Crea sito

ISAAC ben SOLOMON Israeli (meglio conosciuto come Isaac Israeli il Vecchio, Isacco il Giudeo o Isacco l’Ebreo)

 ESCAPE='HTML'

ISAAC ben SOLOMON Israeli

Isaac ben Solomon Israeli (in ebraico יצחק בן שלמה הישראלי  = Yitzhaq ben Sh'lomo ha-Yisra'eli ; in arabo  ﺍﺑﻮ ﻳﻌﻘﻮﺏ ﺍﺳﺤﺎﻕ ﺑﻥ ﺳﻠﻴﻤﺎﻥ الإسرائيلي  = Abū Ya῾qūb Isḥāq ibn Sulaimān al-Isrā'īlī  ; noto sotto il nome latino di “Isaac Iudaeus”, meglio conosciuto come Isaac Israeli il Vecchio, Isacco il Giudeo o Isacco l’Ebreo) (medico e filosofo ebreo-palestinese, Egitto, 855 d.C. ca. – Qayrawān, attualmente Tunisi, Tunisia, 955 d.C. ca.).
Vissuto in Egitto nel X secolo, oltre alla medicina, studiò anche matematica, astronomia e storia naturale. Dopo un periodo di pratica a Il Cairo, acquisì fama di insegne oculista ma divenne poi il miglior allievo di Ishaq Ibn Imran in medicina generale. Visse alla corte degli Aghlabiti di Qairawān, e poi del primo califfo fatimida ῾Ubaidallāh al-Mahdī (909-34), del quale divenne medico di corte.
Scrisse De urinis (Kitāb al-Bawl) ed il libro Sulle febbri (Kitāb al-Ḥummayat). Altre sue opere: il Libro degli alimenti e dei rimedi semplici (Kitāb al-Adwiya al-Mufrada wa l-Aghdhiya (alla I parte del quale Costantino l’Africano avrebbe dato il titolo di Diætæ Universales); il trattato esoterico del Sefer ha-Yesodot / Sefer Yetzirah (Kitāb al-Istiqāt); un commentario sui libri biblici della Genesi e un Libro della Teriaca che trattava degli antidoti (Kitāb fī al-Tiryaq). Quasi tutte le sue opere di medicina furono scritte in lingua araba e divennero molto diffuse nel tardo Medioevo. Scrisse però in lingua ebraica un libro propedeutico all’esercizio della professione medica in 50 paragrafi (Manhig ha-Rofe'im o Musar ha-Rofe'im). A dire la verità, l’intera cultura ebraica, sviluppatasi durante il medioevo nei paesi arabi, pur subendo significative influenze della cultura musulmana, rimase sempre profondamente permeata di uno spirito religioso, dedicandosi spesso all’interpretazione degli insegnamenti tratti dalla Bibbia e dal Talmud. Nel suo libro propedeutico, Isacco Giudeo cercò di accostare e conciliare gli insegnamenti tratti dal Talmud ai principi propri della scuola ippocratica e galenica. Alcuni secoli più tardi un altro medico ebreo, Maimonide, avrebbe però iniziato a non accettare ciecamente le autorità della medicina passata ed a mettere in dubbio il costrutto ippocratico-galenico su cui si fondava la medicina del suo tempo. Non vi sarebbe però mai stata una netta chiusura nei confronti della cultura occidentale né, con la cacciata dei Mori musulmani dalla penisola iberica, sarebbe andato disperso il grande patrimonio culturale che avevano portato in Occidente, anche ad opera di medici ebrei i quali per decenni l’avevano acquisita presso i maggiori centri della cultura araba. Tale cultura avrebbe avuto influenza sulla stessa lingua romanza parlata nella penisola iberica che venne fortemente influenzata da parole arabe dando origine al mozarabico. E tali influenze culturali, soprattutto in ambito medico, non erano nemmeno rimaste estranee ad influenze sanscrite e persiane, essendo venuto il mondo arabo a contatto con la Scuola Medica di Gondishapur, influenzata a sua volta dai principi della pratica terapeutica della dottrina ippocratica. Nel tardo Medioevo ci sarebbero stati tentativi di amalgamare, anche con una ratio enciclopedica, i testi greci con gli apporti culturali del medici bizantini, arabi, mozarabici e con quelli delle culture oltre le frontiere del mondo occidentale (v. ad esempio il Tractatus de herbis, in cui pure troviamo estratti del De diaetis di Isacco Giudeo). Nel suo Diaeta descrisse in maniera esatta droghe e piante rare con proprietà medicinali coltivate in appositi orti e, nel citare la senna, affermò che la migliore qualità si trovasse a La Mecca. Insieme a Serapide il Vecchio, era solito far uso dei frutti di questa pianta (laddove invece Mesuè avrebbe utilizzato le foglie per preparare un infuso lassativo). Dopodiché, anche in seguito all’apprezzamento da parte della scuola medica salernitana, la senna apparve in tutti i ricettari e le farmacopee antiche.
La c.d. Díaita di Isacco Giudeo ci è pervenuta in un codice (Liber diaetarum universalium, attualmente nella Biblioteca Medicea Laurenziana) contenente la traduzione del testo dalla lingua araba in latino. Più in appendice seguono gli Aphorismi di Giovanni Damasceno, adespoti e anepigrafi. Tale traduzione venne attribuita in alcuni manoscritti a Gherardo da Cremona ma da altri studiosi viene anche ascritta a Costantino l’Africano, il quale già ebbe modo di tradurre alcuni scritti di Isacco, come il trattato sulle febbri e quello sulle urine.
E’ unanimemente considerato uno dei capiscuola della medicina araba e due dei suoi discepoli, il musulmano Abu Ja'far ibn al-Jazzar e l’israelita Dunash ibn Tamim, divennero medici di grande fama. Nella sua città natale di Qayrawan i suoi scritti erano considerati come "più preziosi delle gemme".
Nel 1515 venne pubblicata a Lione l'Opera Omnia Isaci (Omnia opera di Isacco) comprendente anche il suo trattato di dietetica; quest’ultimo venne poi pubblicato nel 1570 a Basilea insieme al suo Liber diaetarum particularium (ovvero Diætæ Particulares, titolazione latina delle ultime tre parti del su citato Diætæ Universales).
I suoi scritti filosofici sono in modo evidente influenzati dal neoplatonismo (fu iniziatore della corrente neoplatonica giudaica) e permeati di elementi della tradizione aristotelica. In questo campo la sua opera principale è il Libro dello spirito e dell'anima.

 ESCAPE='HTML'