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NICONE di Akragas

NICONE di Akragas

Nicone di Akragas ovvero Nicone di Agrigento (in greco Nίkωνα Άkραγαντίνον) (medico greco, Akragas, Ἀκράγας , attuale Agrigento, Sicilia, I sec. a.C.).
Nativo di Akragas, si recò a Roma, dove ebbe modo di approfondire la sua amicizia con l’altro medico siciliota Tito Aufidio. Difatti, sotto la dominazione romana, anche in Sicilia erano andate fiorendo le arti, tra cui la medicina, che nel I sec. a.C. contò tra le sue fila, tra gli altri, lo stesso Nicone e Tito Aufidio.
Come altri medici provenienti dalle altre provincie romane, tra i quali Filonide di Dyrrachium (Durazzo) (Θιλωνίδην Δυρρχηνόν), del quale furono di poco anteriori, entrambi furono discepoli di Asclepiade di Bitinia. Questa notizia ci perviene da Erennio Filone (64-141 d. C. ca.), citato da Stefano di Bisanzio (Steph. Byz. s.v. Δυρράχιον), il quale, parlando dei tre medici, usa il termine di “Άkουσταί” (uditori, discepoli) di Asclepiade. Nonostante ciò, alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che i tre medici, anziché discepoli del medico bitinico, possano essersi formati invece sui suoi scritti.
Ricordiamo qui che Asclepiade di Bitinia, rifuggendo dai rimedi empirici di cui si abusava all’epoca, con grave danno per i malati, tra cui i purganti, i vomitivi ed il salasso, propose invece cure "dolci", ben accette al suo pubblico. II suo principio era quello di salvaguardare il ritmo di vita del paziente, senza metodi bruschi, procedendo in modo rapido, sicuro e divertente nella cura delle malattie (tuto, cito et iucunde). I rimedi terapeutici si basavano su massaggi, bagni termali, passeggiate e musica, con il ricorso a farmaci o salassi solo in casi estremi. Tale scuola avrebbe poi avuto grande influenza su tutta la cultura medica romana, tanto che tra i pazienti di Asclepiade troviamo lo stesso Marco Tullio Cicerone. Lo stesso Nicone ebbe la stima e l’amicizia di Cicerone, il quale, nelle sue Epistulae ad familiares (Lettere ai familiari o Lettere agli amici) sembra riferirsi proprio al medico akragantino laddove, lodandolo per la sua eloquenza ed apprezzandone uno scritto sulla polifagia, così scrive: “Ego Sex, Fadio, Niconio discipulo librum abstuli. O medicum suavem, neque docilem ad hanc disciplinam".