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Marcellino (I – II sec. d.C.)

MARCELLINO

Marcellino (medico e scrittore greco di medicina, I – II sec. d.C.).
Autore del trattato “De pulsibus”, la sua attività si esplicò principalmente nell’approfondimento di quello che era stato in passato il pensiero scientifico greco che aveva visto il connubio e la collaborazione tra la medicina tradizionale greca ed il nuovo meccanicismo che ad Alessandria aveva trovato terreno fertile.
Tra i Greci la teoria “pneumatica” (dal greco πνευματικός , pneumatikos “proveniente dal vento") era andata affermandosi come la base per la comprensione di tutti quei fenomeni e quelle apparecchiature che utilizzavano per fini meccanici la pressione dell’acqua nonché la forza del vento e l’aria compressa. Fondatore di questa branca della fisica era stato Ctesibio (III sec. a.C.), il quale aveva anche scritto il trattato scientifico “Pneumatica”.
Nel suo De pulsibus Marcellino cita indirettamente la definizione delle pulsazioni attribuita al medico alessandrino Hegetor (III sec. a.C.), successore del medico greco-ellenistico Erofilo di Calcedonia (335 a.C. ca. – 280 a.C. ca.). Da qui parte poi il suo riferimento esplicito ad Erofilo, che, secondo lui, avrebbe addirittura utilizzato una clessidra ad acqua per valutare la frequenza del polso, tarabile in base all'età del malato – come già lo si era fatto per i periodi dell'anno. Un orologio quindi non comune, dato che doveva avere anche la proprietà di adattarsi a malati di ogni fascia di età in quanto lo stesso Erofilo era giunto alla conclusione che il battito cardiaco tendesse a modificarsi con l’avanzare degli anni. Tale orologio sarebbe stato costruito dal su citato Ctesibio, il quale notoriamente all’epoca era un fabbricatore di orologi ad acqua in Alessandria d’Egitto (De pulsibus, 11) e non è da escludere che ciò fosse avvenuto in stretta collaborazione con Erofilo.
Con tale orologio, che però Marcellino non descrive nei particolari, Erofilo ed anche Erasistrato, secondo quanto riporta Marcellino, riuscivano a misurare le frequenze del battito del polso (ricordiamo qui che Erofilo di Calcedonia si approfondì sugli esperimenti del suo maestro Prassagora di Kos introducendo come strumento di diagnosi la misura della frequenza del battito del polso e mettendo anche in correlazione la frequenza del battito cardiaco, la temperatura corporea e l'età del paziente).
Ora, utilizzando tale orologio, Erofilo ed Erasistrato, dopo aver misurato la frequenza della temperatura del corpo, constatavano la presenza o meno della febbre e la sua potenza e la dimostrazione che la frequenza del polso non fosse normale  la si poteva evincere dalla misura in cui le pulsazioni oltrepassavano il tempo che normalmente impiegava la clessidra per svuotarsi.
Leggiamo testualmente nel De pulsibus di Marcellino: “Erofilo ha dimostrato che un uomo ha la febbre quando il suo polso diventa più frequente, più largo e più forte, accompagnato ad intenso calore interno. Se il polso perde la sua forza e la sua ampiezza la febbre va a diminuire. [Erofilo] diceva che l’aumento della frequenza del polso è il primo sintomo dell’inizio della febbre e si basava talmente sulla frequenza del polso che, usandola come il sintomo più sicuro, aveva approntato una clessidra che mostrava il polso relativo ad ogni età. Recandosi al letto dell’ammalato, metteva in moto la clessidra e prendeva il polso del malato febbricitante. E nella misura in cui il numero delle pulsazioni osservate superava ciò che era naturale per il tempo necessario al riempirsi della clessidra, il grado della frequenza era rivelato, mostrando se la febbre era più o meno forte”.

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