la crescita delle piante di clima non desertico o perché la disponibilità idrica non è ottimale durante tutto l’anno.
XERICO : il suolo è umido in inverno e secco in estate. E’ sempre un concetto di disponibilità idrica limitata, come il regime ustico, di cui può essere considerato infatti un caso particolare., riferito essenzialmente  al clima mediterraneo.
Generalmente, nella classificazione di un pedoclima, ad un più alto livello, vengono presi in considerazione ed utilizzati, per modelli informatizzati, solo pochi dati climatici atmosferici (essenzialmente temperatura, piovosità, radiazione ed evapotraspirazione) aggiustati per simulare la temperatura e l'umidità di un suolo-tipo, senza prendere in considerazione le interazioni specifiche con le caratteristiche del suolo in esame.
Al secondo livello (polipedon), il pedoclima viene stimato non solo in relazione al clima, ma anche alle specifiche caratteristiche del suolo (soprattutto riserva idrica utilizzabile per le colture ma anche risalita capillare, scorrimento superficiale, apporti da falda). Infine, più dettagliatamente, l’esame in situ riguarda il suolo specifico (pedon).
Alcuni autori hanno esaminato la possibilità di fare a meno del secondo livello (polipedon) cercando di portare il suolo da stimare (pedon) ad un limite minimo necessario a garantire uno studio appropriato delle proprietà in esame (George Holmgren, 1988). Questo concetto, unito a criteri per la scala di variabilità, potrebbe stabilire il pedon come unità di base della classificazione ed eliminare la necessità del polipedon. Ciò in quanto il “pedon” era stato sempre considerato troppo piccolo per esporre funzioni più ampie (come, ad es., la pendenza e la pietrosità superficiale) e gli scienziati, nel tempo, indipendentemente dalle sue dimensioni limitate, deliberatamente o inconsciamente, avevano sempre trasferito ad esso eventuali più vaste proprietà provenienti dai territori circostanti.
Ricordiamo che, generalmente: il pedon comprende la zona radicale della maggior parte delle piante perenni autoctone; una profondità di 2 m. offre un buon campione di studio; una superficie (approssimativamente poligonale) variabile da 1 mq. a 10 mq., a seconda della natura della variabilità del terreno.
D’altro canto, il polipedon è stato sempre presentato in “Soil Taxonomy” come unità omogenea di classificazione, un terreno abbastanza grande, cioè, per esporre tutte le caratteristiche considerate nella descrizione e classificazione dei suoli.