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MARINO di Alessandria (I sec. d.C.)

MARINO di Alessandria

Marino di Alessandria (in greco Μαρῖνος , Marinos ; in latino Marinus) (medico anatomista greco, Alessandria d’Egitto, I sec. d.C.).
Visse tra il I ed il II secolo d.C. [anche se la sua figura viene per lo più inquadrata nel I sec. d.C., sotto l’impero di Nerone (37 d.C. – 68 d.C.) (v. al riguardo “Storia della letteratura italiana...” di Girolamo Tiraboschi, T. II, Venezia, MDCCXCV)].
Celebre medico, specializzato in anatomia, ebbe a suo discepolo l’altro anatomista Quinto, attivo a Roma; di quest’ultimo era stato discepolo Numisiano, presso la cui scuola alessandrina si recò Galeno di Pergamo (129 – 216) per specializzarsi nelle scienze anatomiche (ricordiamo qui che la detta scuola di Alessandria era tanto celebre che molti altri medici vi si recarono per i loro studi anatomici, tra i quali Satiro, il quale fu discepolo di Quinto e successivamente, insieme a Pelope, dello stesso Numisiano).
Di tale esperienza presso la scuola numisiana Galeno fa menzione nell’opera “De Anatomicis administrationibus”, che contiene anche dettagli di esperimenti fisiologici nonchè risultati di dissezioni anche su scimmie e di vivisezioni.
E nel Galeno “commentatore” (“Commento ad Officina del medico”) troviamo citazioni e lodi di Marino (Galeno lo definì restauratore dell’anatomia), accanto ad altri medici quali Rufo e Sabino. Difatti Marino, coevo di Artemidoro Capitone e Dioscoride, risultava essere il principale depositario delle scienze anatomiche (tanto che attorno allo stesso andò costituendosi la seconda scuola alessandrina), che riuscì a ravvivare con le sue opere acute e particolareggiate (v. a tal proposito il trattato “᾿Ανατομικαὶ ἐγχειρήσεις”).
Opinioni controverse in anatomia videro contrapposti Marino di Alessandria e Lico il macedone, i quali ritenevano esistesse un unico muscolo costituito dal muscolo pterigoideo ed il temporale diversamente da Pelope ed il figlio Eliano, i quali invece li distinguevano. E Galeno, dopo lunghi studi, concluse che fossero distinti, coincidendo così la sua opinione con quella del maestro Pelope.
Delle sue opere, andate tutte disperse, troviamo tracce soprattutto in Galeno: oltre ad altri testi anatomici pare avesse anche scritto un commento agli Aforismi ippocratici.
Un cenno alla sua produzione medica lo troviamo anche in epoca posteriore (v. “Idea dell’Universo che contiene la storia della vita dell’uomo..., di Don Lorenzo Hervas, T. VIII, Cesena, MDCCLXXX).