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Lico il macedone

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LICO il macedone

Lico il macedone (Lycus) (medico macedone, Macedonia, Impero Romano, II sec. d.C.).
Visse all’inizio del II secolo e lo troviamo citato da Galeno. Fu, insieme a Numisiano, discepolo dell’anatomista Quinto (il quale fu attivo a Roma ma non scrisse alcuna opera ed a sua volta discepolo del più celebre anatomista greco Marino di Alessandria).
All’epoca Galeno, dopo circa un decennio di studi anatomici e farmacologici, nelle sue opere (in primis, v. De usu partium) prese ad integrare l’anatomia di base aristotelica (v. Aristotele, De partibus animalium) criticando il cardiocentrismo, secondo cui la sede delle emozioni vitali e del movimento risiedeva nel cuore. Nella tesi dell’emocardiocentricità il rapporto cervello-corpo veniva mediato dal cuore (produttore di calore e sede del sangue), da cui derivavano la salute e le malattie così come il pensiero, ogni tipo di linguaggio e capacità tecnica nonché il carattere di ogni uomo ed il cervello aveva l’unica funzione di raffreddare il sangue. Questa teoria si contrapponeva a quella dell’encefalocentrismo (sostenuta in primis da Alcmeone di Crotone, il quale già nel V sec. a.C. aveva parlato apertamente del cervello come sede e principio della vita spirituale e di ogni percezione sensoriale). Di qui, nelle sue osservazioni anatomico-fisiologiche, Galeno aveva preso anche in considerazione ciò che si andava sostenendo da parte dei seguaci di Erasistrato e da Erasistrato stesso sulla funzione del sangue nel processo di nutrizione dei reni [v. De usu partium, v. 5 (ed. Helmreich, p. 268)].
Sin dall’epoca dei seguaci di Erasistrato si erano venute formando due teorie sull’attrazione e propulsione del sangue ai reni, a partire dalla sua parte più sottile acquosa e per finire alla parte invece più spessa. Galeno affermava che la teoria secondo cui il sangue esercitava un’azione di attrazione era l’unica plausibile, rimproverando sia Erasistrato per non aver spiegato in che modo i reni espellessero urina sia i suoi seguaci che praticamente avevano invece ammesso che non ci fossero spiegazioni in merito (al riguardo, Erasistrato aveva sostenuto che una mistura di olio ed acqua separava la parte sierosa del sangue dal resto del sangue stesso e che per tale ragione la prima veniva propulsa ai reni).
Di qui, Galeno aveva continuato con la sua critica allo stesso Lico, al quale ultimamente veniva imputata “la peggiore dottrina” tra quelle che aveva precedentemente trattato. Essenzialmente, in sintesi, Galeno aveva affermato che Lico – quasi pronunciandosi nelle vesti di un oracolo dal suo santuario interiore – aveva dichiarato che l'urina è" materia residuale dalla nutrizione dei reni "! ".. se l'urina doveva considerarsi materia residua della nutrizione dei reni, Lico il macedone aveva raggiunto un tale punto di ignoranza, come non fosse possibile spiegare per quale ragione il demiurgo, che non fa nulla senza uno scopo, avesse impiantato queste grandi arterie e le vene nei piccoli corpi dei reni". Argomentazioni sulle dimensioni dei vasi sanguigni non sono inusuale in Galeno: essi sono allocati di modo di apportare ai reni una grande quantità di liquido (acquoso, parte acquosa sottile del sangue).
Nel suo breve trattato Adversus Lycum, I, XVIIIB.196K, Galeno critica anche Lico (lo studente scadente di Quinto), insieme a Juliano il Metodico, per i loro scritti a commento degli aforismi ippocratici: le critiche mosse ad Ippocrate dovevano considerarsi inappropriate ed ingiuste.
Nessuna colpa doveva imputarsi a Lico o a chiunque altro scrivesse contro Ippocrate. Ma ancora più irreprensibili sono quelli che sono in grado di demolire le accuse mal pronunciate contro di lui (intendi Ippocrate) [...e soprattutto quando colui che accusa si è vantato detto fiero prima di imparare le cose dette [da Ippocrate)...] (Adversus Lycum, I, XVIIIB.196K).
Opinioni controverse in anatomia videro contrapposti Marino di Alessandria e Lico il macedone, i quali ritenevano esistesse un unico muscolo costituito dal muscolo pterigoideo ed il temporale diversamente da Pelope ed il figlio Eliano, i quali invece li distinguevano. E Galeno, dopo lunghi studi, concluse che erano distinti, coincidendo così la sua opinione con quella del maestro Pelope.
Al riguardo, troviamo Pelope citato da D.. Le Clerc in Storia della Medicina, laddove leggiamo: “...(Pelope) prendeva le lingue dei buoi per mostrare i muscoli della lingua, non potendo fare ciò sopra i cadaveri umani. ...(Riteneva ancora Pelope)... il cervello il luogo, donde non escono non solamente le vene, ma generalmente tutti i vasi che si trovano nel corpo.