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Menemaco di Afrodisia

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MENEMACO di Afrodisia

Menemaco (Μενέμαχος /Mene/maxos) di Afrodisia [medico greco, Afrodisia (Caria ?) II sec. d.C.].
Dalle testimonianze letterarie sappiamo che la sua città natale fu Afrodisia (che però identifica più di una città greca). Difatti, di Menemaco ci sono rimaste essenzialmente solo testimonianze da parte di medici allo stesso posteriori [quali Galeno (II sec. d.C.) in De methodo medendi – I_7 _ vol. X p. 53, 54; De compositione medicamentorum secundum locos – III_1, vol. XII e nello scritto probabilmente apocrifo Introd. – c.4 – vol. XIV p. 684; il bizantino Oribasio (IV-V sec. d.C.) in Collectiones medicae – VII_21 e Celio Aureliano (V sec. d.C.) il quale lo cita nel suo “De morbis acutis et diuturnis” - VII, 1].

Di poi, il Codice 3632 (XIV sec.) conservato presso l’Università di Bologna (f. 90 V.) raffigura il medico bizantino Paolo di Egina (in immagine sulla sx) accanto a Menemaco (sulla dx).

Menemaco appartenne alla Setta dei Metodici. In particolare, l’Eloy, nel suo Dizionario storico della Medicina, riporta che Oribasio, al Libro 5, dichiara che ciò che lui scrive a proposito delle sanguisughe lo ha attinto da Antillo e Menemaco, che ascrive alla setta dei Metodici e comunque, se non il primo sicuramente lo era Menemaco – e non già lo aveva attinto da Galeno.
Per quanto riguarda la citazione di Oribasio, in verità possiamo affermare che lo stesso, nelle sue raccolte, riportò quasi fedelmente tutto ciò che avevano riportato i medici che lo avevano preceduto. Nei fatti, Oribasio prese in considerazione la teoria umorale di Galeno (secondo la teoria umorale che Galeno aveva sviluppato nel II secolo, il corpo umano contiene quattro fluidi: sangue, flemma, bile gialla e bile nera. E Galeno teorizzò che variazioni nell’equilibrio di questi fluidi era la causa delle malattie).  Lo stesso indicò quale dovesse essere l’uso delle sanguisughe ed i metodi per applicarle e rimuoverle dal corpo umano anche in caso di ferite sanguinanti dopo che le stesse avevano succhiato il sangue. La precisazione che l’Eloy attribuisce all’operato di Oribasio è quindi dovuta al fatto che nello stesso secolo anche Menemaco utilizzava la terapia delle sanguisughe.
Per quanto riguarda la setta di appartenenza di Menemaco, anche altri [tra i quali il Tufarello nella sua Monomachia (MDCXXII)] lo elencavano tra gli altri Metodici. E al riguardo della setta dei “Methodici” lo stesso Galeno scriveva: “Methodici autem ingenio aliquo, et methodo utuntur” (v. in Commentaria in librum De sectis Galeni).
Ricordiamo qui brevemente che erano detti Metodici i seguaci di Asclepiade di Bitinia. Quest’ultimo, da autentico scolarca, aveva rigettato la teoria umorale ippocratica ed aveva cercato di adattare alla medicina le teorie atomiste di Leucippo e Democrito di atomo e di vuoto. Egli aveva posto quindi le basi della scuola metodica di medicina che avrebbe poi fondato (pare insieme a Tessalo di Tralles) il suo allievo Temisone di Laodicea, scuola che avrebbe poi avuto grande influenza su tutta la cultura medica romana. Cercando di interpretare le malattie come prodotto di uno squilibrio del tutto casuale tra atomi e pori, bisognava innanzi tutto fare in modo che questi pori rimanessero aperti in misura normale: infatti a seconda della larghezza o strettezza di questi ultimi, potevano generarsi rispettivamente rilassatezza o astenia ovvero accaloramento e tensione. Per ristabilire l’equilibrio che si era rotto, spesso si faceva ricorso all’acqua, la cui temperatura veniva aumentata se c’era bisogno di ristabilire uno stato di rilassatezza.

Ma oltre alla terapia delle sanguisughe Menemaco era noto anche per aver utilizzato l’erba della Betonica (Betonica officinalis) nelle patologie dello stomaco.
La Betonica (chiamata dai Greci Κέστρων / Cestron) era una delle erbe più note al tempo dei Greci e dei Romani. Sappiamo che Antonio Musa elencò di essa ben 47 usi e due secoli più tardi ritroviamo Menemaco che ne scrisse positivamente affermando che ogni formula concepita per dare sollievo ai dolori dello stomaco dovesse includerla, essenzialmente confermando l’idea base delle preparazioni di Antonio Musa. Più precisamente, Menemaco suggerì di associare l’erba  (che al tempo ricordiamo qui era molto quotata anche in caso di avvelenamento da morso di serpente) a tutti gli antidoti poichè essa era ben accetta allo stomaco, più di tutte le altre erbe.

*Un Menemaco medico viene citato anche da Celso (25 a.C. – 50 d.C.) (De Medicina, L. VI - Cap. IX – 5 / Dentium dolore). Detto Menemaco non può che essere cronologicamente ascritto se non al secolo precedente Menemaco di Afrodisia.