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NICHOLAS KALLIKLES

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NICHOLAS KALLIKLES

Nicholas Kallikles (in greco: Nικόλαος Καλλικλῆς) (medico e poeta greco-bizantino, XI – XII sec. d.C.).
Le notizie biografiche di Nicholas Kallikles sono scarse: le fonti principali sono l’Alessiade scritta da Anna Comnena (1083 – 1153), figlia primogenita di Alessio I Comneno (1048 – 1118) ed Irene Ducaena (1063 – 1123 o 1133); la corrispondenza da lui intrattenuta con Teofilatto di Ocrida (1050 – 1109 ca.) ed alcuni suoi versi come riportati nel bizantinista Aleksandr Petrovič Každan (“Oxford Dictionary of Byzantium”, 3 vol., Oxford: Oxford University Press, 1991) e Basile Skoulatos (“Les personnages byzantins de l'Alexiade : analyse prosopographique et synthèse”, 5 pubbl., 1980).
Altre citazioni le ritroviamo poi in Teodoro Prodromo(s) e Gregorio Pardo(s).
Ricordiamo qui brevemente che l’Alessiade fu scritta, in lingua greca, da Anna Comnena nel 1148 e copre pressappoco il lasso di tempo dal regno di Romano IV Diogene (1030 ca. – 1072 - basileus dei romei dal 1º gennaio 1068 al 26 agosto 1071) fino alla morte di Alessio avvenuta nel 1118, del quale ultimo porta la biografia.
Sappiamo per certo che già prima dell’anno 1108 esercitava la professione di medico presso la corte imperiale bizantina di Costantinopoli, assistendo gli imperatori Alessio I Comneno (regno dal 1081 al 1118) ed il figlio di questi Giovanni II Comneno (1087 – 1143; regno dal 1118 al 1143).
L’Alessiade (XV.11.3) ci dice che fu tra i dottori che assistettero Alessio I poco prima della sua morte e che fu l’unico a capire la gravità della malattia del sovrano – contrariamente a quanto affermavano i suoi colleghi – e che suggerì anche una cura a base di purganti. La terapia consigliata non venne poi seguita proprio in quanto Kallikles fu osteggiato da alcuni suoi colleghi.
Leggiamo ancora nell’Alessiade:
“I suoi principali medici (intendi di Alessio I Comneno) erano tre: l'ottimo Nicholas Kallikles ed il secondo, Michele Pantechnes, il quale... e l’eunuco Michele.”
Ed ancora, a proposito dell’agonia di Alessio e dello stato angosciato dell’imperatrice:
“...Poi, anche se stava morendo ed il dolore lo stava sopraffacendo, l'imperatore si dimostrò più forte della [sofferenza e della] morte, per così dire, ed era angosciato per l'imperatrice, e cercò con una delle sue figlie di tenere sotto controllo la sua eccessiva angoscia...”.
Storicamente, si sa che la morte dell’imperatore Alessio I – avvenuta addì 15 agosto 1118 (la data precisa ci è fornita dalla figlia Anna, la quale precisa: “il giorno in cui si celebra la dormizione della Vergine”) - dovette essere molto dolorosa.
La figlia primogenita Anna parla di "gotta" ma sottolinea pure che Alessio era estremamente parco nel mangiare; è anche possibile che ai frequenti disturbi di natura fisica (probabilmente un letale enfisema polmonare con attacchi d’asma – v. Alessiade – L. XV) si fosse sommato una stato d’ansia di natura psicosomatica per la successione che la moglie Irene – secondo il suo pensiero – aveva intenzione di alterare contro il legittimo erede Giovanni II ed a favore di Niceforo Briennio (1062 – 1137) – il quale aveva già ricevuto il titolo di cesare e panypersebastos (uno dei nuovi titoli introdotti da Alessio I). Si pensa che nel complotto fosse coinvolta anche la moglie di Briennio, Anna Comnena e che tali intrighi avessero disturbato persino le ultime ore di agonia di Alessio, il quale pure sino alla fine fu assistito dalla stessa Anna e dalle altre due figlie Eudocia e Maria.
Un’altra fonte è poi – come detto – rappresentata dalla corrispondenza intercorsa tra Nicholas Kallikles e Teofilatto di Ocrida. Quest’ultimo ne parla come di un uomo coltissimo, che aveva a sua disposizione una fornitissima biblioteca privata. E lo stesso Teofilatto, nella sua corrispondenza, cita anche l’altro medico di corte, Michele Pantechnes (la cui figura sembra emergere quale discepolo dello stesso Teofilatto). Entrambi i detti medici della corte imperiale (kallikles e Pantechnes) erano all’epoca noti frequentatori dei più rinomati e raffinati circoli sociali e culturali bizantini.
Per quanto riguarda i suoi componimenti poetici, il suo genere lo possiamo ascrivere a quello dei panegirici (componimenti oratori di carattere encomiastico), che annoveravano tra i suoi massimi esponenti anche Teodoro Prodromo(s), suo contemporaneo (1115 ca. - 1160). Entrambi erano preoccupati di richiamare ed esaltare nei loro scritti - tra sfarzi, ricchezza e nobiltà - i principali temi cortigiani della dinastia dei Comneni e gli stessi membri dell’aristocrazia imperiale ovvero alcuni mecenati pure rientranti nella cerchia della corte bizantina. Ed alcuni versi satirici dello stesso Prodromo, sono dedicati – oltre che al medico di corte e suo intimo amico Michele Lizix – allo stesso Kallikles. Entrambi vengono citati e lodati per la loro eccezionale bravura e cultura medica, a differenza di altri medici loro contemporanei che lo stesso Prodromo non indugia a schernire e a definire ridicoli e pasticcioni. La satira va a colpire, ad esempio, un medico dentista, il quale, col suo strumento – che avrebbe fatto giustizia persino ad un elefante – ruppe uno dei denti doloranti di un suo paziente.
Altri versi – pure attribuibili a Kallikles - sono dedicati ad iscrizioni reliquiarie; infine, altri ancora a particolari manufatti (tra cui le icone). Nel merito, ricordiamo qui un epigramma con cui Kallikles descrive una podea per l’icona della Theotokos dell’Hodegon (la Vergine Maria come "Madre di Dio”) come “un'immagine dell'immagine": ossia un’immagine che andava ad integrare - anzi a raddoppiare - quella dell’icona, interagendo con essa [vogliamo qui ricordare come la “podea” / ποδέα – nella Chiesa Ortodossa - fosse nient’altro che un ornamento liturgico che spesso in processioni religiose veniva appeso immediatamente sotto un'icona, a mo’ di grembiule. In alcuni testi essa è indicata anche come "poderes skenos”, “kraspedon”, “pterygiori/pterygion” ed “emprostalion”].

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L’ultima composizione nota di Kallikles è un epitaffio risalente all’anno 1142, poco prima della morte dell’imperatore Giovanni II Comneno.
E’ cronaca che, dopo la morte del proprio padre Alessio I, Giovanni II Comneno avesse ordinato che in onore dello stesso Alessio fossero dedicati in una stanza della corte imperiale mosaici e varie rappresentazioni artistiche murarie; e che gli stessi dipinti e decorazioni avessero suscitato il plauso e l’ammirazione sfrenata di Kallikles in alcuni suoi componimenti poetici, il quale in versi immortali ricordò come le stesse riflettessero l’angoscia di un figlio per la morte del proprio padre.
In particolare, le dette opere artistiche murarie – accanto ad un ritratto di Giovanni II in atteggiamento di lutto - rievocavano le vittorie di Alessio I Comneno nelle guerre contro i Normanni, i Peceneghi (ovvero Patzinak, popolazione nomade, di ceppo turco, delle steppe dell'Asia Centrale) ed i Turchi.