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MAGNO - MAGNO di EFESO (II sec. d.C.) - MAGNO di NISIBE o di ANTIOCHIA (IV sec. d.C.) - MAGNO di EMESA (V o VI sec. d.C.)

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MAGNO

Il nome “Magno” identifica vari medici, vissuti in età greca, romana e tardo-romana - secondo alcuni studiosi, addirittura sette (v. M. Plastira-Valkanou) - in un arco temporale specifico che va dal II al VI secolo d.C..
Risulta pertanto evidentemente arduo, con le attuali fonti, attribuire a ciascuno di essi sia una data di nascita certa, anche in mancanza – a volte - addirittura del secolo di riferimento, sia una sicura attribuzione delle varie opere.
La figura del medico Magno che studiò la catalessi, vissuto più o meno durante il II sec. d.C., va generalmente tenuta distinta da quella del medico Magno di Efeso, vissuto più o meno nello stesso periodo.
Tale differenza tra un primo “Magnus” della setta dei Metodici, il quale studiò la catalessi, ed il Magnus di Efeso (Magnus Ephesius), che scrisse due volumi di lettere e studiò l’idrofobia dopo Temisone, sembra essere certificata – attraverso le parole di Celio Aureliano - da Jo. Conradus Amman, che recensì, tra altro, il volume su Caelius Aurelianus Siccensis, de Morbis Acutis & Chronicis pagg. 96 (L. II Cap. X) e 225 (Libri III, cap. XIV).
Come segue:

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MAGNO di EFESO

Magno (Μάγνου ; in latino: Magnus) (medico greco-romano, Efeso, odierna città della Turchia, II sec. d.C.).
Leggiamo in STORIA DELLA MEDICINA ITALIANA di S. De Renzi, Medico Napoletano, TOMO PRIMO – pagg. 323 - 324 (Napoli, 1845): “Seguivano gli stessi principì [intendi: della setta dei pneumatici di Roma] Magno di Efeso Archiatro ai tempi di Galeno, e medico degl’Imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio, e che avea scritto sulle scoverte fatte dopo Temisone; Eliodoro chirurgo di molta reputazione..; Posidonio che chiarì con molto ingegno la dottrina dell’incubo.” (opinione successivamente ripresa da R. Briau, ne “L’Archiatre romaine ou la médecine officielle dans l’Empire Romain. Suite de l’Histoire de la Profession médicale”, Paris, 1877, il quale lo considerava medico presso la corte di Antonino Pio).
Ma, soprattutto, la sua figura viene tenuta distinta da quella degli altri medici dal nome “Magno”, i quali, come vedremo, vissero addirittura a distanza di secoli dai primi due precedenti. Sino ad ipotizzare che, in alcuni casi, in passato vi sia stata, per errore, l’identificazione di Magno di Efeso (Magno Efesiano) con il Magno di Emesa (Magno l’Emesiano), quindi, per sostituzione di consonante, sarebbe stato scritto “Efesiano” anziché “Emesiano”.
Celio Aureliano (Acut. Affect. III, 360) cita un Magno medico (Magno di Efeso) che scrisse sulle febbri. Ma parla anche di quest’altro Magno (II, 57) e dei suoi studi sulla catalessi e le pulsazioni.
Ripercorrendo le fonti da Celio Aureliano (Acut. 3.14.114, p. 372) e poi sino a Galeno (Galen. VIII, 640) e (Galen. VIII, 646), risulta estremamente discussa nel tempo, a seconda dei vari ricercatori, I'identificazione di Magno di Efeso, quale autore delle Epistolae in cui trattava dell'idrofobia e che sarebbe stato esponente della scuola pneumatica, con l’autore di opere di medicina, da alcuni tenuto su di un piano distinto. Più critici sono Korpela – anche se possibilista – e Wissowa laddove invece Haeser accetta in toto l’ipotesi (v. Lehrbuch der Geschichte der Medizin, I, Berlin, 1863 – H- Haeser). Kühn ripercorre quanto affermato da Galeno (de Ther. ad Pis. 12, XIV 261 Kühn), il quale nei suoi scritti definisce il Magno autore di una ricetta della teriaca mentre poco dopo utilizza la stessa espressione per indicare Demetrio, archiater di Marco Aurelio [quest’ultimo Demetrio, precisiamo, morì nella guerra contro i Marcomanni ed aveva l’incarico di preparare la teriaca che il suo imperatore pare assumesse quotidianamente (Galen. XIV 4; 261-62)].
Ma ripercorriamo anche qual é precisamente la natura di tali citazioni. Ad esempio, Galeno nel suo De pulsuum differentiis (VIII, 640) fa riferimento ad alcuni scritti sulle scoperte mediche compiute dopo I'epoca di Temisone, composti da un Magno e da lui dedicati a un Demetrio. E nella stessa opera (646) Galeno scrive dell’appartenenza di Magno alla scuola pneumatica, senza alcuna precisazione in merito che possa far pensare ad un altro medico con lo stesso nome.
Altrove, invece, Celio Aureliano (Acut. 2.10.58, p. 160) rimanda ad altro medico ricordando un Magno esponente della scuola metodica, che per primo determinò le caratteristiche della catalessi e fu seguito da Agatino e da Archigene [in evidente conflitto con l’identificazione, sostenuta dal filologo tedesco Wilhelm Kroll (Kroll, s.v. Magnus, nrr. 28-29, ...), di questo personaggio con l'esponente della scuola pneumatica attestato da Galeno].

MAGNO di NISIBE o di ANTIOCHIA

Magno (Μάγνου ; in latino: Magnus) (medico greco-romano, Nisibe, odierna città di Nusaybin, Antica Mesopotamia, odierna Turchia, IV sec. d.C.).
L'identità di questo medico di nome Magno - uno dei medici più noti della tarda antichità - rimane ancora oscura. Alcuni ricercatori identificano il medico Magno di Emesa (Magno l’Emesiano, appunto proveniente dalla Siria) con il Magno di Nisibe, il quale è conosciuto come un filosofo ed un medico, dando tra l’altro per probabile che in passato alcune fonti abbiano sbagliato nello scrivere “Emesiano” con “Efesiano” [identificando così il medico siriano con quello proveniente dalla città di Efeso (Asia Minore), vissuto però certamente in epoca romana più remota (come già visto)].
Per tutti, le fonti principali rimangono a tutt’oggi quella delle lettere di Eunapio (Eunapii vitae sophistarum, - v. 497/499), delle lettere di Libanio (Epistole, 1208 e 1358) ed alcune citazioni di Celio Aureliano.
Eunapio (Ep. 497) ci parla di un medico che nel IV sec. d.C. (circa anno 370 d.C.) studiò medicina come discepolo di Zenone di Cizio e che fu compagno di studi di Oribasio. Tale medico divenne un famoso medico appunto intorno all’anno 370, allorquando gli fu assegnata una cattedra ad Alessandria, e fu contemporaneo del poeta e grammatico greco antico Pallada detto il Meteoro, il quale sappiamo per certo che visse ad Alessandria d’Egitto tra il IV ed il V sec. d.C.. Quest’ultimo nei suoi versi sembra dileggiarne la figura, affermando che gli studenti scendevano a seguire le sue lezioni ad Alessandria più che per la sua bravura per ascoltare la sua eloquenza nel parlare (λαλείν) (come d’altronde afferma Eunapio nella sua Epistola 498). Più nello specifico, la cattedra gli venne assegnata nei pressi della località del “Museo”, laddove accorse, tra altri, anche un certo Crisogono, il quale, secondo un’altra delle nostre fonti (Libanio orat., 843, 1208, ed. Foerster) era stato discepolo dell’oratore. Considerando Magno insegnante di retorica e medicina, a lui si dovrà attribuire anche un epigramma su Galeno (APl 270).
Quindi, tale Magno era, all’epoca, considerato più che un medico un iatrosofista, abile nel parlare più che nella pratica medica. Più precisamente, Pallada sottolinea non solo la sua inefficienza come medico ma anche la sua notoria abitudine – come iatrosofista – nel criticare tutti gli altri medici. Pallada compose un epitaffio satirico per la morte di un certo Μάγνος (Magno) [distico di Pall. AP *11.281, composto dopo il 388 - ponendo la nascita di Pallada intorno al 340)].
Sembra comunque che fosse stata proprio questa sua abilità di parola una delle ragioni principali per cui scrisse il “Trattato sulle urine” (Περί ούρων), un lavoro che servì successivamente come fonte principale per gli urologi bizantini, da Teofilo Protospatario (VII sec. d.C.), il quale fu medico alla corte dell’imperatore bizantino Eraclio I (610-641) sino a Giovanni Attuario (XIII secolo – XIV secolo). Magno classifica le urine secondo il loro colore, la consistenza, le sostanze sospese visibili, i residui. Il tutto dà un aspetto che risulta normale o anormale.
Questo Magno scrisse anche un trattato sulla febbre che, insieme a quello sulle urine, venne tradotto in lingua araba.
Quasi certamente fu durante il periodo alessandrino, in cui insegnò medicina, che incontrò un certo “Harpokration”. Entrambi tali personaggi ci rimandano alle Ciranidi (Kyranídes / Κυρανίδες), una raccolta di libri antica con indicazioni di sostanze, pietre ed animali.
Un certo “Magno” fu presumibilmente l’autore di quattro acrostici delle Ciranidi. Lo possiamo più che accostare, identificare con il Magno di Nisibe – di cui andiamo parlando - in quanto il suo nome – quale persona alla quale vennero dedicati due inni - risulta affiancato a quello di “Marcellino”, in cui possiamo riconoscere lo storico Ammiano Marcellino, che sappiamo visse a Nisibe nel IV sec. d.C. (tra il 353 ed il 354). Di modo che si legge: Μάγνος Μαρκελλινω, alle pp. 50-51 e 96-97, ed. Kaimakis.
Stessa fonte per gli altri due acrostici dei quattro, che riportano solo il nome dell’autore “Magnos” (Μάγνου, pp. 28-29 e 42-43, ib.).
Precisiamo che le Ciranidi si componevano di 4 libri: il primo libro delle Ciranidi o Kyranís è definito alla linea 30 del prologo un “libro terapeutico” (βίβλος θεραπευτική) nonostante abbia natura magico-medicale, richiamando in qualche modo i papiri magici greci. Il prologo della Kyranís viene a fondere 3 diversi prologhi, che vengono suddivisi nel prologo bizantino, nel prologo di Kyranόs (od “ermetico”) ed infine nel libro di Harpokration. La cornice della raccolta é di un redattore bizantino del V-VIII sec. d.C. mentre il contenuto, per dichiarazione dello stesso redattore, é più antico.

MAGNO di EMESA

Magno (Μάγνου ; in latino: Magnus) (medico greco-romano, Emesa (odierna Homs, città della Siria, V o VI sec. d.C.).
Magno di Emesa in alcuni testi viene detto MAGNIS AL-HIMSI, forse all’epoca conosciuto anche col soprannone arabo di: ibn al-Qifti o ibn abi Usaibi'a.
Non coinciderebbe, quindi, col medico di nome Magno di Antiochia ovvero di Nisibe, contemporaneo di Oribasio. Difatti, quest’ultimo Magno (di Emesa, V o VI sec. d.C.) dovrebbe aver vissuto in un’epoca più vicina a Teofilo Protospatario.
Una miscellanea di testi tardo-antichi tradotti in lingua latina contiene, secondo alcuni ricercatori, anche un’opera di Magno di Emesa sulle urine. Siccome manca una datazione precisa, non é però possibile affermare che sia un’affermazione veritiera e non possa invece trattarsi di un’attribuzione fittizia. Il manoscritto va sotto il nome di Libro di Atenagora (precisamente: Liber Athenagorae de urinis) e comprende anche altri testi con varia cronologia. Precisamente: il De medicina di Celso, frammenti di Vindiciano, i Gynaecia di Muscione, capitoli del IV Libro (De medicina) delle Etimologías di Isidoro di Siviglia, nonché testi minori, come ad esempio quello di un certo Pseudo-Galeno dal titolo Dynamidia ad Paternianum oppure il Libro di chirurgia di Ippocrate.
Il testo di urologia più conosciuto nel periodo precedente la Scuola Salernitana è il De urinis di un Pseudo-Galeno. Gli studi di Gundolf Keil (n.5 – pp. 22/25) ci dicono di un libro dal Greco in Latino e composto probabilmente nel 5° / 6° sec. d.C., durante cioè il primo periodo medievale (v. Die lateinischen Harnschrift pseudo-Galens, Beiträge zur Geschichte der Medizin 2, Zürich and Leipzig, Orell Füssli, 1925, / ed. Leisinger, Hermann).
Il manoscritto viene a fondere il trattato pseudo-galenico sulle urine ed alcuni scritti appendicolari, di cui il più famoso ci rimanda al “Catalogo delle Urine...”, probabilmente un testo medievale europeo del 7° sec.. Ritrascriviamo qui di seguito in parte il testo del libro, per avere un’idea di quanto va ad affermare, in linea teorica, a proposito dell’uroscopia. Nel merito tecnico, ad esempio, della formazione delle urine e della loro ispezione a proposito anche della colorazione. Il testo assume importanza nel senso che la diagnosi è sempre il prodotto di un insieme di sintomi e segni laddove il reale valore dell’uroscopia è portato dalla prognosi.
“Hi quidem colores urinae [...] frequenter a nobis uisi sunt secundum diuersitatem egretudinis.... Debet enim caute requiri utrum cum dolore an sine dolore sit, an uero hustionem in ueretro facit uel si calida est dum egerit ipsa urina ac si ueluti uisciditatis iacet, id est quidam stipticum sit. Ita diuisas etiam quam maxime et diligenter intendere nebulas quasdam quas greci nifias appellant, quia diuersitatem suam et in cunctanter demonstrat. Sed cum caute aspexeris, ibi repperies mala uel bone futurae discusionis signa, id est vitae et mortis”.
Per quanto riguarda il testo sulle urine di Teofilo (Protospatario), viene inquadrato probabilmente verso il 7° sec. d.C. in ambiente cortile bizantino, caratterizzato da studi medici empiricisti. Il testo del De urinis riflette la tradizione dell’uroscopia bizantina, fino agli studi di Magno di Nisibe, basata sugli insegnamenti di Ippocrate e Galeno. Lo stesso Teofilo, amico dello scoliasta Stefano di Atene, viene ricordato all’epoca non tanto quale medico clinico bensì più spesso quale un monaco ed un iatrosofista, che cercava di conciliare gli studi di medicina con quelli più eminentemente filosofici.