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KRZYZANOWSKI Irenka (o SENDLER Irena)

KRZYZANOWSKI Irenka (o SENDLER Irena)

Irenka Krzyżanowski (o Irena Sendler) (infermiera ed assistente sociale polacca, Otwock, Polonia, 15 febbraio 1910 – Varsavia, Polonia, 12 maggio 2008).
Il "Getto Warszawskie" (Ghetto di Varsavia) fu il maggiore tra tutti i ghetti ebraici d’Europa. Istituito il 15 novembre 1940, contò ben oltre 400.000 persone confinate alla Umschlagplatz, in un’area di quasi 3,5 Km2. Molte di loro furono trasferite al lager di Treblinka; poche le persone che si salvarono, forse 75.000. I civili polacchi furono minacciati di morte nel caso avessero nascosto gli ebrei. Chi non conosce questi numeri non può capire quanto abbia fatto in quegli anni Irenka : quasi 2.500 bambini salvati e dati in adozione.
Dopo la morte del padre Stanislaw, Irenka trascorse nella povertà gli anni della giovinezza, tanto che sia lei che la madre Janina dovettero ricorrere all’aiuto degli zii. All’inizio degli anni ’30 studiò letteratura all’Università di Varsavia. Già allora si oppose alla ghettizzazione degli studenti ebrei e per punizione venne sospesa dall'Università di Varsavia per tre anni. Terminati gli studi, cominciò a lavorare come assistente sociale nelle città di Otwock e Tarczyn.
Nel 1931 sposò Mieczyslaw Sendler, che allora era assistente nel dipartimento di filologia classica presso la stessa Università di Varsavia.
Nel 1932 diede il suo aiuto alle madri non sposate quale dipendente del comitato dei servizi sociali per le madri ed i bambini (Obywatelski Komitet Pomocy Społecznej) che funzionava sotto gli auspici di Helena Radlińska. Quando venne smantellato il Comitato, nel 1935, fu trasferita al Dipartimento di assistenza sociale dell’Amministrazione di Varsavia.
Come dipendente dei servizi sociali della municipalità, ottenne un permesso speciale per entrare nel Ghetto alla ricerca di eventuali sintomi di tifo (i tedeschi temevano che un’eventuale epidemia di tifo avrebbe potuto spargersi anche al di fuori del Ghetto). Dall’istituzione del Ghetto di Varsavia cercò in ogni modo di aiutare gli ebrei confinativi, portando loro cibo, vestiti e medicinali (lavorò sotto lo pseudonimo di "Jolanta"). Nel 1942 contattò direttamente il Partito Socialista Polacco (Polska Partia Robotnicza) nella persona di Julian Grobelny, il quale stava alla testa dello Zegota, il Consiglio clandestino polacco di aiuto agli ebrei.
Nascosti nelle ambulanze, fatti passare per i sotterranei delle chiese, nei modi più disparati riuscì a portare fuori dal Ghetto quasi 2.500 bambini ebrei e ad affidarli a famiglie che si erano offerte di prenderli in adozione. Torturata, non confessò mai i nomi di quei bambini, che aveva trascritto su fogliettini nascosti in barattoli di marmellata (c.d. "Lista di Sendler") e poi sotterrato. Non fu sola: Irenka fu aiutata da una rete di coraggiosi collaboratori e famiglie non ebree disposte ad ospitare i bambini, ribattezzati con nomi non sospetti. Dopo la guerra, Irenka, che nel frattempo (1943-1944)  era stata torturata dai nazisti e, con l’aiuto della Zegota, era scappata dalla Szucha poco prima dell’esecuzione, non riuscì a riconsegnare ogni bimbo alla propria famiglia: molte, infatti, non c’erano più.
Durante la rivolta di Varsavia cominciò a lavorare anche come infermiera per la Croce Rossa polacca. A guerra finita, continuò il suo lavoro nella Croce Rossa e fu anche a capo del dipartimento di formazione medica presso il Ministero della Salute. Si ritirò nel 1967.
Tra le varie onorificenze, nel 1965 venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei Giusti tra le nazioni.
Rimase una persona umile e modesta sino alla fine, cercando sempre di evitare di pubblicizzare oltremodo ciò che aveva fatto.