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NICHOLAS MYREPSOS

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NICHOLAS MYREPSOS

Nicholas Myrepsos (ovvero Nicolaus/os Myrepsus) (in greco: Νικόλαος “Μυρεψός” ovvero letteralmente il “preparatore di unguenti") (medico farmacologo bizantino, XIII sec. d.C.).
Le notizie riguardanti la sua esistenza sono poche e frammentarie.
Sappiamo per certo che il 6 ottobre 1241 – giorno in cui si verificò un’eclissi solare – egli si trovava a Nicea, in Bitinia  (Asia Minore), presso la corte dell’imperatore bizantino (basileus) Giovanni III Ducas Vatatze “il Misericordioso” (1192 – 1254, basileus dei romei dal 1222 al 1254). Tenuto in grande considerazione dall’imperatore, fu elevato a ricoprire la carica ufficiale di “actuarius” (ἀκτουάριος , aktouarios), che alla sua epoca veniva conferita solo ai medici più eminenti.
Altri riferimenti storici che ritroviamo nelle sue opere ci possono aiutare ad inquadrare più precisamente a livello cronologico la sua vita. Egli, ad esempio, cita:
-il medico cristiano giacobita Mesuè il Giovane (XXXII. 117, p. 706) che sappiamo per certo che morì a Il Cairo nell’anno 1015;
-il basileus bizantino Michele VIII Paleologo (in realtà leggiamo: "Michele Angelus regalis", I. 295, p. 420), il quale visse dal 1223 al 1282 e regnò dal 1.1.1259 sino all’11.12.1282, data della sua morte);
-il Papa Niccolò III / Giovanni Gaetano Orsini (in realtà leggiamo: “Papa Nicolaus”, II. 9, p. 469), il quale visse dal 1216 (ca.) al 1280 (188° papa dal 1277 sino al 22.8.1280, data della sua morte);
-il medico bizantino Johannes Zacharias Actuarius (in realtà leggiamo: “Dominus Joannes" e “Magister Johannes", rispettivamente in X. 103, p. 575 e XXXII. 99, p. 703), il quale visse dal 1275 (ca.) al 1328 (ca.).
Ancora, dai suoi scritti (XXIV. 12, p. 657) sappiamo che visitò Nicea, tornata in grande auge con la fondazione dell’Impero di Nicea (1204 – 1261) da parte di Teodoro I Lascaris; nonché la città di Alessandria di Egitto (I. 241, XVII. 17, pp. 412, 612), dove a volte veniva appellato “Nicolaus Alexandrinus”.
Probabilmente è riferibile alla sua persona una citazione che ritroviamo nelle “Chronike Syngraphe” (* in “Hist. Byzant.”, c. 39, p. 34, ed. Paris. 1651) di George Akropolites (1217/1220 – 1282), il quale ce lo presenta come un eminente medico anche se molto ignorante nel campo della filosofia naturale.
La farmacologia – scienza di precisione dei pesi e delle misure – trova le sue radici nella tradizione medica egiziana e mediorientale. Le varie formulazioni combinavano vari ingredienti, utilizzando nei vari intrugli non solo erbe ed altre piante – ivi comprese le radici - bensì anche minerali e le più diverse sostanze animali (ricordiamo qui, ad esempio, l’avorio, i denti di leone e persino le feci). Ciò permise la preparazione di unguenti vari, fluidi, balsami e pillole, indicati per le varie patologie.
Bisanzio costituiva all’epoca il naturale crocevia tra il mondo orientale e quello occidentale ed il secolo XIII vide il fiorire in ambito bizantino di un gran numero di opere a carattere farmacologico, soprattutto da parte di autori quali lo stesso Myrepsus (il quale fiorì nel sec. XIII) e Johannes Zacharias Actuarius (fiorito nel sec. XIV). La nascente farmacopea andò affiancando alle tradizioni mediche orientali – con un grande numero di estratti di piante e nuovi ingredienti sconosciuti in Occidente – anche una ponderosa rivisitazione dell’antica scienza farmacologica greco-ippocratica.
Le nuove opere farmacologiche furono copiate e tradotte in Occidente ed avrebbero influenzato la medicina sino all’età rinascimentale, dalla metà del XIV secolo a tutto il XVI secolo.
Tra le opere a carattere farmacologico, ricordiamo qui il Dynameron, un compendio sulla scienza medica che Nicholas Myrepsos compose in lingua greca intorno all’anno 1280, verso la fine della sua esistenza.
Il Dynameron testimonia anche la preoccupazione di N. Myrepsos di rivisitare non solo la farmacopea greca bensì anche quella galenica. Però la sua fonte principale, da cui Nicholas Myrepsos pare abbia potuto derivare almeno le sue conoscenze nelle droghe e spezie, sembra possa essere stato l’”Antidotarium Nicolai”, il primo formulario esclusivamente salernitano essenziale per lo sviluppo della materia medica salernitana, che raggiunse la sua piena fioritura nel corso del XII secolo. Tale Antidotarium – apparso nella versione più antica sotto il titolo di “Antidotarium Nicolai Salernitani”, riapparve poi sotto il titolo di “Antidotarium Nicolai Praepositus” e viene comunemente attribuito ad un certo Nicola da Salerno (ovvero Nicola Salernitano), fiorito intorno all’anno 1150 e chiamato anche Nicola Praepositus (o, meglio, Nicolàus Pràepositus).
Nel corso degli anni tale opera venne detta “Antidotarium parvum” per distinguerla dall’Antidotarium di Myrepsos – conosciuto in latino anche come “De Compositione Medicamentorum” - che veniva comunemente detto “magnum”. La prima opera, difatti, pur essendo caratterizzata da vari preparati (sciroppi e confetture) tipici della farmacopea araba e basata sulle misure e sui pesi arabi, descriveva solo 142 medicamenti - ancorché estremamente elaborati - mentre la seconda, compilata in uno stile più didascalico, che pur conteneva anche molti rimedi astrusi e superstiziosi e portava vari modi di preparazione del medesimo medicinale, si componeva di ben 48 sezioni - esclusa la prefazione, mancante – e portava circa 2600 formule mediche, composite (riguardanti miscele di 3-5 diversi ingredienti) ed ordinate secondo la loro forma ed oggetto.
In particolare, il manoscritto apparso sotto il titolo di “Antidotarium Parvum” (A. Nicolai Praepositus) porta le ricette in ordine alfabetico e si preoccupa di descriverne sia le modalità di somministrazione sia l’azione.
L’Antidotarium (Magnum) venne tradotto in lingua latina da Johannes Agricola (Ammonius) (1494 – 1566) e pubblicato una prima volta (incompleto) nell’anno 1541 ed una seconda volta, in forma più completa, a Basilea nell’anno 1549, tradotto dal botanico e medico tedesco Leonhart Fuchs / Leonharto Fuchsio (1501 – 1566) (il traduttore Fuchs si premurò anche di far approntare immagini di piante su propri disegni). Esso fu successivamente oggetto di numerose altre pubblicazioni (1567, 1625, 1658) ed attualmente si trova compreso nel “Medicae Artis Principes” di H. Stephens – II vol., Paris, 1567.
Attualmente troviamo presso l’Universitätsbibliothek di Basilea la pubblicazione dal titolo Nicolai Myrepsi Alexandrini Medicamentorum opus, in taglio cesareo quadragintaocto Digestum, hactenus in Germania non visto, data omnibus Medicis, crescita Seplasiarijs mirum in modum Utile, un medico Leonharto Fuchsio, e Scolae tubingensis professore publico, e Graeco in Latinum recens conversum, luculentissimisque Annotationibus illustratum. Acceszit non solum rerum & verborum, sed & medicaminum singulis morbis destinatorum locupletissimus Indice ... Basilea: a cura di Johannes Oporin marzo 1549 Fol..; mentre presso la Biblioteca comunale di Empoli esiste la pubblicazione tradotta dal greco in latino da Leonhart Fuchs: Nicolai Myrepsi Alexandrini Medicamentorum opus in sectiones quadragintaocto digestum hactenus in Germania non visum omnibus tum Medicis tum Seplasiariis mirum in modum utile, à Leonharto Fuchsio medico & Scholae Tubingensis professore publico è Graeco in Latinum recens conversum luculentissimisque annotationibus illustratum; accessit non solum rerum & verborum sed & medicaminum singulis morbis destinatorum locupletissimus index. – Lugduni: apud Balthazarem Arnoletum, 1550.
In realtà, ancor prima di Agricola, il testo era stato tradotto in latino nel XIV secolo da Nicola Deoprepio, meglio noto come Niccolò da Reggio (1280 ca. – 1350 ca.) ed aveva riscosso grande successo. Purtroppo tale traduzione – che recepiva anche il testo dell’Antidotarium di Nicola da Salerno - è andata oramai perduta. E nel 1531 e 1539* piccoli frammenti dell’Antidotarium Magnum erano andati ad integrare il testo dell’Antidotarium della Scuola Salernitana (* “Medicinae herbariae libri duo, quorum primus habet herbas huius seculi medicis communes cum veteribus, Dioscoride videlicet, Galeno, Oribasio, Paulo, Aëtio, Plenio et horum similibus : secundus fere a recentibus medicis inventas continet herbas / autore Ioanne Agricola Ammonio ..., Basileae : ex officina Barptholmaei Vvesthemeri, mense Augusto anno 1539, attualmente conservata presso la Zentralbibliothek Zürich; ristampata a Venezia nel 1543 sotto il titolo "Nuper postale germanicam editionem impressus, & quam plurimis in locis castigatus").
Come testimoniato anche in “Byzantine East and Latin West: two worlds of Christendom in Middle Ages and Renaissance” / - Studies in ecclesiastical and cultural history [essays, by] Deno J. Geanakoplos, p. 31, pubblicato in New York da Barnes & Noble/, tale codice farmaceutico rimase in uso presso l’Università di Parigi sino al 1651.
Tra i vari manoscritti, ricordiamo qui quello completato nell’anno 1339 dal sacerdote ed esarca ateniese Kosmas Kamelos ed offerto a Francesco I di Francia (1494 – 1547) dall’umanista greco-rinascimentale Antonios Eparchos (1491–1571), attualmente conservato a Parigi presso la Bibliothèque Nationale de France (manoscritto “Parisinus graecus 2243”). La copia risulta illustrata con disegni caratteristici, raffiguranti, tra altri, un medico (ὁ ἰητρός), un paziente (ὁ ἀσθενῶν) ed un farmacista (ὁ σπεστιαλος).