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JUBA II di Numidia (52/50 a.C. - 23 d.C.)

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JUBA II

Juba II di Numidia (in latino : Iuba ; in greco : Ἰóβας, Ἰóβα o Ἰούβας) (52/50 a.C. - 23 d.C.).
Re di Numidia e successivamente di Mauritania, lo vogliamo qui ricordare soprattutto per il suo spirito di mecenate e la sua passione per le scienze.
Formatosi a Roma, dove giunse al seguito di Giulio Cesare ed ottenne la cittadinanza romana, divenne famoso per la sua istruzione e per aver scritto vari libri in lingua greca e latina nei più differenti campi, dalla geografia alla storia naturale, dalla grammatica alle arti dello spettacolo; dei suoi scritti ci sono però giunti solo pochi frammenti. Da vero mecenate incoraggiò e sostenne il culto delle arti e delle scienze e fu un appassionato particolarmente della ricerca biologica e della storia naturale.
Suo medico personale fu il medico botanico greco Eufòrbo. Juba II - anche in risposta al fatto che Cesare Augusto aveva eretto una statua in onore del medico Antonio Musa, fratello del suo medico Eufòrbo – dedicò a quest’ultimo il nome della pianta che lo stesso aveva precedentemente scoperto e con la cui resina aveva preparato medicamenti benefici per curare alcuni disturbi allo stomaco del re. La fama del medico Eufòrbo si era ben presto diffusa in tutta l’Urbe, tanto che Plinio il Vecchio dedicò a lui ed al re Juba II un paragrafo della sua Naturalis Historia a riguardo della pianta dell’Euphorbia:
“...iunctam Aethiopum gentem, quos Perorsos vocant, satis constat. Iuba Ptolemaei pater, qui primus utrique Mauretaniae imperitavit, studiorum claritate memorabilior etiam quam regno, similia prodidit de Atlante, praeterque gigni herbam ibi euphorbeam nomine, ab inventore medico suo appellatam. cuius lacteum sucum miris laudibus celebrat in claritate visus contraque serpentes et venena omnia privatim dicato volumine. et satis superque de Atlante.”
“...Giuba padre di Tolomeo...riguardo all’Atlante...(tramandò notizie)...che qui nasce un’erba chiamata “Euforbia”, dal medico che la scoprì (Euforbo). Il cui succo latteo celebra con lodi di ammirazione nella chiarezza della vista e contro (il morso velenoso del) le serpi ed i veleni tutti, avendo dedicato un proprio volumen (rotolo) ...” [Plinio, N.H., V (Geografia dell'Africa, Medio Oriente, Cappadocia, Regno d'Armenia, Cilicia), 1,1, § 16.].
Plinio riferisce, quindi, che Euforbo scoprì e descrisse la pianta dell’”Euphorbia”, sfruttandone le particolari proprietà terapeutiche nella preparazione delle sue pozioni e scrivendo che questa era un potente lassativo. Sulle proprietà terapeutiche specifiche di questo genere di piante, velenose e resinose, si approfondì anche il re Juba II, che si dice abbia scoperto il potenziale tossico e curativo della sua linfa bianca e lattiginosa. Juba II aveva dedicato alcuni suoi scritti anche allo studio di tale genere di piante [vogliamo qui ricordare come il re Juba avesse scritto molte opere scientifiche anche nel campo della storia naturale e come un genere di piante dell’Euforbia (attualmente Euphorbia obtusifolia), trovato nell’Alto Atlante, fosse poi stato chiamato in suo onore “Euphorbia regisjubae” (“Euphorbia del re Juba”) mentre sempre in suo onore, dopo di lui, sarebbe stata chiamata la palma del genere Jubaea)].

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