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Medio

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MEDIO

Medio (Μήδιος / Medios ; Medius) (medico greco, IV-III sec. a.C.).
Vi sono varie testimonianze letterarie dell’esistenza di Medio ma – come ha voluto precisare anche Johann Albert Fabricius nella sua Bibliothecae graecae – non si può dire con certezza che si tratti della stessa persona (nisi sit ille Medeus).

Galeno (De Ven. Sect. adv. Erasistr. Rom. Deg. c. 2, De Cur. Rat. per Ven. Sect. c. 2, vol. xi. pp. 197, 252) ci dice che "Medeus" (Johann Albert Fabricius - Bibliothecae graecae) visse nel IV-III sec. a.C. e che fu un discepolo di Crisippo di Cnido. In verità, gli studiosi ipotizzano l’esistenza di due medici di nome Crisippo, nati e vissuti nell’antica città anatolica di Cnido: il primo vissuto intorno al IV sec. a.C., amico e scolaro di Eudosso (di Cnido); il secondo, nipote del primo e maestro di Erasistrato di Ceo, fiorito invece intorno all’inizio del III sec. a.C. (v. “Chrysippos” in M. Wellmann / Pauly-Wissowa / III, coll. 2509-10) (A. Momigliano, V contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, T. II, Roma, 1975). Vista la genealogia comune con Erasistrato, di cui pure diremo in seguito, è probabile che Medio sia stato discepolo del secondo, fiorito verso il III sec. a.C. [sempre appunto che si tratti della stessa persona che troviamo citata nella Suda come fratello di Cretossena (la madre di Erasistrato) (Suda, Erasistratos; Strabo, x)] e di Cleombroto.
Sappiamo della tradizione familiare che caratterizzò la cultura medica greco-ellenica. Ebbene, Medio non dovette fare eccezione, visto che fu uno dei più stimati medici greci (Galeno, De Cur. Rat. per Ven. Sect. c. 2, vol. xi. p. 252) ed uno dei più quotati anatomisti (Galeno, Commentariorum in Hippocratem de natura hominis ii. 6, vol. xv. p. 136) nel cui solco sarebbe poi fiorito Erasistrato.
Quale discepolo di Crisippo di Cnido - e come avrebbe cercato di fare anche Erasistrato l'emofobo (αἱμόϕοβος), che pure conosciamo quale scolaro di Crisippo (Diogenes Laertius, vii. 7. § 10; Pliny, Hist. Nat., xxix. 3; Galen, de Ven. Sect. adv. Erasistr. c. 7, vol. xi. p. 171) - manifestò sempre con rigore la propria contrarietà all’applicazione del salasso, probabilmente temendo che l’anima soffrisse sottraendo sangue all’organismo (dietro la supposizione pitagorica che il sangue stesso fosse animato).

Sempre il Fabricius parla di un “Medeus” di Plinio e di un “Medus” citato da Cornelio Celso. Ed anche qui, per entrambi, non è certo che si tratti della stessa persona (v. in Bibliothecae graecae, pag. 328: Plinio: lib.XX – cap. IV, nisi sit ille Medeus. Medii Medici soror Cretoxena, Erasistrati frater teste Suida in “Erasistratos”. Cornelio Celso, L. V – cap. XI IX. nisi etiam sit Medeus ille, aut Medius).
Precisamente, leggiamo in Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, L. XX, XIII, 27):
[26] Praxagoras et iliosis dandos censet, Plistonicus et coeliacis. intestinorum etiam ulcera sanant ac purulenta praecordiorum, si cum melle edantur. quidam ad haec coquere eos luto inlitos malunt; sic et feminas purgari. ex aceto et melle sumpti intestinorum animalia detrahunt, iidem ad tertias decocto eorum poto cum vino enterocelicis prosunt; sanguinem quoque inutilem sic extrahunt. [27] Medius ad haec et sanguinem excreantibus coctos dari iubet, et puerperis ad lactis copiam augendam, Hippocrates capitis mulierum defluvia perfricari raphanis, et super umbilicum inponi contra tormenta volvae. reducunt et cicatrices ad colorem. semen quoque ex aqua inpositum sistit ulcera, quae phagedaenas vocant.
[26] Prassagora ritiene che siano da dare anche ai malati di viscere, Plistonico anche ai celiaci. Curano anche le ulcere degli intestini e le suppurazioni dei diaframmi, se sono mangiati col miele. Alcuni per questi mali preferiscono cucinarli coperti d'argilla; così essere ripulite anche le donne. Presi con aceto e miele eliminano i parassiti degli intestini, gli stessi con il loro decotto ridotto ad un terzo bevuto col vino giovano all'ernia intestinale; così eliminano anche il sangue inutile. [27] Oltre a ciò Medio consiglia che cotti siano dati anche a quelli che emettono sangue, e alle puerpere per aumentare l'abbondanza di latte, Ippocrate che siano frizionati con i rafani le perdite del capo delle donne, e che siano posti sull'ombelico contro i dolori dell'utero. Riportano anche al colore le cicatrici. Anche il seme messo nell'acqua blocca le ulcere, che chiamano mangiatrici.
Ed in Celso [De Medicina, L. V, cap. XVIII, 11 (qui di seguito riportata nel testo latino e nella versione in lingua inglese / Lacus Curtius / indi tradotta in italiano= versione di M.G. Levi, Venezia, 1838)]:
[11] Fertur etiam ad digerenda, quae coeunt, sub auctore Medio, quod habet cerae P.=; panacis P. S.; squama/e/ aeris, aluminis rotundi, item scissilis, singulorum P. I; plumbi combusti P. I S.
[11] We have also one ascribed to medius for dispersing collections of matter. It contains wax 56 grams, panax 168 grams, copper scales, round alum, split alum, 336 grams each, calcined lead 504 grams (=Abbiamo anche una attribuita a Medius per disperdere le collezioni della materia. Esso contiene cera 56 grammi, 168 grammi Panax, bilance di rame, allume rotondo, allume spaccatura, 336 grammi ciascuno, calcinato portare 504 grammi).
Malamma di un Medo a digerir materie_
[11]  Vien recato attorno a digerir materie fra sé coerenti un malamma di un Medo. Contiene cera p._III; panace p. s; squama di rame, allume ritondo, e parimente dello scissile ana p. I; piombo bruciato p. I s.

Sempre in Fabricius (pag. 338) leggiamo di un “Midias”: “Μήδιας apud Laertium in testamento Lyconis Troadensis, libr. V. sect.72. ubi Menagius legit Μήδιαν putatque eundem esse cum Medio de quo supra.” (contributo all’opera di Dionigi Laerzio riportato qui di seguito).

In merito alla citazione su richiamata e che ritroviamo in Diogene Laerzio, Daniele Le Clerc (Storia della Medicina – T. II) scrive letteralmente in nota [1]:
“Diogene Laerzio, siccome si è veduto nel principio di questo Capitolo, chiama “Midia” quest’ultimo marito della figliuola di Aristotile; ma si crede che vi sia un errore nel testo, e che si debba leggere “Metrodoro” in vece di “Midia”.
E anche qui, richiamando il Menagius, continua: “Veggasi Menagio sopra Diog. Laerz. Lib. VII. Sez. 185”.

(continua pag. 232: allevato, per la cura di Metrodoro marito di Pizia).