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Ninfodoro (II - III sec. a.C.)

NINFODORO

Ninfodoro (in greco: Νυμφόδωρος / Nymfódoros ; in latino: Nymphodorus) (medico greco, II – III sec. a.C.).
Viene citato da Eraclide di Taranto come nato nel III sec. a.C. o poco prima (Galeno, Comment in Hippocr. De Artic., iv. 40, vol. xviii. pt. i. p. 736).
Viene ricordato e celebrato come l’inventore di una macchina per la riduzione delle dislocazioni, chiamata “glossokomon” (in greco: γλωσσόκομον), che fu poi leggermente modificata da Aristione, e che viene descritta da Oribasio (Orib., de Machinam., c. 24, p. 179, etc.).
Una terza citazione la ritroviamo poi in Celso insieme a diversi altri chirurghi eminenti (Celso, viii. 20, p. 185).
Viene ascritto alla scuola empirica e alla farmacologia sperimentale.

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Poi, nella Cronica de Matematici di Bernardino Baldi da Urbino abbate di Guastalla, leggiamo:
NINFODORO grande Inventore di Machine è messo da Vitruvio nella classe d’Archita, e d’Archimede, e di Ctesibio. Fù ritrovatore, come s’hà appressò Oribasio, d’una Machina per l’uso della Chirurgia, detta Glossocomo. Non sò se questi sia quello, che da Plinio, come Geografo, è commemorato nella sua historia naturale.

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E difatti, in Plinio ritroviamo citato un Ninfodoro, ma nell’elucidario poetico il Torrentino lo dice medico.
Nell’elucidario poetico raccolto già da Hermanno Torrentino hora riformato, & accresciuto da Girolamo Brusoni, P. II (Venetia, M, DC. LXVII), è meramente riportato:
“Ninfodoro medico famoso appresso Plinio”
Leggiamo nella Naturalis Historia,
“Liber VII, 16:
in eadem Africa familias quasdam effascinantium Isigonus et Nymphodorus, quorum laudatione intereant probata, arescant arbores, emoriantur infantes. esse eiusdem generis in Triballis et Illyris adicit Isigonus, qui visu quoque effascinent interemantque quos diutius intueantur, iratis praecipue oculis, quod eorum malum facilius sentire puberes; notabilius esse quod pupillas binas in oculis singulis habeant.”
“Isigono e Ninfodoro (dicono) che nella stessa Africa alcune famiglie di stregoni con l’esaltazione di questi uccidono le pecore, seccano gli alberi, fanno morire i neonati. Isigono aggiunge che accadono cose dello stesso genere fra i Triballi e gli Illiri ...”
“Liber XXXIV, XXII, 104:
quidam in ollis fictilibus tusam urunt et lavant in mortariis, postea siccant. Nymphodorus lapidem ipsum quam gravissimum spississimumque urit pruna et exustum Chio vino restinguit tunditque, mox linteo cribrat atque in mortario terit, mox aqua pluvia macerat iterumque terit quod subsedit, donec cerussae simile fiat, nulla dentium offensa. eadem Iollae ratae, sed quam purissimum eligit lapidem.”
“Alcuni bruciano nelle olle quella pestata e la lavano nei mortai, dopo la seccano. Ninfodoro brucia nella brace quel minerale quanto più pesante e spesso e spegne quello bruciato col vino di Chio e lo pesta, dopo setaccia con un panno e trita nel mortaio, dopo macera con acqua piovana e trita nuovamente ciò che si deposita, sino a quando diventa simile alla cerussa, con nessun danno per i denti. La stessa quella del sistema di Iolla, ma sceglie il minerale quanto più puro.”

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