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MENECRATE Tiberio Claudio

Tiberio Claudio Menecrate (in greco Τιβερίου Κλαυδίου Μενεκράτης) della famiglia QUIRINA (in greco Κουίρεινα) detto Zeophletensis o di Zeophleta (in latino Tiberius Claudius Menecrates di Zeofleta) - (medico romano, I sec. d.C.).
Da Galeno si rileva che Menecrate Tiberio Claudio fu uno dei più esimi medici di Roma e che visse innanzi Andromaco e dopo Antonio Musa, medico d’Augusto (De antidot., I). Un’iscrizione di Montfaucon ci dice che fu medico degli imperatori romani (più precisamente fu protomedico alla corte di Tiberio e di Claudio,  forse, come leggiamo nel libro V nel De comp(ositione) med(icamentorum) di Galeno, visse presso la loro corte come loro medico e liberto). La stessa iscrizione ci dice che fu autore di molti libri: ben 155. Che egli sia stato archiatro risulta da un’iscrizione presso Mercurialis (Var. lect.) e Gruter (Inscript., p. 581, § 9) che ci viene riferita anche da Montfaucon (Suppl. T. III pl. IX.).
La lapide della sua ara sepolcrale, andata perduta, era stata rinvenuta nei pressi di Roma, sulla Via Ostiense.
Sue citazioni le ritroviamo soprattutto in Galeno, il quale ci parla della sua opera più famosa dal titolo" Autocrator Hologrammatos"  (precisamente: Αὐτοκράτωρ ὁλογράμματος ἀξιολόγων ϕαρμάκων) (Gal., XIII, 502, 995): ebbe tale titolo in quanto dedicata all’imperatore e scritta senza segni. Sempre secondo Galeno, in essa era indicato il rimedio contro la struma e gli indurimenti mammari, l'emplastrum diachylon (con i suoi trattamenti con rimedi esterni Menecrate cercava di far venire a suppurazione le scrofole). Il cerotto “diachylon” (διά χυλὦν), tra i medicamenti che corrodevano le parti su cui venivano applicati, trovava il suo uso ancora agli inizi del XIX secolo ed era indicato nella cura delle ulcere lebbrose; i suoi ingredienti erano tutte sostanze acri e caustiche (Galeno, De comp. medic., V). Nel suo De comp. medic., Galeno registrò anche altre composizioni di Menecrate. Secondo Celio Aurel. (De Morb. Chron.) e Galeno (De antidot.), nello scrivere le dosi, Menecrate era solito esprimere con numeri e lettere e non semplicemente con numeri i pesi e le misure dei medicamenti, per evitare errori, e in ciò ebbe molti imitatori. Lo stesso Galeno, però, fece poi notare come, col passare del tempo, questi suoi sforzi di precisione non sortirono effetto alcuno in quanto coloro che in seguito trascrissero le sue opere continuarono ad usare le stesse modalità di indicazione delle dosi. Le sue indicazioni per la composizione dei farmaci furono messe in versi da Damocrate Servilio. Nel 25 d.C. Celsius, traducendo in greco gli scritti di Tiberio Claudio Menecrate, individuò, tra 40 dermatosi, una forma di impetigo che può essere oggi interpretata come psoriasi.
A Menecrate, e ad altri medici romani, l’umanista Fulvio Orsini (1529 – 1600) dedicò uno studio che raccolse poi nel libro “Imagines et elogia virorum illustrium et eruditorum”. Secondo l’autore, Menecrate fu onorato con importanti decreti da molte città per aver pubblicato 157 libri di medicina ed i suoi eredi e seguaci eressero un monumento di marmo in suo onore.