Crea sito

magno di emesa

 ESCAPE='HTML'

MAGNO di EMESA

Magno (Μάγνου ; in latino: Magnus) (medico greco-romano, Emesa (odierna Homs, città della Siria, V o VI sec. d.C.).
Magno di Emesa in alcuni testi viene detto MAGNIS AL-HIMSI, forse all’epoca conosciuto anche col soprannone arabo di: ibn al-Qifti o ibn abi Usaibi'a.
Non coinciderebbe, quindi, col medico di nome Magno di Antiochia ovvero di Nisibe, contemporaneo di Oribasio. Difatti, quest’ultimo Magno (di Emesa, V o VI sec. d.C.) dovrebbe aver vissuto in un’epoca più vicina a Teofilo Protospatario.
Una miscellanea di testi tardo-antichi tradotti in lingua latina contiene, secondo alcuni ricercatori, anche un’opera di Magno di Emesa sulle urine. Siccome manca una datazione precisa, non é però possibile affermare che sia un’affermazione veritiera e non possa invece trattarsi di un’attribuzione fittizia. Il manoscritto va sotto il nome di Libro di Atenagora (precisamente: Liber Athenagorae de urinis) e comprende anche altri testi con varia cronologia. Precisamente: il De medicina di Celso, frammenti di Vindiciano, i Gynaecia di Muscione, capitoli del IV Libro (De medicina) delle Etimologías di Isidoro di Siviglia, nonché testi minori, come ad esempio quello di un certo Pseudo-Galeno dal titolo Dynamidia ad Paternianum oppure il Libro di chirurgia di Ippocrate.
Il testo di urologia più conosciuto nel periodo precedente la Scuola Salernitana è il De urinis di un Pseudo-Galeno. Gli studi di Gundolf Keil (n.5 – pp. 22/25) ci dicono di un libro dal Greco in Latino e composto probabilmente nel 5° / 6° sec. d.C., durante cioè il primo periodo medievale (v. Die lateinischen Harnschrift pseudo-Galens, Beiträge zur Geschichte der Medizin 2, Zürich and Leipzig, Orell Füssli, 1925, / ed. Leisinger, Hermann).
Il manoscritto viene a fondere il trattato pseudo-galenico sulle urine ed alcuni scritti appendicolari, di cui il più famoso ci rimanda al “Catalogo delle Urine...”, probabilmente un testo medievale europeo del 7° sec.. Ritrascriviamo qui di seguito in parte il testo del libro, per avere un’idea di quanto va ad affermare, in linea teorica, a proposito dell’uroscopia. Nel merito tecnico, ad esempio, della formazione delle urine e della loro ispezione a proposito anche della colorazione. Il testo assume importanza nel senso che la diagnosi è sempre il prodotto di un insieme di sintomi e segni laddove il reale valore dell’uroscopia è portato dalla prognosi.
“Hi quidem colores urinae [...] frequenter a nobis uisi sunt secundum diuersitatem egretudinis.... Debet enim caute requiri utrum cum dolore an sine dolore sit, an uero hustionem in ueretro facit uel si calida est dum egerit ipsa urina ac si ueluti uisciditatis iacet, id est quidam stipticum sit. Ita diuisas etiam quam maxime et diligenter intendere nebulas quasdam quas greci nifias appellant, quia diuersitatem suam et in cunctanter demonstrat. Sed cum caute aspexeris, ibi repperies mala uel bone futurae discusionis signa, id est vitae et mortis”.
Per quanto riguarda il testo sulle urine di Teofilo (Protospatario), viene inquadrato probabilmente verso il 7° sec. d.C. in ambiente cortile bizantino, caratterizzato da studi medici empiricisti. Il testo del De urinis riflette la tradizione dell’uroscopia bizantina, fino agli studi di Magno di Nisibe, basata sugli insegnamenti di Ippocrate e Galeno. Lo stesso Teofilo, amico dello scoliasta Stefano di Atene, viene ricordato all’epoca non tanto quale medico clinico bensì più spesso quale un monaco ed un iatrosofista, che cercava di conciliare gli studi di medicina con quelli più eminentemente filosofici.

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'