Crea sito
 ESCAPE='HTML'

NICETA

Niceta (medico greco-bizantino, 900 d.C.).
Nella lista dei medici degni di essere commemorati nella Chiesa di Gesù Cristo Pantocratore / Παντοκράτωρ ritroviamo anche il nome di Niceta. Probabilmente la sua figura era assurta al rango dei medici-capi delle corti bizantine ovvero dei c.d. “protomenites” (“protomenutai”), i quali avrebbero successivamente assunto l’epitheton di Primiceri (dignitari di primo rango di un’amministrazione civile o a capo di una confraternita).
Secondo la tradizione, la copia bizantina del codice di Niceta fece parte della biblioteca di una delle più famose istituzioni filantropiche di Costantinopoli: l’orphanotropheion di Alessio I Comneno (Alexios I Komnēnos, 1056 – 1118) e successivamente di quella dell'Ospedale dei Quaranta Martiri.
Nel 1492 (o 1495) il grecista di stirpe imperiale Giano Lascaris (1445-1534) aveva acquistato il Codex Niceta a Creta - per conto di Lorenzo de’ Medici – da un mercante di origini senesi, Niccolò di Giacomo. Difatti, già nel 1489 il Lascaris si trovava a Firenze, probabilmente chiamatovi dall’umanista greco Demetrio Calcondila (1424-1511). Ivi, era entrato a far parte dell'entourage di Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico (1449 – 1492), il quale gli aveva dato incarico di recarsi a Costantinopoli, in Grecia e in Medio Oriente per procurarsi manoscritti greci per la biblioteca di famiglia. La raccolta dei manoscritti medicei – iniziata con Cosimo il Vecchio – sarebbe stata portata avanti da Piero (1472-1504) fino alla cacciata dei Medici (1494) e da Giovanni (1475-1521), eletto pontefice nel 1513 con il nome di Leone X. Quest’ultimo, recuperati i manoscritti confiscati alla famiglia dei Medici, li portò a Roma nel palazzo di famiglia (oggi Palazzo Madama), sino a che, nell’anno 1530, i manoscritti – tra cui il codice Niceta - entrarono in possesso di Clemente VII [nato Giulio Zanobi di Giuliano de' Medici (1478 – 1534, p. 1423-1534)]. Lo stesso pontefice dette inizio alla fabbrica della Biblioteca (la futura Biblioteca Medicea Laurenziana) e nel 1534 trasferì a Roma il Codice di Niceta incaricando il Lascaris di curarne un’edizione completa, peraltro mai portata a termine. Il Lascaris, comunque, ne fece una copia, che attualmente si trova a Parigi presso la Bibliothèque nationale de France (Paris Gr. 2248).
Il manoscritto (Laur. Plut. - Codex LXXIV.7) rappresenta il più antico codice chirurgico illustrato. Esso risale probabilmente al X – XI secolo e - dopo essere entrato (insieme al Paris Gr. 2248) a far parte della Biblioteca di Niccolò Ridolfi (1501-1550), nipote di Lorenzo il Magnifico - venne catalogato nei "Plutei” (banchi) all'apertura della Biblioteca (1571) e sarebbe servito da modello per edizioni cinquecentesche di medicina, tra cui quella curata dal giovane medico fiorentino Guido Guidi (1544). Quest’ultimo avrebbe approntato una traduzione latina dei testi chirurgici comprendente ben sei trattati ippocratici, di cui tre commentati da Galeno, il De fasciis galenico, il De Machinamentis ed il De Laqueis di Oribasio.
Basandosi sul manoscritto parigino (Paris Gr. 2248) – invece - il medico ed archiatra pontificio Ferdinando Balami (XV - XVI sec.) curò la traduzione del De ossibus di Galeno (pubbl. 1535). Nel 1603 vennero rilegati insieme ai primi fogli i disegni fatti da Giovanni Santorini di Rodi per conto dello stesso Lascaris.

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'

Della collezione di Niceta di epoca bizantina (dal nome del dottore-mecenate che ne mise insieme i testi e la commissionò) fa parte anche il Peri Arthron / Περὶ Ἄρθρων sulle giunture di Apollonio di Cizio (I sec. a.C.), un commentario relativo al trattato ippocratico “Sulle articolazioni”. Esso è diviso in tre parti scritte in tempi diversi. La prima parte tratta delle lussazioni della spalla, la seconda di quelle del gomito, del polso, della mascella e della colonna vertebrale, mentre la terza ed ultima parte delle dislocazioni degli arti inferiori.
Questo Trattato (che è una riproposizione aggiornata del trattato ippocratico) è l'unico trattato medico di epoca ellenistica esistente – in particolare della Scuola Empirica - e conserva anche materiale significativo circa le sette dei medici ellenistici, gli empiristi ed i razionalisti, e la figura di Ippocrate nel periodo ellenistico.
Sul piano dell’intervento pratico, Apollonio accoglie le strumentazioni ippocratiche per il riposizionamento delle vertebre dislocate, la riduzione delle fratture e per la risoluzione delle lussazioni (a testa in giù, così si risolvevano le lussazioni secondo il medico greco Apollonio di Cizio), il quale sottolinea il fatto positivo che Ippocrate avesse registrato una soluzione strumentale in accordo con la struttura naturale del corpo.
Qui dimostra di essere un idolatra di Ippocrate e si scaglia apertamente contro Hegetor, un medico alessandrino vissuto dopo Erofilo e prima di lui, il quale aveva criticato il nichilismo eziologico degli empiristi; ed attraverso di lui Apollonio critica lo stesso Erofilo ed i suoi seguaci.
Poi, alla critica specifica di Hegetor (un medico razionalista) che aveva negato che il femore potesse essere ripristinato con successo attraverso la macchina ippocratica, Apollonio sostiene che il femore poteva invece essere resettato. Per lui le teorie più recenti e le innovazioni meccaniche in medicina non avrebbero portato ad un miglioramento della terapia. Secondo Apollonio non avrebbe potuto esserci “…un modo migliore per impostare l’articolazione …” “… perseguendo operazioni impossibili … Hegetor ha errato non solo in questo, ma ha portato gli amici medici fuori strada con lui. In nessun modo egli ha sconfitto quello che Ippocrate dice nelle articolazioni, ma dalla sua stessa inconsistenza fa un proposta sciocca in quanto sopra.”.
Ciò a cui guarda Apollonio è principalmente l'esperienza pratica (empeiria) necessaria per il successo del trattamento delle lussazioni. Egli non ha alcun bisogno quindi di modernizzare la panchina di Ippocrate.

 ESCAPE='HTML'

Scritto e miniato a Costantinopoli, il Codice – oltre a 30 immagini a piena pagina del citato Peri Arthron di Apollonio di Cizio – contiene anche 63 immagini del Trattato di Sorano “Περὶ ἑπιδέσμων” sui bendaggi. In realtà, è incerto se quest’ultima opera sia da attribuire a Sorano d’Efeso o a Sorano il Vecchio (I – II sec. d.C.). E’ difatti possibile che appartenga allo stesso Sorano il Vecchio sia il trattato sui bendaggi sia quello sui segni delle fratture [di cui pure al “Graecorum Chirurgici Libri Sorani Unus de Fracturarum Signis Oribasii Duo de Fractis Et de Luxatis E Collectione Nicetae AB Antiquissimo Et Optimo Codice florentino descripti conversi atque editi ab Antonio Cocchio...” (Firenze - ex Typographia Imperiali – 1754)]. Volendo attribuire a questo Sorano tali trattati, diciamo che - nella parte in cui si occupa delle fratture e in quella in cui si occupa dei bendaggi - illustra vari tipi di bendaggi (chirurgici ed ortopedici) per varie parti del corpo. In particolare per i neonati propone l’uso di pannicoli con la precisa raccomandazione di tenere coperta la testa ed i punti di contatto tra le varie estremità (ginocchia, piedi, arti superiori, fianchi) con un tessuto, di modo da evitare lesioni. Le estremità degli arti dovevano rimanere bendate per 40-60 giorni e poi liberate gradualmente.
In particolare, le 30 illustrazioni del trattato di Apollonio sono dipinte a mano e vengono ritenute copie fatte dal libro originale scritto da Ippocrate stesso. Ciascuna immagine del Codice è riportata dentro una cornice di stile bizantino. Secondo alcuni studiosi [v. Karl Sudhoff (1853-1938)] le origini dei disegni risalirebbero ad Alessandria d’Egitto o a Cipro, dove Apollonio avrebbe scritto il suo Trattato con il patrocinio del re Ptolemaius (Tolomeo di Cipro - c. 81-58 a.C.).
La figura del medico Niceta viene poi citata dal medico Antonio Cocchi (1695 – 1758) nel suo “Graecorum chirurgici libri Sorani vnus de fracturarum ...”, che riporta anche alcuni frammenti di argomento ortopedico di Eliodoro (II sec. d.C.), medico greco probabilmente di origine egiziana.
I medici citati nel codice di Niceta sono: Ippocrate, Galeno, Oribasio, Eliodoro, Archigene, Antillo, Asclepiade, Diocle, Aminta, Ninfodoro, Apollonio di Cizio, Apelle, Rufo di Efeso, Sorano, Paolo di Egina e Palladio.

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'