Crea sito

NAUMACHIO (II - III sec. d.C)

 ESCAPE='HTML'

NAUMACHIO

Naumachio (Naumachius) (medico, II – III sec. d.C.).
Naumachio fa parte della vasta schiera di medici antichi la cui importanza scientifica può dirsi poco rilevante, in quanto poco o nulla scrissero o i lavori dei quali sono andati oramai perduti. Nel caso specifico, in mancanza quasi assoluta di fonti attendibili, la sua stessa identità è stata messa in discussione ovvero è stato spesso identificato con altri personaggi omonimi.
L’unica fonte attendibile è il lessico storico enciclopedico della Suda / Σοῦδα o Σουίδα, risalente al X secolo d.C., che – citando il medico greco Filagrio Epirota – afferma espressamente che quest’ultimo, prima di intraprendere la sua carriera, fu alunno di un medico chiamato Naumachio.
Anche la letteratura storiografica – sempre per la mancanza di fonti - si è poco approfondita sull’argomento. Una traccia la ritroviamo in Andrea Tiraquello (André Tiraqueau, 1480 - 1558), il quale lo chiama espressamente “Naumachius praeceptor Philagri...” (“De nobilitate et iure primogeniorum...”, Lugduni, 1573, cap. Tricesimumprimum, p. 275).
Non è però possibile - sulla base del fatto che egli sia realmente stato il precettore di Filagrio – affermare che Naumachio fosse di origini epirote proprio in quanto Filagrio era notoriamente un medico itinerante (Teofilo Protospatario gli dà il titolo di περιοδευτής / periodeutes), il quale, per esercitare la sua professione medica, si spostava frequentemente da una città all’altra.
Anche più recentemente (Rhode, 1877/1901...) si è cercato di identificare il Naumachius di Epiro – citato dal filosofo Proclo Licio Diadoco (412 – 485) nel suo commentario sulla Repubblica di Platone come autore di due opere su questioni relative alla citata opera platonica, tra cui un libro unico (monobiblos) sul mito di Er [περὶ τἦς άναβιώσεως (2. 329) / libro X R.P.(conclusione)] - col Naumachius citato dal lessico della tarda antichità della Suda (definendolo “philosophically inclined doctor”). Le varie critiche mosse a tale interpretazione hanno però affermato la sua scarsa attendibilità, in quanto il Naumachio poeta epirota non tratta temi di carattere medico nei suoi scritti e che ad accomunare i due personaggi è una semplice omonimia, nemmeno suffragata da una comune terra natia epirota.
Difatti, La storia di Proclo su Filinnio si basa sul racconto di un oscuro letterato (appunto Naumachio) (v. in Comm. in Plat. rem publ. 2.329.4-25), il quale sarebbe vissuto “ai tempi dei suoi nonni” (intendi di Proclo) ossia all’incirca nella metà del IV sec. d.C.. Solo successivamente, partendo dal racconto del filosofo bizantino, si è cercato di identificarlo col medico menzionato dalla Suda / Phi 295 (v. Antonio Stramaglia, Res inauditae, incredulae: storie di fantasmi nel mondo greco-latino, 1999, cit., p. 386 n. 1).
Ed ancora, d’altro canto si è cercato di identificare il poeta Naumachio – su citato – con l’autore (omonimo) di un poemetto in esametri “Sulla condotta della donna sposata” [cit. Stobeo (cfr. in “Die griechischen Dichterfragmente der römischen Kaiserzeit” del filologo classico tedesco Ernst Heitsch, varie ed. 1961 – 1964).
In passato, anche l’eloquente Giovanni Alberto Fabricius (Jò. Albertus Fabricius, n. a Lipsia nel 1668) in “Bibliotheca Graeca” – Ed. secunda, Amburgi, 1727, si era speso nella distinzione tra i primi due “Naumachio” (il poeta ed il medico), affermando, a proposito di Naumachio poeta (in “Poetae Gnomici – pag. 449) (“Naumachii versus in laudem ...”): “...Nescio diversus ne fuerit à Naumachio Medico Epirota Galeni aequali cujus mentio apud Suidam in (“Philagrio”) & Proclum MS. in X Platonis de Rep. Quo in loco ait eum vixisse temporibus suorum...”.

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'