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Medicina ellenica antica

Con il termine storiografico “Ellenismo” si indica quel periodo che dalle imprese di Alessandro Magno (spedizione contro il regno persiano nel 334 a.C.) arriva fino alla formale nascita dell'Impero Romano nell’anno 30 a.C.. In tale arco di tempo vi è la diffusione della civiltà greca (che assumerà pertanto l’appellativo di civiltà ellenistica) nell’intero mondo mediterraneo e nelle propaggini dei mondi eurasiatico ed orientale sino ad allora conosciute. Il tutto attraverso la contaminazione reciproca con le culture dei popoli dell'Asia Minore, dell'Asia Centrale, della Siria e della Fenicia, dell'Africa del Nord, della Mesopotamia, dell'Iran e dell'India.
Accanto alle scienze, all’arte nonché alla filosofia ed all’economia, vi furono scoperte fondamentali nella Medicina - soprattutto nella prima metà del III secolo a.C. - con le ricerche di Erofilo di Calcedonia ed Erasistrato di Iulide nei campi dell’anatomia e della fisiologia ma soprattutto col diffondersi delle scuole nelle varie parti del mondo ellenistico.

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Recita Galeno:
“Anche precedentemente vi era una gara non trascurabile nel vincersi reciprocamente con il numero delle scoperte, contendendo i medici di Cos e quelli di Cnido; ed erano anche costoro la duplice discendenza degli Asclepiadi d'Asia, succeduta a quella di Rodi; e con essi contendevano in quella nobile gara, lodata da Esiodo, anche i medici italici, Filistione, Empedocle, Pausania ed i loro compagni” (De Methodo medendi - Liber I; v. amplius ne "le fonti", capitolo a parte).
Come abbiamo visto, il “pensiero ippocratico” – ossia una diversa concezione della realtà – non era certo nato con Ippocrate né può allo stesso essere attribuito in maniera esclusiva: esso era il frutto ed aveva goduto dell’apporto di una molteplicità di autori e pensatori, non solo nel campo della Medicina ma anche della letteratura e della stessa filosofia.
Da quanto sopra detto, possiamo quindi dire che, se da un lato il periodo ippocratico non rappresenta - e non può in alcun modo rappresentare – il contesto temporale di genesi del metodo scientifico in ambito medico, dall’altro esso può essere considerato come il periodo in cui detto metodo ed approccio scientifico andò consolidandosi ed evolvendosi.
Vogliamo qui pensare al “soffio vitale” (“Qi”) che spira dal lontano Oriente e, attraverso lo spirito vitale del prana, sotto la forma del πνεῦμα si diffonde nell’intero bacino del Mediterraneo, tramite fisico utile per la “contaminazione” e la diffusione del pensiero medico. I rapporti tra le varie civiltà – sia di natura prevalentemente commerciale sia culturale – fecero sì che lo spirito della medicina trovasse una sua naturale espansione a macchia d’olio ed una sua evoluzione, differenziandosi e valorizzandosi a seconda dei diversi ambiti territoriali e contesti sociali e filosofici.
In campo culturale, i principali tramiti di diffusione ed evoluzione del pensiero medico – ed in particolare di quello ippocratico – furono i c.d. “medici vaganti” (periodeuti , πεξηνδεπηαί) e le varie Scuole medico-filosofiche, che rappresentavano non solo correnti di pensiero ma fisicamente luoghi in cui venivano impartite lezioni ai discepoli che vi risiedevano ed a coloro – tra i quali molti pensatori e medici praticanti (tra cui gli stessi periodeuti) – interessati ad aggiornarsi sulle più recenti scoperte e indirizzi scientifici in campo medico e più genericamente culturale.
L’interesse dei medici erranti a frequentare tali scuole era giustificato dal fatto che le corti dei vari regni ricercavano per i loro sovrani medici apprezzati e famosi; ma anche le città più grandi e più ricche cercavano di avere sempre un medico a disposizione dei loro cittadini, assumendolo anche per determinati periodi di tempo e offrendogli determinate somme di denaro. Difatti, tutte le testimonianze confermano che in epoca arcaico-ellenistica i medici fossero tenuti in grande considerazione, anche a livello politico, e che fosse il popolo ad eleggere i propri medici dopo che questi ultimi avevano tenuto un discorso oratorio dinanzi ad un'assemblea pubblica.
Ma il territorio greco non fu l’unico interessato a tale diffusione culturale. Vari eventi e turbolenze politiche – soprattutto sul versante mediorientale – determinarono molti medici e filosofi a trasferirsi nei territori della Magna Grecia, dove cominciarono a sorgere scuole sempre più apprezzate e famose. Al riguardo della Scuola medica di Crotone e di quanto essa fosse giunta all'apogeo della sua fama, leggiamo in Erodoto: “I medici di Crotone sono i primi nel mondo, secondi sono quelli di Cirene” (III libro delle Storie, cap. 131, Erodoto). Per suo conto, Isocrate di Atene (436-338 a.C.) apprezzava il sapere dei sacerdoti egiziani, a suo dire depositari del sapere filosofico e medico, destinati a curare sia l’anima che il corpo (Busiride).
Naturalmente, all'epoca, non tutte le scuole progredirono nello stesso modo. La scuola di Cnido, ad esempio, che verrà più volte criticata da Ippocrate, non era stata capace di procedere ad un’opera di categorizzazione sistematica delle varie patologie, di cui si poteva rinvenire solo un elenco disorganico nei templi di Asclepio, accanto a terapie dettate spesso dalla tradizione popolare. Il concetto di patologia era rimasto ancora piuttosto rudimentale ed anche la terapia era poco sviluppata. Va detto inoltre che la scuola di Cnido non tenne in alcuna considerazione la dietetica ed anche la terapia fu poco sviluppata preferendo anzi medicamenti dalla forte azione, quali purganti drastici come l’Elaterium, la Scammonea e la Coloquintide, il succo condensato del Cucumis Elaterium; ancora latte, siero e succhi di alcune piante (euforbio, elleboro come cardiotonico e diuretico) oltre ai semi di Daphne Mezereum, detti anche granelli cnidici, come revulsivo. Alcuni di questi medicamenti (tra cui il Coccus) sarebbero poi stati adottati anche dalla scuola di Cos.
La Scuola di Cnido, soprattutto con Eurifonte, aveva cercato di dare grande impulso allo studio dell'anatomia e della ginecologia. Non a caso la figura di Eurifonte sarebbe stata accostata all’introduzione di nuove tecniche e metodologie – tra cui lo sgabello ostetrico, successivamente ripreso da Ippocrate e Sorano - per venire in soccorso di partorienti in casi di distocia oppure nei casi in cui era consigliabile la tocolisi. E non a caso i suoi consigli medici li ritroviamo richiamati ed apprezzati nelle successive opere di ostetricia e ginecologia.
Al tempo di Ippocrate si ebbero ben due edizioni delle Sentenze (Galen.Commentar. in L. de vict. acut.), il che prova il progresso del lavoro degli autori, ma la sua povertà concettuale, ben lontana dal concetto ippocratico di arte medica (τέχνη ,téchne) si risolse spesso in una mera elencazione e classificazione “degli infiniti nomi delle malattie”: sette tipi di malattie della bile, dodici della vescica, quattro dei reni (più quattro con stranguria), tre tipi di tetano, tre tisi, quattro itteri, senza pertanto tenere in alcuna considerazione la figura del malato né procedere ad una teorizzazione dell’esperienza (Hippocrat. de diaet. acut. init.). Così le Sentenze si soffermarono su una semplice descrizione delle malattie, estratte dalle tavole votive, che derivavano da vari Asclepiadi del tempio di Cnido.
L'intera Scuola cnidiana - nonostante tra le sue fila annoverasse figure quali Eurifonte, Ctesia e, probabilmente, Erodico – dopo un secondo periodo caratterizzato da un netto progresso che l’aveva vista complementare a quella di Cos, divenne ben presto il bersaglio polemico del Regime delle malattie acute ippocratico e venne ben presto spegnendosi:  “Coloro che scrissero le cosiddette Sentenze cnidie hanno sì descritto correttamente ciò che soffrono i malati in ogni malattia e come qualcuna di esse si risolve: e fin qui, anche il non medico potrebbe scrivere correttamente se s'informasse bene presso ciascuno dei malati su ciò che egli ha sofferto; ma di ciò che il medico deve ancora sapere - né lo dice il malato - molte cose sono state omesse; e sono conoscenze diverse nei diversi casi, alcune anche importanti come sintomi. [...] A me piace invece che si ponga mente all'intera tecnica." (Sul regime delle malattie acute, 1-2).
La critica alla scuola di Cnido consisté nel fatto che le osservazioni empiriche non fossero congiunte in un quadro scientifico complessivo, che mettesse ordine alla varietà dei fenomeni con cui il medico si trovasse a confrontarsi.
La scuola ippocratica avrebbe posto al centro del suo interesse l’uomo: il momento logico (il loghismos, il ragionamento) doveva subentrare solo in un secondo momento privilegiando in un primo momento le sensazioni derivanti dall’osservazione dei segni e dall’esperienza.
Sulla sintesi di questi due momenti la scuola ippocratica avrebbe fondato nel tempo il suo successo.
Con la decadenza della scuola di Cnido, assistiamo all’eclissarsi dalla scena dei suoi massimi rappresentanti: Ctesia avrebbe servito alla corte del re persiano Artaserse II; di Erodico possiamo pensare che, dopo essere stato discepolo di Eurifonte a Cnido, si fosse successivamente trasferito a Cos insieme ad Eurifonte stesso per collaborare alla stesura del "Corpus Ippocraticum" e che abbia quindi esercitato in Grecia. Tutto il materiale accumulato dalla scuola cnidiana sarebbe quindi confluito nelle opere di Ippocrate o di ispirazione ippocratica. Direttamente ad Eurifonte ed Erodico si sarebbero riconnessi quindi gli autori di varie opere comprese nella “collezione ippocratica” (Malattie II, Affezioni interne, e poi tutto il gruppo dei trattati ginecologici). Alcuni autori ritengono, anzi, che fossero stati essi stessi, Eurifonte ed Erodico, gli autori di quei trattati [va poi detto che quest’Erodico fu molto probabilmente maestro di Ippocrate, al quale trasmise anche alcune conoscenze mediche di derivazione persiana e indiana (anche se in realtà va detto che non vi sono elementi bastevoli per affermare con sicurezza che questo Erodico di Cnido sia la stessa persona di Erodico di Leontini, fratello di Gorgia)].
D’altronde lo stesso Galeno (Comment. in Hippocr. " De Humor." i. prooem. vol. XVI. p. 3)  ricorda come vari autori attribuissero ad Eurifonte la paternità di opere comprese nella “Collezione Ippocratica” (“Corpus Ippocraticum”), rimandando espressamente al “Περὶ Διαίτης Ὑγιεινῆς” [lat. De diaeta salubri : Salubri Victus Ratione (Comment. in Hippocr. " De Rat. Vict. in Morb. Acut." 1.17. vol. XV. p. 455 / di cui ricordiamo qui il passo (par. IV / παρ. 4): “Οι τροφές πρέπει να παρασκευάζονται με σουσάμι, με σπόρους κι άλλους παρόμοιους καρπούς. Αν κι αυτές οι τροφές είναι λιπαρές, δεν πειράζει, διότι μπορεί κανείς να χορτάσει τρώγοντας λίγο.”)]. E ancora, rinviando all’opera “Περὶ Διαίτης” / “de Victus Ratione” (De Aliment. Facult. 1.1. V. VI. p. 473) e al “Περὶ Νούσων” / De Morbis (II L.) (come citato da Galeno: Comment. in Hippocr. " De Morb. Vulgar. VI." 1.29. vol. XVII. pt. i. p. 888), anche se generalmente considerata spuria.
Sorano d’Efeso (Vita Hippocr. in Hippocr. Opera, vol. III, p. 851) ci presenta Eurifonte come contemporaneo di Ippocrate, anche se in realtà Ippocrate era molto più giovane. Ma bisogna dire che né la rivalità tra le scuole cnidiana e di Coo né la differenza di età in realtà impedirono una stretta amicizia e collaborazione tra i due. Sorano ci presenta la figura di Eurifonte accostata a quella di Ippocrate, il prestigio della scuola di Cnido a confronto con la nascente figura dell’Asclepiade di Coo, in occasione di un consulto al capezzale di Perdicca II (452-414 a.C.), figlio di Alessandro I e re di Macedonia, gravemente malato. Nello stesso Sorano (De Arte Obstetr.) alcuni studiosi hanno riconosciuto nel richiamo al “de Natura Muliebri” del Corpus Ippocraticum un’attribuzione di paternità ad Eurifonte del trattato “Περὶ Γυναικείης Φύσιος”.
Rufo d’Efeso, Celio Aureliano e Galeno ricordano Eurifonte come uno dei primi ad avere effettuato dissezioni su animali [Celio Aureliano (de Morb. Chron. 2.10. p. 390) si spinge ad affermare che Eurifonte era a conoscenza della differenza tra le arterie e le vene e che il sangue era contenuto nei vasi sanguigni]. Infine, di Eurifonte è sopravvissuta la descrizione di un medico pronto a sperimentare nuove cure non medicinali ma anche di un chirurgo cruento, pronto e determinato ad approfondire l’osservazione della malattia ed a porvi rimedio anche ricorrendo in ultima analisi a sperimentazioni cliniche e ad interventi chirurgici e cauterizzazioni senza anestesia ma brutalmente efficaci. Ben lontano quindi dalla concezione puramente teorico-filosofica che della medicina avevano i primi iatrosofisti, continuamente alla ricerca delle soluzioni migliori che vedessero la scienza medica adattarsi incruentamente alle esigenze della speculazione filosofica.
Galeno (Comment. in Hippocr ".De Morb. volgare. VI". 1.29. V. XVII. pt. ip 886) lo dice autore dell’opera medica dal titolo “Κνίδιαι γνῶμσι”; una sua citazione la troviamo in un frammento degli scritti del poeta comico greco Platóne (V – IV sec. a.C.) così come preservato dallo stesso Galeno (Comment. in Hippocr. "Aphor". 7.44. V. XVIII. pt. ip 149). [Per quanto sopra detto, riguardo al richiamo ad una paternità cnidiana di alcune parti del Corpus Ippocraticum, non ci si può esimere dal riconoscere l’esistenza di un “nucleus” dell’opera ippocratica che tende a conciliare e teorizzare naturalmente in un unico progetto anche parti che parrebbero ad un’attenta lettura collezionate (come, ad esempio, rimandando nei vari manoscritti al περὶ τῶν ἔντος παθῶν / περὶ παθῶν / περὶ ἱερῆς νον́σου ( / νον́ς 1 ου / 1 ων ) / περὶ νούσων (??) / περὶ διαίτης (??) (add....περὶ ἐνυπνίων) / περὶ γυναικείων (??) (περὶ γυναικείης φύς 1 ιος). / . *περὶ τροφῆς / περὶ πτις 1 άνης / περὶ χυμῶν / περὶ ὑγρῶν χρής 1 ιος / e via dicendo...)].
A Cnido troveremo successivamente la figura di Erodico di Cnido, il quale, riportato inizialmente come discepolo nelle cose empiriche dell’anziano Acrone (Filadelfo Mugnos, indica “Creone”), sarebbe diventato ben presto il discepolo prediletto di Eurifonte, uno dei massimi rappresentanti della Scuola di Cnido insieme a Ctesia. Lo stesso Erodico, contemporaneo di Ippocrate, si ritiene possa aver collaborato insieme agli stessi Ctesia ed Eurifonte, che ne corresse l’ultima stesura, alla scrittura delle Sentenze o Precetti Cnidiani.
Con Erofilo ed Erasistrato si ha un’evoluzione del pensiero medico ippocratico. La medicina ellenistica di Erofilo e successivamente di Erasistrato di Coo era andata completando il sistema ippocratico e si era caratterizzata sin dalla sua nascita per il metodo dogmatico razionale posto alla base della metodologia medica e della stessa sperimentazione anatomica e fisiologica, basate sulla dissezione del corpo umano. Nel “Corpus” ippocratico viene dato poco spazio all’anatomia - se non a quella osteo-articolare - e soprattutto quella vascolare mostra evidenti lacune scientifiche; ancora, i nervi, spesso da Ippocrate confusi coi legamenti e/o i tendini, sono oggetto di descrizioni vaghe e spesso errate. Con la scuola alessandrina erofilea, con la fisiologia, viene dato nuovo impulso allo studio anatomico descrittivo di ogni singolo organo del corpo umano.
Caratteristiche distintive di tale metodologia erano state l’indipendenza da ogni particolare credo religioso o corrente filosofica, la formulazione di un linguaggio consono alla sperimentazione clinica e la netta distinzione tra attività di ricerca ed attività professionale.
Nello specifico della patologia e della diagnostica, Erofilo diede grande impulso ad entrambe e, pur riconoscendo al cervello umano forza propria quale sede della vita e del pensiero ma anche in particolare dell'origine delle malattie mentali, era convinto sostenitore della patologia umorale, che faceva derivare le malattie di origine umorale da alterazione o corruzione dei quattro umori.
Ma Erofilo fu soprattutto un grande sviluppatore della terapeutica. In particolare, per quanto riguarda quest’ultima, Erofilo era della convinzione che per ogni male si trovasse in natura – soprattutto nel regno vegetale – il relativo rimedio (anche se, riguardo al colera, dovette ammettere l’inesistenza di efficaci rimedi naturali o almeno che tali rimedi, se esistenti, fossero a sua conoscenza). Comunque sarebbe stata sempre sua preoccupazione consigliare l’assunzione di medicamenti di origine vegetale ma anche animale e minerale. Egli dava cioè grande importanza alle medicine, quasi divina, andando in tal modo contro l’abitudine di affidarsi alla volontà degli dei per la guarigione. Affermò inoltre che notevole importanza era da dare alla prevenzione delle malattie, perseguendo la costanza di un esercizio fisico ginnico e di un'opportuna dieta personalizzata.
Ma la scuola fisiologica di Alessandria – ancorché specializzata nella pratica dell’anatomia e della vivisezione – era pur sempre figlia di quella ippocratica, sia dal punto di vista della patologia umorale che da quello della terapia naturalistica. Nel contempo, essa rappresenta l’anello di congiunzione tra la medicina arcaica e quella dai nuovi orizzonti scientifici multidisciplinari.
L’ideazione sboccia nella mente umana proprio perché l’uomo è per sua natura un “pensatore”. Dal pensiero egli perviene al concetto e – per sua stessa natura – il concepire tende naturalmente al generalismo e all’omnicomprensivismo.
Cercando di abbracciare ed analizzare più ampiamente l’intera cultura ippocratica, attraverso il simbolismo possiamo constatare come la pratica medica – nonostante gli sforzi di Ippocrate – tendesse naturalmente e progressivamente ad abbandonare il suo ruolo di τέχνη autonoma per abbracciare ed immergersi sempre più in un contesto scientifico multidisciplinare.
Sia pure in ambiti diversi, ogni scienza rischiava di degenerare in una visione troppo analitica e sempre meno olistica della realtà,  a volta vittima del dogmatismo e di una visione troppo superficiale, rozza e persino magica, nel tentativo di dare una spiegazione e/o un’interpretazione agli eventi del mondo.
Già con Eudosso di Cnido (408 a.C. ca. – 355 a.C. ca.) assistiamo allo sforzo di inquadrare la fenomenologia degli eventi in un’unica visione razionalistico-matematica, nel tentativo di affermare un’interdisciplinarietà delle scienze cognitive; tanto che si dice sia stato il primo a tentare di applicare i principi delle dottrine pitagoriche alla medicina e che “fu il più dotto di quanti altri mai vi posero studio” (“La filosofia tratta dalle antiche e moderne mediche dottrine... del dottor Gregorio Riccardi, per uso della studiosa gioventù. V. I (in 8°), Roma per Simone Mercurj e figlio, 1829). Assolutamente contrario all’accettazione passiva di spiegazioni metafisiche, cercò sempre di sottoporre i fenomeni naturali all'osservazione ed all'analisi della ragione. Anche la sua visione della medicina era ben lungi dall’essere contaminata dalla volgarizzazione e dalla magia che con Eraclide Pontico, seguace delle dottrine pitagoriche, sarebbe andata affermandosi, nella pretesa di prevedere e di dare una spiegazione agli influssi che si facevano discendere dagli astri alla vita degli uomini.
Ingegno enciclopedico, tra i primi discepoli dell’Accademia platonica ateniese, Eudosso, dunque, non vi coltivò solo l’astronomia, la matematica e la filosofia bensì anche la medicina e, accanto a queste, altre scienze quali la musica, la geografia, la legislazione, la morale e la metafisica.
Con Erofilo, la descrizione di ogni funzione corporea (in primis quella cardiaco-respiratoria e quella oftalmologica) viene a sposare una metodologia scientifica e tecnologica, con l’affermarsi sulla scena delle scienze di attori quali Ctesibio, col suo progetto di mantice e di pompa valvolare ed Euclide, con la sua visione assiomatica della geometria.
Nei fatti, il periodo erofileo si caratterizza soprattutto per i notevoli risultati raggiunti dalle scienze ellenistiche in tutti i campi dello scibile umano, conseguenti alle strette collaborazioni tra i vari scienziati del tempo e grazie alle correlazioni tra le varie discipline, da quella medico-oftalmologico-cardiaca di Erofilo a quella meccanica di Ctesibio (in primis per lo studio degli impulsi e dei battiti nel sistema circolatorio) a quella infine matematico-geometrica alla base dell’”Ottica” di Euclide (come vedremo negli studi erofilei sulla vista ed il raggio ottico), col quale Erofilo condivise la fondazione del metodo scientifico.
Tali collaborazioni furono anche possibili in quanto a quel tempo il Museo di Alessandria di Egitto ospitava, a spese dei sovrani, numerosi scienziati e letterati (tra i quali, oltre ad Erofilo, Ctesibio ed Euclide - il quale pure sembra abbia assiduamente operato nella Biblioteca di Alessandria di Egitto durante il III sec. a.C. - citiamo qui anche i greci Eratostene di Cirene detto anche “secondo” ed il matematico-astronomo Apollonio di Perga), i quali, oltre ad insegnare, curavano anche il servizio della Biblioteca e quello sanitario.
Erofilo di Calcedonia contribuì – unitamente ad Erasistrato - alla fondazione dell’anatomia vascolare e descrivendo per primo le differenze anatomiche tra arterie e vene. Anch’egli partì dalla convinzione che nelle arterie scorresse il pneuma e che dallo stesso fosse possibile commisurare lo stato dello spirito originario della vita. Per la misurazione del soffio della vita e la valutazione della sua normalità, Erofilo avrebbe introdotto come strumento diagnostico la misura della frequenza del battito del polso, perseguendo nella sua originale teoria la scelta di unità temporali e metrica musicale, peraltro abbastanza piccole da essere adatte alla misurazione di funzioni cardiache di picco sistolico e di periodi di decrescita diastolica (da διαστολή = dilatazione).
Secondo lui, le fasi sistoliche e diastoliche derivavano da una forza propria insita nelle arterie stesse al pari di quanto avveniva nella fase respiratoria.
Applicando in un determinato periodo temporale i parametri delle cadenze musicali, riuscì a risalire alle differenze intercorrenti tra le pulsazioni vibranti e quelle semplicemente forti. Analizzando le variazioni di frequenza del battito, notò che questa era in relazione diretta con l’età del paziente e che il battito cardiaco, oltre che con l’età, andava messo in correlazione con la temperatura corporea.
La frequentazione con l’ingegnere greco Ctesibio e la scuola dei meccanici alessandrini gli permise di perfezionare un orologio idrico tarabile sulla base di alcuni parametri, tra cui l’età del malato e lo stesso periodo stagionale di misurazione. La meccanica dei fluidi e la compressibilità dell’aria - già organiche nella ricerca in campo militare - entravano quindi prepotentemente, in campo medico, per contribuire alla teoria della pneumatica erofilea della circolazione sanguigna e della funzione valvolare cardiaca.
Tra i discepoli di Erofilo, che andarono distinguendosi tra le scuole di Alessandria e di Laodicea, citiamo qui:
Agnodice;
Demetrio di Apamea (studioso di patologia generale ed esperto nelle patologie dell’apparato sessuale);
Mantias Erofileo, famoso farmacologo, secondo Galeno rimasto sempre fedele alla Scuola dei dogmatici del proprio maestro Erofilo;
Baccheo di Tanagra, celebre fisiologo e farmacologo, uno dei primi commentatori di Ippocrate e studioso del polso;
Zenone di Laodicea, autore di una dottrina sul polso e di libri di rimedi a base di erbe medicinali;
Crisermo, anch’egli autore di una dottrina sul battito del polso, che escludeva del tutto l'azione del cuore.
Questi furono della scuola di Alessandria.
Per la scuola di Laodicea ricordiamo qui:
Alessandro Filalete, del I sec. a.C., allievo di Asclepiade di Bitinia e contemporaneo di Strabone (che lo cita nelle sue opere). Successe a Zeusi il Giovane nella direzione della scuola anatomica erofilea, di cui fu uno dei più illustri rappresentanti;
Demostene Filalete, uno dei successori di Erofilo nella direzione della scuola medica alessandrina, il quale operò le cataratte secondo il metodo insegnatogli da Erofilo: la sua opera in campo oculistico andò affermandosi come basilare durante tutto il Medioevo;
Eraclide di Eritrea, commentatore di opere ippocratiche.
A partire dal I sec. d.C. la scuola alessandrina andò estinguendosi così come sarebbe andato smarrendosi l’originale approccio razionale e sperimentale; d’altro canto dell’antica scuola ippocratica sarebbero andate sempre più affermandosi le teorie umorali di sangue, flegma, bile ed atrabile.
Stesso all'interno della scuola alessandrina, a partire dal III sec. a.C., era andata prendendo corpo la scuola empirica, che ebbe tra i suoi massimi esponenti Filino di Cos e Serapione di Alessandria. Tale indirizzo dettava regole secondo cui i medici dovevano abbandonare lo sterile dogmatismo che i discepoli erofilei avevano imposto all’interno della scuola alessandrina; le conoscenze mediche avrebbero dovuto derivare unicamente dall’esperienza che singolarmente ogni medico avrebbe dovuto apprendere col tempo curando gli infermi. L'esperienza si basava essenzialmente su tre punti: l'autopsia (cioè la diretta osservazione), l'historicon (la storia delle osservazioni proprie ed altrui) e l'analogia (il confronto). Particolarmente di Filino di Cos possiamo dire che viene considerato il fondatore della scuola empirica che non teneva in alcun conto le cause delle malattie ma si prodigava invece nella terapia, in cui lo stesso Filino faceva consistere tutta la medicina, dando anche notevole impulso alla chirurgia ed alla farmacologia. Nella sua scuola operarono anche Serapione di Alessandria (II sec. a.C.) e Glaucia di Taranto (II sec. a.C.). Sarebbe stato però Serapione a stabilire le regole della scuola, che consistevano nell'esame della storia personale del paziente, nell'osservazione della patologia da cui era affetto e nel confronto con altri casi simili. Serapione si richiamava ai precetti ippocratici e alla base di tutto poneva l’osservazione diretta (τήρησις) tralasciando ogni dogma preconcetto e privilegiando la scienza acquisita. Col tempo, i membri della scuola empirica avrebbero trascurato lo studio dell’anatomia e della fisiologia, smarrendo anche una visione più globale del concetto di malattia, mentre avrebbero sempre più approfondito le proprie conoscenze nell’ambito della chirurgia e della particolare tecnica dei bendaggi.