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PALLADIO (VI sec. d.C.)

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PALLADIO

Palladio (in greco:. Παλλάδιος / Palládios; in latino: Palladius).
Nome di alcuni medici, scrittori ed insegnanti di medicina, di cui un autore latino del IV-V sec. d.C. e due autori di origine greca del VI sec. d.C. circa.
Dalle testimonianze letterarie che ci hanno lasciato e da alcune citazioni di essi che ritroviamo nelle opere di altri scrittori, possiamo ricostruire alcuni tratti salienti delle loro biografie.
Non sembra fosse stato invece medico il Palladio di Alessandria, il quale dovrebbe corrispondere al Palladio, segretario di quel San Gregenzio che, sotto l'imperatore Giustino (V-VI secolo), convertì numerosi giudei e fu inviato ad Alessandria come Arcivescovo. Di loro vi è traccia nella “STORIA D'ITALIA DEL MEDIO— EVO DI CARLO TROTA” - VOL. III. PARTE I (NAPOLI, 1851), che riporta della disputa di Gregenzio, assistito dal segretario Palladio, con Erbano Giudeo (“Disputa Gregenziana” che si dice “forse” scritta da Palladio).
Invece, il Palladio di cui è menzione nelle lettere di Simmaco
[LIBER I. EPIST. XV. SYMMACHUS AUSONIO.
Sed tempeslive Palladii, rhetoris noslri... Quod Palladio factum volo,...
EPIST. XCIV. SYMMACHUS SYAGRIO
si fratrem meum Palladium spectatum... mereri facundiam Palladii...
LIBER NONUS.
EPISTOLA PRIMA. SYMMACHUS PALLADIO. ...]
è chiaramente il Palladio oratore di cui pure è menzione nella allegata bibliografia di “Matthaei Aimerichii Specimen veteris Romanae litteraturae...”.

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PALLADIO di Antiochia

Palladio (in greco:. Παλλάδιος) (medico greco, VI sec. d.C.).
Un medico di nome Palladio ci viene tramandato come originario di Antiochia. Non si conoscono gli eventi della sua vita, per cui si identifica nel Palladio, medico iatrosofista, di Alessandria d’Egitto.
Questo medico cita Galeno ed esistono sue citazioni anche in Rhazes (Abū Bakr Muḥammad ibn Zakariyyā al-Rāzī).
A tale medico di nome Palladio viene attribuita la stesura di tre commentari antichi. Precisamente:
-Commentario ad Ippocrate sulle fratture
-Commentario al libro VI delle Epidemie di Ippocrate
-Commentario a Galeno sulle sezioni (in Gal.Sect. = Scholia in Galeni De Sectis)
I suoi Commentari su Ippocrate sono in gran parte desunti da Galeno; essi sembrano essere stati conosciuti dagli scrittori arabi. Entrambi i primi due Commentari su Ippocrate ci sono pervenuti incompleti.
Ad Alessandria – come sofista - aveva insegnato anche Zenone di Cipro (IV sec. d.C.), il quale aveva avuto come discepolo e consigliere Oribasio di Pergamo (325 d.C. – 403 d.C.) – a sua volta medico ed intimo amico dell'imperatore Giuliano l'Apostata (regno: 361 d.C. – 363 d.C.). Lo stesso Zenone di Cipro viene considerato uno dei primi iatrosofisti, insieme a Magno di Nisibe e a Ionico di Sardi, i quali pure furono suoi discepoli, attivi nella seconda metà del IV sec. d.C.. Ricordiamo qui che gli iatrosofisti furono – in piena età imperiale - quei medici della Grecia e dell’antica Roma i quali – spesso intellettuali di corte e vicini alle famiglie reali – insegnavano dietro compenso i segreti della medicina e dell’esercizio fisico, ma erano anche dediti all'insegnamento ed all'esercizio dell'oratoria, ritenendo che la concezione della medicina non potesse e non dovesse distaccarsi da quella della filosofia, in quanto entrambe servissero, sinergicamente, a guarire gli uomini dalle afflizioni dei mali del corpo e dell’anima. Quindi nella iatrosofistica, fedelmente al detto galenico “Hoti ho aristos hiatros kai philosophos”, confluirono da branche diverse sia medici che esercitavano l’arte secondo una concezione filosofico-speculativa sia filosofi che solevano dedicarsi al commento ed al compendio dei testi a carattere prevalentemente medico, prevalentemente testi ippocratici e galenici. Lo stesso Zenone di Cipro, seguendo la moda corrente dello studio e della frequentazione degli antichi sofisti (e/o neo-sofisti) - tra i quali anche Ninfidiano e l’imperatore pagano Flavio Claudio Giuliano (anch’egli estimatore di questa corrente e compositore di opere di eloquenza) – era andato sviluppando in proprio – in ambito medico - il programma della (neo) sofistica del II sec. d.C., tendente al rinnovamento – in senso prevalentemente formalistico - dell’antica concezione filosofica.

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“...A quella più antica (intendi: la sofistica) diede inizio Gorgia da Leontini, [...] alla seconda, invece, Eschine, figlio di Atrometo [...].” (Filostrato, “Vite dei sofisti”, I, 481).