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MEGETE di Sidone

Megete di Sidone o Megete Sidonio (in latino Meges, in greco Μέγης) – (medico greco, Sidone, Libano, I sec. d.C.).
Nato a Sidone in Libano, fu attivo a Roma dove fiorì poco prima di Celso sotto l’impero di Augusto e dove esercitò da grande chirurgo la professione medica. Pare che fosse stato, all’epoca, discepolo del fondatore della scuola metodica Temisone di Laodicea, allievo di Asclepiade di Bitinia.
Celso era un suo grande estimatore (lo nomina insieme all’oculista Evilpiade nel suo De Medicina). Precisamente, nella prefazione del Libro VII: dopo aver nominato alcuni chirurghi che esercitavano fuori Roma, fa i nomi di Trifone il Vecchio ed Evelpisto, che si resero illustri in quella professione a Roma, e tra questi ultimi annovera in ultimo Megete, che reputa più erudito di tutti gli altri.
“…et Romae quoque non mediocres professores , maximeque nuper Triphon pater, et Èvelpistus, et (ut ex scrìptis eius intelligi potest”) … eruditissimus Meges , quìbusdam in … , aliquandum ei disciplinae adiecerunt.”
Celso e Galeno citano Megete anche per l'uso di una polvere corrodente che adoperava nell'ozena (particolare forma di rinite); per aver trattato dell’ernia ombelicale dicendola formata o dall'intestino o dall'omento o da fluido e per aver lodato i medicamenti disseccativi nella frattura del cranio.
Pare avesse fatto osservazioni sulle strume esistenti nelle mammelle delle donne (tumori scrofolosi; della qual cosa parla anche Celso, L. V, c. 28, p. 265; Galeno, Methodus Medendi, L. VI, p. 101)  e che avesse inventato un particolare litotomo per l’asportazione dei calcoli vescicali mentre Ammonio Alessandrino, dal canto suo, pare avesse inventato uno strumento per la rottura della pietra [Il litotomo di Megete (“Ferramentum rectum in summa parte labrosum , in ima semicirculatum, acutumque”) ed il ferro di Ammonio a forma di cuneo per rompere la pietra della vescica (“Ferramentum modicae crassitudinis prima parte tenui sed reiusa”)]. Al riguardo viene citato sia da Celso nel VII Libro del suo De medicina sia da Galeno, senza che però diano una descrizione dello strumento.
Gli viene anche attribuita la guarigione di una lussazione anteriore del ginocchio (Galeno, Methodus Medendi, L. VIII, c. 21, p. 468). Plinio, Galeno e Scribonio Largo riportano alcuni medicamenti di sua invenzione. In particolare, in Galeno troviamo una composizione farmaceutica, di sua invenzione, atta a dissipare erpeti lebbrosi.
Celso, nel parlare del c.d. “complicato” (malattie degli occhi) dice che fosse di difficile guarigione e di non ricordarsi di aver mai visto alcuno guarirne. E che la stessa cosa era stata scritta da Megete che confessava di non essere mai riuscito a togliere l'aderenza dalle palpebre.
Galeno pare che citi il medico Megete anche nella sua opera De compositione medicamentorum secundum locos (h. e. morbos) L. X, mentre lo stesso Galeno, nella sua opera Methodus medendi, suddivisa in 14 libri, cita poi Megete Sidonio (che pare fosse la stessa persona). Pare che una sua citazione la si possa trovare anche in Scribonio Largo nel suo Libro De compositionibus medicamentorum. Tra gli altri, viene citato anche da Cesare Riva nella sua Iconologia.
Tra i chirurghi professionisti della scuola greco-romana, dei quali siano stati tramandati i nomi, oltre Galeno, il nome di Megete di Sidone (Megete Sidonio) figura accanto a quelli di Rufo d’Efeso, Archigene d’Apamea, Eliodoro, Antillo e Sorano d’Efeso.