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NEPUALIO

NEPUALIO

Nepualio (in greco: Νεπουάλιος , Nepouálios ; in latino: Nepualius) [medico e filosofo (= Ιατρός, Φιλόσοφος), II sec. d.C.)].
Conosciamo questo autore per il titolo di una sua opera, pervenutaci frammentaria, dal titolo “περὶ τῶν κατὰ ἀντιπάθειαν καὶ συμπάθειαν” / “Perì tôn katà antipátheian kaì sympátheian” (“Sull’Antipatia e la Simpatia”).
Automaticamente, il titolo di questa opera di Nepualio ci rimanda al libro più noto scritto dall’autore – cronologicamente a lui antecedente - Bolo di Mendes (“Περὶ ἀντιπαϑειῶν καὶ συμπαϑειῶν”), citata successivamente nel “de re rustica” di Columella ma considerata anche tra le opere spurie e dubbie, tanto da essere diffusa all’epoca sotto il nome di Democrito (di Abdera, ca. 460 - ca. 370 a.C.)  (“Δημοκρίτου περὶ συμπαθειῶν, καὶ ἀντιπαθειῶν” = “Democriti de synpathicis et antipathicis”). Ma Nepualio, nell’incipit della dedica che fa a Sesto, precisa che la sua opera è basata sull’esperienza e non contiene le falsità delle opere di altri autori (intendi qui Bolo). Se proviamo a dare una scorsa al testo greco originale, vi troviamo anche le affermazioni dell’autore sul contenuto terapeutico (ossia che “la maggior parte delle terapie procedono con incantesimi, antipatie, amuleti ed unzioni”), laddove recita testualmente: “...βιβλίον συμπαθειῶν καὶ ἀντιπαθειῶν, οὐχ ὥσπερ οἱ πρότερον συγγραψάμενοι πολλὰ ἄπιστα καὶ μηδ´ ὅλως ἀληθείας ἐχόμενα, ἀλλ´ ὀλίγα καὶ πάντα ἡμῖν διὰ πείρας ἐληλυθότα, ἵνα ἐκ τούτου ἐπιγνῷς τὴν πολυπειρίαν τὴν ἐμὴν καὶ εὔνοιαν τὴν εἰς σέ. Περισσὸν δέ μοι δοκεῖ, ἀνδρὶ πάσῃ παιδείᾳ κεκοσμημένῳ φιλοσόφους καὶ ποιητὰς καὶ μάντεις εἰς μαρτυρίας παρέχειν, ὅτι τὰ μέγιστα τῶν θεραπευμάτων ἐπῳδαῖς καὶ περιάπτοις καὶ περιχρίστοις κατὰ ἀντιπάθειαν θεραπεύεται. Ἀρξώμεθα δὲ ἀφ´ ὧν τὰ ζῶα νοσοῦντα ἑαυτὰ θεραπεύουσιν." (Νεπουαλίου περὶ τῶν κατὰ ἀντιπάθειαν καὶ συμπάθειαν).
Qui la figura del medico che agisce sulla base della sua esperienza sembra a tratti confondersi con lo speculatore filosofico. Ma a questo punto diventa problematico individuare in quale filone medico-filosofico-letterario vada inquadrata quest’opera: ossia se premiare in essa un preteso sforzo razionalistico dell’autore - il quale sembra porre preliminarmente al centro del suo interesse l’esperienza personale - o piuttosto riconoscerle ed attribuirle un contenuto mistico derivante da un atteggiamento ed una concezione della natura prevalentemente medico-magica.
Ma proviamo a dare una rapida lettura di un brano (che sembrerebbe dover essere attribuito al Nepualio):
“Se un leone sale su un leccio a foglie bianche [non esistono “lecci a foglie bianche”, se non le piante giovani che hanno entrambe le pagine tomentose, tanto da parere biancastre; e ovviamente i leoni non salgono sugli alberi], cade addormentato.
Il grasso di leone tiene lontani topi e mosche.
Se si unge tutt’intorno un deposito di grasso di leone, i cavalli e i buoi non ci mettono piede.
Il leone ha paura del gallo, soprattutto se è bianco.
Se uno si unge di grasso di gallo, rintuzza l’assalto portatogli da un leone.
Il leone rifugge da un carro vuoto, da una ruota che gira e da un fuoco che arde.”.
In Sesto Giulio Africano (160/170 – 240 d.C.) rinveniamo la citazione di un certo Neptuniano, autore di una “Storia Naturale” (nei testi a carattere zoologico, viene citata la “Physica” di Neptunianus): si tratta di un autore a noi assolutamente sconosciuto, a meno che non lo si voglia identificare col nostro medico e filosofo Nepualio (in tal caso intendi: “Nepualio / Nepualius” per “Neptunianus, vel Neptunalius”). Nel caso si tratti della stessa persona, non sarebbe un caso che la si trovasse citata nei testi di un autore a noi già noto per il carattere magico ed apologetico delle sue opere (intendi: Sesto Giulio Africano).