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LEONIDA di Alessandria

LEONIDA di Alessandria

Leonida di Alessandria (medico greco, Alessandria d’Egitto, IV sec. d.C.).
Proveniente da Alessandria d’Egitto, fu attivo a Roma.
Per quanto riguarda la sua nascita e fioritura, Curzio Sprengel, professore nell’Università di Halla, nella sua “Storia prammatica della Medicina..., tradotta da Renato Arrigoni" (II ediz. Firenze, 1840, tip. della Speranza), lo pone molto dopo Galeno.
Nel periodo della medicina post-galenica, viene inquadrato come appartenente alla setta degli episintetici, in quanto cercò di conciliare in un’unica setta i principi della setta dei dogmatici [la cui scuola ritrovò grandezza nella tarda antichità (periodo tardo-imperiale)] con quelle dei metodici e degli empirici.
Non a caso Eloy Nicolas François Joseph, nel suo “Dizionario storico della Medicina” (Napoli, 1764), afferma che, proprio per la riuscita di questo suo tentativo, gli fu attribuito l’epiteto di medico episintetico (episynthetikus).
Ricordiamo qui che il significato dato alla medicina episintetica, con a capo lo stesso Leonida, è quella appunto di “raccoglitrice” (al riguardo, vari autori, tra i quali Rosario Scuderi, nella sua “Storia della Medicina antica e moderna, Venezia MDCCC), il quale riconosce detta scuola come figlia di quella metodica da lui inquadrata cronologicamente in un periodo antecedente.
Altri autori si sono poi preoccupati di fare una distinzione tra eclettici (eklektikói, i quali assunsero tale epiteto in quanto “combinatori”) ed episintetici (episynthetikói), proprio riferendosi ad alcuni scritti sia di autori anonimi sia attribuiti allo stesso Galeno e Celio Aureliano, nei quali si fa una netta distinzione tra le varie sette dei medici.
Per quanto riguarda la sua attività e le sue osservazioni in campo medico, lo stesso Curzio Sprengel si riporta sia a Celio Aureliano che ad Aezio.
Nel “De morbis acutis et chronicis” (I. L. II, cap. I) di Celio Aureliano si parla della febbre letargica trattata da Leonida, la cui definizione lo Sprengel definisce “non molto esatta”.
Buone invece lo Sprengel definisce le osservazioni attribuite da Aezio a Leonida nei 16 Libri di medicina della sua "Βιβλία ἰατρικὰ ἑκκαίδεκα" (Biblìa iatrikà ekkàideka) e nel “Contractae ex veteribus medicinae sermones”, relativamente:
-all’idrocefalo ed alle ernie intestinali, in merito alle quali Leonida fece una distinzione tra quelle conseguenti ad una lacerazione peritoneale e quelle causate da una semplice dilatazione dello stesso peritoneo;
-al gozzo (che viene detto “struma”) ed ai tumori molli;
-agli edemi massivi ed acuti di varie parti del corpo, per i quali Leonida soleva procedere tramite incisioni e bruciature cutanee;
-al cancro della mammella ed alle fistole anali, per la cui cura arrivava persino all’amputazione tramite bruciatura;
-alle ulcere ed ai vari rigonfiamenti dei tratti genitali (analoghi a quelli che avvengono per infezione sifilitica), all’ernia umorale ed alle varie infiammazioni dei testicoli.
I molti frammenti lasciatici da Aezio delineano quindi un Leonida specializzato oltre che nella medicina generale anche nella chirurgia, sebbene il suo melodo dell'amputazione risulti riprovevole.
Leonida, nella sue osservazioni sul c.d.  “Gordius  medinensis o vena medinensis”, studiò anche la filariosi, ossia una specie di vermi trattati - anche se in maniera alquanto superficiale - da Sorano.