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NEPPI Bice Rachele Lia

NEPPI Bice Rachele Lia

Bice Rachele Lia Neppi (chimico e docente italiano, Ferrara, Italia, 5 agosto 1880 - Milano il 15 giugno 1968).
Nel 1899 si iscrisse alla facoltà di Farmacia dell’Università di Ferrara. Nel 1902 ottenne il diploma professionale in Farmacia non interrompendo mai la frequenza del laboratorio di Chimica di Ferrara, nemmeno quando l’anno successivo si trasferì a Bologna per l’iscrizione alla facoltà di Chimica.
Laureatasi il 6 luglio 1904 presso la Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali con una tesi intitolata “Tautomeria. Varie ipotesi sui fenomeni tautomerici”, trovò lavoro nella città natale come chimica inizialmente presso lo Zuccherificio Luigi Bonora e successivamente nell’Istituto municipale d’igiene.
Trasferitasi a Milano, nel 1907 entrò come capo del reparto di fermentologia ed opoterapia dell’Istituto sieroterapico milanese Serafino Belfanti.
Dal 1908 al 1913 ottenne l’insegnamento di igiene presso la Scuola agraria femminile di Niguarda. In questo periodo, anche stimolata dalla presenza e dal contatto con personalità scientifiche di primo piano, trovò modo e tempo di concentrarsi anche nella stesura di alcuni scritti (ricordiamo: Il tellurito potassico sulle azioni fermentative, in Rassegna di bacterio-opo e sieroterapia, IV-1908; I fermenti dell’uva per l’uso medicinale, in Corriere dei farmacisti, I-1909; Sulla precipitazione di alcuni liquidi fermentativi con tannino e idrato di ferro colloidale, in Biochimica e terapia sperimentale, II-1910; I mezzi per difendersi dai microorganismi , in La scienza per tutti, XVIII-1911; Inibizioni dell’azione catalitica di alcuni metalli colloidali, in Biochimica e terapia sperimentale, V-1913).
Nel 1913 iniziò ad insegnare fisica presso la Società Umanitaria di Milano. È qui che, nel 1916, raggiunse la libera docenza in chimica tecnologica delle fermentazioni al Politecnico.
Gli anni dal 1918 al 1938, la videro tenere docenze, a Milano, sia inizialmente presso i locali dell’Istituto sieroterapico sia successivamente presso il Politecnico.
Nel 1940 fu dichiarata decaduta dall’insegnamento ed espulsa dall’istituto sieroterapico in quanto ebrea.
Costretta a rifugiarsi presso una sua ex allieva, sotto falso nome, a causa delle persecuzioni razziali, alla fine della guerra, nel 1945, fu reintegrata nell’incarico ma lei preferì essere collocata in pensione.
Il fratello Gino Emanuele fu deportato e morì ad Auschwitz.
I suoi lavori spaziarono soprattutto nel campo dei sieri, degli enzimi e dell’endocrinologia, dalle carenze ormonali ai dosaggi. Ancora, si interessò di sterilizzazione, di vitamine e di fenomeni fermentativi.
Tra le altre sue opere ricordiamo ancora: Per un metodo di dosaggio dei fermenti proteolitici, in Bollettino chimico farmaceutico, XXIV (1915); Intorno alla standardizzazione della ghiandola tiroide, in Bollettino chimico farmaceutico, XXXIV (1925); Osservazioni sulla preparazione e l’uso della Tiroxina, in Terapia, XVIII (1928); Il lobo anteriore dell’ipofisi (1929); Gli enzimi - Applicazione degli enzimi, in Microbiologia industriale, a cura di D. Carbone (1933); Terapia dell’obesità, in Terapia, XXV (1935).
Fu membro onorario della Società di farmacia di Torino e dell’Accademia dei Lincei.
Fu sepolta nel cimitero ebraico di Ferrara.