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MUSA Antonio

MUSA Antonio

Antonio Musa (in lat. Antonius Musa) -  (medico e botanico romano, I sec. a.C. – I sec. d.C.).
Vissuto durante il regno di Augusto, nel 23 a.C. riuscì a guarire l’imperatore da una grave malattia reumatica inizialmente col solo rimedio delle lattughe e poi ricorrendo ad una cura idroterapica di bagni freddi. Come premio ebbe onori e ricchezze ed il diritto di portare l'anello d'oro riservato ai “cavalieri” pur essendo liberto (ossia ex-schiavo liberato). In suo onore l'imperatore fece erigere una statua che pose accanto all'altare privato di Esculapio.
Al riguardo, Svetonio afferma invece che si fosse trattato di un vizio di fegato (Svet. August. 81).
“Per tutto il corso della sua vita fu soggetto a numerose malattie, gravi e pericolose; in particolare, dopo aver domato i Cantabri, gli eccessi di bile, di cui allora soffriva, lo portarono alla disperazione e lo costrinsero a ricorrere a metodi rischiosi di trattamenti opposti fra loro: poiché i balsami caldi non davano giovamento, dovette, su prescrizione di Antonio Musa, curarsi con lenitivi freddi. Soffriva anche di malattie annuali che ricorrevano a scadenze fisse; per lo più il giorno del suo compleanno non stava bene, mentre all'inizio della primavera veniva colpito da un'infiammazione intestinale e il vento del mezzogiorno gli dava il mal di testa. Così il suo organismo debilitato non sopportava facilmente né il freddo né il caldo.” (“Graves et periculosas valitudines per omnem vitam aliquot expertus est; praecipue Cantabria domita, cum etiam destillationibus iocinere vitiato ad desperationem redactus contrariam et ancipitem rationem medendi necessario subiit; quia calida fomenta non proderant, frigidis curari coactus auctore Antonio Musa. Quasdam et anniversarias ac tempore certo recurrentes experiebatur; nam sub natalem suum plerumque languebat; et initio veris praecordiorum inflatione temptabatur, austrinis autem tempestatibus gravedine. Quare quassato corpore neque frigora neque aestus facile tolerabat.”).
E ancora, in Svetonio : “Al medico Antonio Musa, che lo aveva guarito da una grave malattia, fu eretta, attraverso una sottoscrizione, una statua vicino a quella di Esculapio.” (“Medico Antonio Musae, cuius opera ex ancipiti morbo convaluerat, statua aere conlato iuxta signum Aesculapi statuerunt.”, cit., p. 241, Svetonio, Vita di Augusto, LXIX).
Quest’episodio, però, valse ad Antonio Musa anche la fama, divenendo in breve uno dei più importanti medici del suo tempo. Allo stesso poeta Orazio si trovò a prescrivere una cura idropinica in una località di media frescura, facendogli trascurare le acque termali di Baia (… gelida…perluor unda/per medium frigus, Epist. I, 15, 4 s.).
Non ebbe però uguale fortuna allorché cercò di guarire coi bagni freddi Marco Claudio Marcello, il primo marito di Giulia, l'unica figlia di Augusto, il quale pare ne sia morto.
Pare sia stato discepolo di Asclepiade, come il fratello Euforbo, medico alla corte del re di Numidia Giuba II. (Ma Girolamo Tiraboschi confuta questa affermazione, Storia della lett. Ital.,p.III, L.III). Pare che stesse sperimentando col fratello un metodo di idroterapia a basse temperature.
Tra gli altri, sue citazioni le troviamo in Plinio, Scribonio Largo, Svetonio. Galeno parla di lui paragonandolo ai medici più illustri quali Menecrate, Andromaco, Petronio ed Archigene.
È probabile che Musa sia stato l'autore di un'opera botanica intitolata De herba vettonica liber, dedicata a Marco Vipsanio Agrippa. Gli è stata attribuita anche la paternità del De herba betonica ad Marcum Agrippam (in cui si esaltano le proprietà terapeutiche della betonica) e del De tuenda valetudine ad Mecenatem.
Galeno lo cita dicendo che, nel catarro violento accompagnato da afonia, egli adoperava una mistura composta dì giusquiamo, cicuta ed oppio.