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Paxillus involutus

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PAXILLUS INVOLUTUS

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE
CAPPELLO: convesso, poi spianato e leggermente imbutiforme, con margine fortemente involuto; vischioso a tempo umido, si macchia facilmente al tatto; colore olivastro od ocraceo, poi ruggine e infine nocciola o tabacco; 5–12 cm o più di diametro.
LAMELLE: fitte, ondulate, decorrenti sul gambo; color ocra chiaro, poi brunastre al tocco; facilmente staccabili dal cappello.
GAMBO: cilindrico, quasi sempre curvo, pieno, concolore al cappello, diventa color castano al tocco e con l'età.
CARNE: molle, giallastra, all'aria vira nel bruno-rossiccio. Odore di muffa. Sapore amarognolo.
SPORE: ocracee.

HABITAT: cresce nei boschi di latifoglie e conifere, nelle zone umide a tratti erbose, dall'estate al tardo autunno.
COMMESTIBILITA': velenoso. A volte anche mortale. Era stato riconosciuto come causa di disturbi gastrici, quando consumato crudo, ma è stato più di recente trovato per aver causato emolisi autoimmune potenzialmente fatale anche in coloro che avevano consumato il fungo per anni senza altri effetti negativi. Un antigene nel fungo attiva il sistema immunitario ad attaccare le cellule rosse del sangue. Complicazioni gravi e potenzialmente fatali includono insufficienza renale acuta, insufficienza respiratoria e coagulazione intravascolare disseminata. Si sapeva che il fungo era  irritante a livello gastrointestinale se ingerito crudo ma era stato presunto commestibile dopo la cottura. Le prime domande sulla sua tossicità sono state sollevate dal micologo tedesco Julius Schäffer, morto dopo avere consumato il fungo nell’ottobre 1944, con vomito, diarrea e febbre. La sua condizione è peggiorata al punto di essere stato ricoverato in Ospedale, dove è morto. A metà degli anni 1980, il medico svizzero René Flammer ha scoperto all'interno del fungo un antigene che stimola una reazione autoimmune che fa prendere in considerazione alle cellule immunitarie del corpo i propri globuli rossi come estranei fino ad attaccarli. Nonostante ciò, sino al 1990 si è continuato a consigliarlo come commestibile ed una guida italiana lo ha consigliato commestibile addirittura nel 1998.
La sindrome immunoemolitica, relativamente rara, si verifica dopo l'ingestione ripetuta di funghi Paxillus. Più comunemente, si pone quando la persona ha ingerito il fungo per un lungo periodo di tempo, a volte per molti anni, ed ha mostrato lievi sintomi gastrointestinali in altre occasioni.
I sintomi di avvelenamento insorgono rapidamente, dapprima con vomito e poi con diarrea e dolore addominale in associazione a diminuzione del volume del sangue. Poco dopo la comparsa di questi sintomi iniziali, si sviluppa l’emolisi, che può portare all’anemia e a numerose complicanze, tra cui insufficienza renale acuta, insufficienza respiratoria acuta e coagulazione intravascolare disseminata. Queste complicazioni possono causare una significativa morbilità.
Non esiste un antidoto per l'avvelenamento, solo un trattamento di supporto costituito dal monitoraggio emocromocitometrico completo, della funzione renale, della pressione sanguigna e dell'equilibrio idro-elettrolitico. L'uso dei corticosteroidi può essere utile in quanto tali farmaci proteggono le cellule del sangue dall’emolisi.