Crea sito

I medici-eroi / heros iatros (Ήρωος ιατρός)

I MEDICI-EROI OVVERO HEROS IATROS (Ήρωος ιατρός)

Le fonti archeologiche si possono suddividere in materiali, epigrafiche e numismatiche, letterarie. Tra le fonti materiali, oltre agli insediamenti umani (edifici pubblici e privati), vi sono le decorazioni, le sculture, le tombe, gli oggetti d'uso quotidiano. L'esame di tutte queste testimonianze ha consentito di conoscere il tenore di vita e la cultura degli abitanti ma ha anche permesso di poter constatare la differenza tra ciò che in ambito ellenico era il mito e ciò che invece – discendendo da esso e pervenendo gradualmente alla medicina ellenica - erano gli eroi (heros); adorati in ambito medico – come d’altronde anche in altri campi - sino alla costruzione di veri e propri santuari, alle donazioni ed al sacrificio di animali in loro devozione.
Al riguardo, le fonti sono essenzialmente letterarie ed epigrafiche.
Essenzialmente, è mito l’oggetto della leggenda, di cui non ci sono pervenute prove. E’ invece eroico ciò che ci narrano le fonti e può essere visitato ed indagato materialmente in loco, nel contesto storico e culturale in cui i medici-eroi hanno effettualmente agito ed in cui hanno lasciato traccia “fenomenica” del loro “eroismo”.
Abbiamo esempi di eroi-miti, che non avevano realmente operato in terra da vivi. Il fatto che – al loro fianco – fossero stati innalzati santuari a persone che avevano agito bene in terra durante la loro esistenza, che possiamo chiamare uomini-dei, ** sta a significare che – almeno per la cultura attica – essi potevano ben assurgere ai livelli degli eroi mitici ed immortali. Per quanto riguarda il culto in genere religioso, ciò è supportato dallo studio delle fonti (al riguardo, v. tabella qui di seguito allegata).

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'

I culti eroici di Atene e dell’Attica specificamente rivolti alla salute furono studiati per la prima volta nel 1913 da Ferdinand Kutsch [Attische Heilgötter und Heilheroen (138 pp.), Gießen 1913, Verlag von Alfred Töpelmann].
Gli eroi salutari (heros iatros) vengono generalmente suddivisi in due classi: da una parte i medici-eroi maggiori (quali ad esempio Anfiarao), dei quali possiamo constatare il culto in città diverse. Dall’altra, invece, gli eroi indigeni (e persino stranieri – xeno iatros) - che possiamo considerare minori - ai quali peraltro la cittadinanza aveva parimenti dedicato un santuario (v., al riguardo, le iscrizioni C.I.A.- Corpus Inscriptionum Atticarum  II.403 e 404, di cui pure diremo qui di seguito).
In alcune città attiche, l’epiteto “heros” – che parte della letteratura considera quale attributo dello stesso Apollo - andò ad affiancare il nome originario del medico (divino) al quale era stato dedicato un santuario [da cui heros ... / iatros / (Ήρωος Ἀμφίλοχος / Ἀριστόμαχος / ... / ...) (/ ο ιατρός)].
Esemplificativamente:
ad Atene: (heros) Amphilochos (Anfiloco);
a Maratona e nel demo attico di Rhamnus (Ramnunte): (heros) Aristomachos (Aristomaco);
ad Eleusi: (heros) Oresinios (Oresinio);
ad Oropos: (heros) Amphiaraos (Anfiarao).
Letteralmente, in Anecdota Graeca (263, 11) il culto del medico-eroe di Eleusi Oresinio (s) così recita: (Ήρωος ιατρός : ιατρός ὂνομα Ορεσίνιος έν Ελευσίνι τιμάς έχει = medico-eroe: in onore del medico di nome Oresinios di Eleusi).
[In Tertulliano (De Anima 46, 11) ritroviamo un elenco di medici-salutari: “Nam et oraculis hoc genus stipatus est orbis, ut Amphiarai apud Oropum, Amphilochi apud Mallum, Sarpedonis in Troade, Trophonii in Boeotia, Mopsi in Cilicia, Hermionae in Macedonia, Pasiphaae in Laconica].

Indipendentemente dalla sua etimologia, possiamo quindi affermare che l’appellativo “eroe” (“heros”) era ciò che permetteva il culto - oltre a figure che si collocavano al confine della mitologia - anche a persone mortali, quasi ad assumere la valenza di un titolo onorifico. In campo bellico, per più di 350 anni gli eroi-guerrieri di Maratona avrebbero parlato al loro popolo, percepiti come in grado di aiutare, forse anche in misura maggiore di un dio, considerando che essi avevano una volta camminato sulla terra dei loro discendenti.

** Ferguson 1944, 82; cf. the Heros Iatros at Athens, who is called theos in an inventory, IG II2 839, 20, 33 and 45–46, dated to 221/0 BC.

 ESCAPE='HTML'

Risalendo al Theseum (il tempio dedicato in Atene al mitico guerriero Teseo: l’eroe-Teseo) vediamo come esso sorse accanto alla Colonnata di Attalo, nei pressi dell’Acropoli, laddove sarebbe stato poi identificato il santuario dei medici-eroi [v. Demostene (in un’epigrafe attica del II sec. a.C. il medico-eroe viene anche definito “dio”)]. Edificio - il Theseum - risalente all’incirca al V sec. a.C., probabilmente precedente la costruzione del Partenone (437-432 a.C.) (sempre secondo Demostene il Theseum si trovava vicino al santuario dei medici-eroi). Avendo come riferimento la città di Atene – almeno dando per veritiere le poche fonti epigrafiche – si evince che il culto di Asclepio venne trionfalmente introdotto nel V sec. a.C. [anno 420 a.C. – IG II-III(2). 3, 4960], in epoca addirittura posteriore all’erezione del tempio di Teseo.

Quindi, eroi-guerrieri accanto ad eroi-medici. In ciò, oltre alle parole di Demostene, ci aiutano le fonti epigrafiche. Tra esse, un’iscrizione dedicata espressamente a Teseo ed altre due a medici-eroi di Atene (menzioniamo qui, ad esempio, le C.I.A.- Corpus Inscriptionum Atticarum  II.403 e 404) che avevano ad oggetto decreti a favore di medici ateniesi riguardo la manifattura di un monumento con un sito – ad immagine della parte specifica del corpo trattata dal medico stesso - per le offerte di doni in argento.
In altri casi (v. ad esempio: Amphiaraos) l’eroe-guerriero diventa medico salutare (heros iatros). In questo caso, la sua figura – che nasce nelle città di Argo e Tebe – la ritroviamo adorata come heros iatros ad Oropos.

Nelle parole di Demostene troviamo citato espressamente un certo Eschine e la sua ascendenza. Eschine figlio di Tromes, a sua volta schiavo appartenente ad un certo Elpias, maestro in una scuola nei pressi del santuario degli eroi-medici (2.105.129)-(XVIII.129.270 / XIX.249.419) [al riguardo, v. anche nelle biiografie greche ("Biographoi") di Anton Westermann].