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NEPPI Gino Emanuele

NEPPI Gino Emanuele

Gino Emanuele Neppi (medico ginecologo italiano, Ferrara, Italia, 17 luglio 1890 – Auschwitz, Polonia, 1944).
Fratello di Bice Rachele Lia, dopo essersi laureato in veterinaria andò a combattere la Grande Guerra. Al suo ritorno si laureò in medicina, specializzandosi successivamente in ginecologia.
Dopo aver lavorato come medico per i Comuni di Fiorenzuola e Vigevano, dal 1932 sino al 1938 lavorò come medico condotto alle dipendenze del Comune di Milano. Esonerato dall’albo per ragioni razziali, gli venne comunque concesso il permesso di esercitare la professione al servizio della sola comunità ebraica.
Dopo essere stato eletto consigliere della Comunità Israelitica di Milano nel 1938, fino al 1943 si adoperò per soccorrere gli ebrei che avevano bisogno di cure mediche. Nell’aprile del 1940, con l’ausilio del collega Marcello Cantoni e di altri specialisti ebrei espulsi dagli ospedali, ottenuto il permesso dal Comune di Milano, riuscì ad organizzare un ambulatorio medico alla Via Panfilo Castaldi n. 27 (parallela a Viale Vittorio Veneto, dove venivano visitati al mattino gli allievi delle scuole primarie ed i poveri assistiti gratuitamente dal Comune). Sulla base degli accordi con le autorità, i farmaci per i pazienti venivano distribuiti gratuitamente dalle farmacie comunali mentre i ricoveri dei casi più urgenti venivano smistati all’Ospedale Niguarda. Dopo che fu raso al suolo l’ambulatorio, Neppi ed i suoi pazienti non vennero abbandonati e Carlo Alberto Ragazzi, ufficiale sanitario del Comune di Milano, intervenne nuovamente facendo aprire gli ambulatori per i poveri e per gli ebrei milanesi in uno dei due caselli dell’ex Dazio di Porta Venezia.
Dall’8 settembre 1943, data dell’armistizio, l’Italia si ritrovò praticamente sotto occupazione tedesca mentre gli ebrei furono oggetto di una caccia spietata, casa per casa.
Con l’aumentare dell’offensiva aerea, anche le famiglie di Neppi e Cantoni dovettero lasciare Milano. Ma Neppi, incurante dei rischi, da Ferrara tornò a Milano a visitare i suoi pazienti e qui, la sera del 6 novembre 1943, venne arrestato nel suo studio privato e portato al carcere di San Vittore. Il 6 dicembre venne deportato nel campo di concentramento di Auschwitz: non sopravvisse alla Shoah.