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MAGNO di NISIBE o di ANTIOCHIA

Magno (Μάγνου ; in latino: Magnus) (medico greco-romano, Nisibe, odierna città di Nusaybin, Antica Mesopotamia, odierna Turchia, IV sec. d.C.).
L'identità di questo medico di nome Magno - uno dei medici più noti della tarda antichità - rimane ancora oscura. Alcuni ricercatori identificano il medico Magno di Emesa (Magno l’Emesiano, appunto proveniente dalla Siria) con il Magno di Nisibe, il quale è conosciuto come un filosofo ed un medico, dando tra l’altro per probabile che in passato alcune fonti abbiano sbagliato nello scrivere “Emesiano” con “Efesiano” [identificando così il medico siriano con quello proveniente dalla città di Efeso (Asia Minore), vissuto però certamente in epoca romana più remota (come già visto)].
Per tutti, le fonti principali rimangono a tutt’oggi quella delle lettere di Eunapio (Eunapii vitae sophistarum, - v. 497/499), delle lettere di Libanio (Epistole, 1208 e 1358) ed alcune citazioni di Celio Aureliano.
Eunapio (Ep. 497) ci parla di un medico che nel IV sec. d.C. (circa anno 370 d.C.) studiò medicina come discepolo di Zenone di Cizio e che fu compagno di studi di Oribasio. Tale medico divenne un famoso medico appunto intorno all’anno 370, allorquando gli fu assegnata una cattedra ad Alessandria, e fu contemporaneo del poeta e grammatico greco antico Pallada detto il Meteoro, il quale sappiamo per certo che visse ad Alessandria d’Egitto tra il IV ed il V sec. d.C.. Quest’ultimo nei suoi versi sembra dileggiarne la figura, affermando che gli studenti scendevano a seguire le sue lezioni ad Alessandria più che per la sua bravura per ascoltare la sua eloquenza nel parlare (λαλείν) (come d’altronde afferma Eunapio nella sua Epistola 498). Più nello specifico, la cattedra gli venne assegnata nei pressi della località del “Museo”, laddove accorse, tra altri, anche un certo Crisogono, il quale, secondo un’altra delle nostre fonti (Libanio orat., 843, 1208, ed. Foerster) era stato discepolo dell’oratore. Considerando Magno insegnante di retorica e medicina, a lui si dovrà attribuire anche un epigramma su Galeno (APl 270).
Quindi, tale Magno era, all’epoca, considerato più che un medico un iatrosofista, abile nel parlare più che nella pratica medica. Più precisamente, Pallada sottolinea non solo la sua inefficienza come medico ma anche la sua notoria abitudine – come iatrosofista – nel criticare tutti gli altri medici. Pallada compose un epitaffio satirico per la morte di un certo Μάγνος (Magno) [distico di Pall. AP *11.281, composto dopo il 388 - ponendo la nascita di Pallada intorno al 340)].
Sembra comunque che fosse stata proprio questa sua abilità di parola una delle ragioni principali per cui scrisse il “Trattato sulle urine” (Περί ούρων), un lavoro che servì successivamente come fonte principale per gli urologi bizantini, da Teofilo Protospatario (VII sec. d.C.), il quale fu medico alla corte dell’imperatore bizantino Eraclio I (610-641) sino a Giovanni Attuario (XIII secolo – XIV secolo). Magno classifica le urine secondo il loro colore, la consistenza, le sostanze sospese visibili, i residui. Il tutto dà un aspetto che risulta normale o anormale.
Questo Magno scrisse anche un trattato sulla febbre che, insieme a quello sulle urine, venne tradotto in lingua araba.
Quasi certamente fu durante il periodo alessandrino, in cui insegnò medicina, che incontrò un certo “Harpokration”. Entrambi tali personaggi ci rimandano alle Ciranidi (Kyranídes / Κυρανίδες), una raccolta di libri antica con indicazioni di sostanze, pietre ed animali.
Un certo “Magno” fu presumibilmente l’autore di quattro acrostici delle Ciranidi. Lo possiamo più che accostare, identificare con il Magno di Nisibe – di cui andiamo parlando - in quanto il suo nome – quale persona alla quale vennero dedicati due inni - risulta affiancato a quello di “Marcellino”, in cui possiamo riconoscere lo storico Ammiano Marcellino, che sappiamo visse a Nisibe nel IV sec. d.C. (tra il 353 ed il 354). Di modo che si legge: Μάγνος Μαρκελλινω, alle pp. 50-51 e 96-97, ed. Kaimakis.
Stessa fonte per gli altri due acrostici dei quattro, che riportano solo il nome dell’autore “Magnos” (Μάγνου, pp. 28-29 e 42-43, ib.).
Precisiamo che le Ciranidi si componevano di 4 libri: il primo libro delle Ciranidi o Kyranís è definito alla linea 30 del prologo un “libro terapeutico” (βίβλος θεραπευτική) nonostante abbia natura magico-medicale, richiamando in qualche modo i papiri magici greci. Il prologo della Kyranís viene a fondere 3 diversi prologhi, che vengono suddivisi nel prologo bizantino, nel prologo di Kyranόs (od “ermetico”) ed infine nel libro di Harpokration. La cornice della raccolta é di un redattore bizantino del V-VIII sec. d.C. mentre il contenuto, per dichiarazione dello stesso redattore, é più antico.

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